Grey Goose Blues, il tumblr-storia degli ultimi due anni di Ghemon

by • 18/07/2013 • NewsComments (0)1646

Negli anni Ghemon ci ha sempre abituati ad un particolare rapporto artista-fan, essendo probabilmente uno dei primi rapper italiani ad intuire l’importanza dei social network ed il modo in cui potevano essere usati. Dalle sue prime pagine Facebook (inizialmente personali, chiuse in seguito in favore di una più facilmente gestibile Pagina Artista) all’account Twitter, fino all’approdo su Vine.

E dopo due anni particolarmente significativi, Ghemon decide di chiudere l’ennesimo cerchio, sbarcando su Tumblr proprio per raccontarsi in una sorta di diario fotografico, scortato dalle mani del fido Mecna. Due anni che iniziano idealmente con la registrazione del pezzo che dà il nome al Tumblr, Grey Goose Blues, già apparso sul web grazie a una ripresa di un concerto di Ghemon a Torino, e reso scaricabile gratuitamente.

Due anni resi difficili da vivere da quella lettera, pubblicata sulla pagina Facebook di Ghemon nel novembre 2011, in cui il rapper avellinese raccontava il suo amore per l’Hip Hop, facendo capire che però lui non avrebbe voluto porsi limiti di genere e che quindi 440/Scritto Nelle Stelle (poi mai uscito) sarebbe stato il suo ultimo disco come Ghemon, quindi in un certo senso il suo ultimo disco rap. Due anni pieni però anche di grandi soddisfazioni: il successo del solista Qualcosa è cambiato e di Per la mia gente/For my people, frutto della collaborazione con Bassi Maestro e Marco Polo, la partecipazione all’attesissimo #Bypass di Stokka&Madbuddy e la collaborazione al disco di Neffa (senza dubbio uno degli artisti più influenti nel percorso, artistico e non, di Ghemon).

Cercando l’umiltà ma rivendicando allo stesso tempo ogni successo come proprio, come una medaglia sul petto, Ghemon tratteggia un racconto enormemente sentito, perchè restituisce tutta la difficoltà dell’uomo Gianluca e del musicista Ghemon nel coesistere, nel cercare di rimanere se stessi pur accettando di essere “non una cosa sola”. Lapidarie sentenze in uno stile che a chi segue il Twitter dell’artista sembrerà familiare, e che cementano l’idea di Ghemon come un artista a tutto tondo, in grado di raccontare la propria realtà (ed intercettare quella degli altri) attraverso tutti i mezzi a sua disposizione, con i dischi in prima linea ma senza disdegnare tutto il resto.

Per meglio rendere la densità e l’importanza di questa operazione, mi affido al post di Gregorio Parisi, blogger di WikiGreg che riesce con poche parole a catturare alcuni dei motivi per cui è legittimo ritenere Ghemon un artista fondamentale del panorama italiano, uno che sta scrivendo di cui pagine di cui (si spera) tutti si ricorderanno.

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