Got soul! Reloaded – Volume 1

by • 15/09/2007 • ArticoliComments (0)551

Bentornati all’appuntamento con il consueto rapporto sullo stato della scena soul mondiale. La pausa tra questa puntata e la precedente è stata indubbiamente lunga, ma c’è da dire che il nostro ritorno segna un anno particolarmente ricco e prolifico, sia dal punto di vista delle uscite discografiche che da quello dei progetti in cantiere, perciò andiamo immediatamente a cominciare.  

Impossibile non aprire questa pagina con un ritorno eccellente, quello di Musiq Soulchild. Il nostro eroe, responsabile per un buon 50% della nascita del nu-soul come genere a sé, ci ha da sempre abituati a un andamento altalenante: dopo aver realizzato un album d’esordio che sfiora la perfezione, si è letteralmente seduto sugli allori sfornando altri due dischi ben al di sotto dei suoi standard. A suo dire la colpa è soprattutto dei meccanismi perversi del mercato discografico, che non gli lascerebbero sufficiente libertà d’azione, ma fortunatamente Musiq ha davvero voglia di redimersi ai nostri occhi. Forse anche grazie a un repentino cambio di etichetta (dalla Def Soul alla Atlantic), il suo nuovo lavoro Luvanmusic torna a stupirci con la freschezza e la spontaneità dei tempi del debutto, candidandosi ad essere uno dei migliori exploit del 2007.

Sempre a proposito di piacevoli sorprese, è da segnalare anche l’opera seconda di Robin Thicke, intitolata emblematicamente The evolution of Robin Thicke. Noto in precedenza semplicemente come Thicke, il suo cognome, nel 2002 era salito agli onori della cronaca grazie al singolo-tormentone When I get you alone, in cui si era preso la libertà di campionare perfino la quinta sinfonia di Beethoven. L’album che seguì, A beautiful world, non brillò particolarmente per originalità ed estro; tutt’altra storia per The evolution of Robin Thicke, che con il suo mix vincente di nu-soul, pop, RnB, soul tradizionale e ritmi urban ha conquistato anche il cuore dei più scettici.   

E gli scettici dovranno ricredersi anche su Macy Gray, altra "emigrata" (dalla Sony alla Geffen/Interscope) di un certo calibro. Quando ha annunciato al mondo la sua decisione di affidarsi a Will.i.am e Justin Timberlake per le produzioni del suo nuovo album, molti dei suoi fan hanno alzato gli occhi al cielo, domandandosi legittimamente che cosa ne sarebbe stato delle sonorità calde e avvolgenti tipiche dell’artista. Contro ogni previsione, tuttavia, Big è la naturale continuità del percorso di Macy: il suo sound ne esce aggiornato, più fresco e calibrato, ma senza tuttavia tradire le aspettative di chi l’ha amata per il suo aplomb senza tempo.

Siamo lieti inoltre di dare il benvenuto a due nuove (almeno per il pubblico italiano) sicure promesse del soul mondiale. La prima, Maya Azucena, residente a Brooklyn, l’avevamo conosciuta grazie all’album Milano – New York di Dj Jad: presente in entrambi i singoli, This feeling e By my side, ci ha fatto smettere una volta per tutte di rimpiangere l’ "italiana d’adozione" Tekitha grazie alla maturità della sua interpretazione e delle sue capacità tecniche. Risale a questa primavera l’uscita del suo album solista, Junkyard Jewel, in cui le sue splendide doti canore vengono ulteriormente messe in risalto da un tappeto sonoro ridotto al minimo. Un disco consigliato davvero a tutti, anche se in Italia è ben difficile da reperire. La seconda, Chrisette Michele, si è fatta conoscere mettendo il proprio talento al servizio di di Nas in Can’t forget about you, nonché di Jay-Z in Lost ones. Non paga delle ottime critiche, ha deciso di cimentarsi immediatamente in un album solista, I am: le congratulazioni sono d’obbligo, visto che la ragazza è riuscita ad adattare una vocalità jazzy paragonabile a quella di Jill Scott alle atmosfere leggere di casa alla Def Jam. L’esperimento ha risvegliato anche l’attenzione del già citato Musiq Soulchild, che l’ha immediatamente (e meritatamente) ingaggiata come supporter nel suo prossimo tour americano.   

E parlando di Jill Scott, ha in serbo per noi parecchie sorprese. Il suo prossimo album, The real thing: words and sounds vol. 3, uscirà il 25 settembre 2007: il sampler è già disponibile sul suo sito e, a giudicare da quel poco che è possibile sentire, sarà un potente misto tra spoken word, ambientazioni soul ed energia rubata all’hip hop. Non solo: non contenta di questa uscita, regala ai suoi fan un’ennesima perla. Nella fattispecie si tratta di una raccolta dal titolo Collaborations, che raccoglie gran parte dei suoi più celebri duetti: con Common, Bilal, Mos Def, Isley Brothers, Darius Rucker, Al Jarreau e George Benson, solo per citarne alcuni. Sebbene non contenga alcun inedito, siamo sicuri che i suoi fan concorderanno nel considerarla imperdibile.

Il 25 settembre segna anche l’uscita del nuovo album di Raul Midòn, uno degli artisti più elogiati e chiacchierati degli ultimi due anni. Per chi si fosse perso le puntata precedenti: divenuto cieco a pochi giorni dalla nascita, Raul (metà afroamericano e metà argentino) sviluppa un talento eccezionale per la musica, imparando fin da bambino a cantare e a suonare magistralmente numerosi strumenti. Dopo una lunga gavetta, nel 2005 pubblica il suo primo lavoro sotto Manhattan Records, divisione della Blue Note. Il disco, State of mind, vede la collaborazione di Stevie Wonder, che lo considera il suo più promettente erede; il successo di critica è strepitoso. Oggi come oggi, Raul Midòn si prepara a stupirci di nuovo con A world within a world, un progetto legato ovviamente ad altissime aspettative. Stavolta niente featuring eccellenti, ma il disco non fa assolutamente rimpiangere il precedente, anzi: la ricetta è arricchita da un pizzico di sound latino in più (vedi Tembererana e Caminando, i due brani cantati in spagnolo) e da venature di pop sofisticato che lo rendono ancora più simile al suo illustre mentore.

A sperimentare nuove lingue non è solo Raul Midon. Il luglio 2007 ha visto il debutto anglofono del ruandese Corneille, di cui avevamo già avuto occasione di parlare su questi schermi per via dei suoi tre meravigliosi album in francese. Il cambiamento era già abbondantemente annunciato: dopo aver ottenuto ogni riconoscimento e successo possibile nei Paesi di lingua francese, Corneille era ben deciso a trovare nuovi e promettenti orizzonti da esplorare. Cosa che gli è riuscita prima ancora di pubblicare l’album della svolta, visto e considerato che per realizzarlo ha firmato con la Motown. Dispiace dirlo, ma purtroppo The birth of Cornelius (questo il titolo del disco) non risulta del tutto all’altezza dei precedenti: non è certo un prodotto scadente e probabilmente non deluderà i suoi fan di lunga data, ma quella particolare aura profonda, eclettica e dolorosamente appassionata che lo distingueva da tutti i suoi colleghi sembra essere scomparsa. Da un fuoriclasse non ci si aspetta, né ci si vuole aspettare, un album nella media: e The birth of Cornelius, sfortunatamente, è proprio questo, tanto che in un mercato competitivo come quello americano non è ancora riuscito a ritagliarsi uno spazio. Confidiamo però nel fatto che Corneille debba ancora prendere le misure di questa sua nuova sistemazione e che la sua prossima prova sarà decisamente migliore.   

E dopo aver parlato di molti e diversi idiomi, torniamo a casa nostra. Quest’anno, per la prima vol
ta dopo tanto tempo, anche l’Italia può vantare una produzione soul ricca e prolifica. Salutiamo innanzitutto il ritorno di Al Castellana, che dopo ben sette anni di assenza a luglio ci ha regalato un nuovo album solista, Supafunkitsch!. Prodotto da Soulville Records, il disco promette di imporre un nuovo standard per tutti coloro che si cimentino col soul nella nostra penisola. E, cosa che accade di rado da queste parti, a fare la differenza non è solo lo straordinario talento di Al, ma anche le produzioni targate Soul Combo, che si distinguono per ricchezza, estro e cura. Alla pubblicazione dell’album seguirà un tour, in partenza nell’autunno 2007: inutile aggiungere che l’evento promette di fare scintille.

Segnaliamo poi con grande piacere altri vocalist che, ne siamo sicuri, riusciranno presto ad imporsi all’attenzione della scena italiana. Del primo, Dario Serafino, avrete già sentito parlare per via del progetto TheItalianSoul, co-fondato assieme all’amico Alessio Beltrami: è di recente pubblicazione il suo primo album omonimo, che include degli spunti molto interessanti e che, onore al merito, ha un grande impatto anche in versione live on stage. Anche il secondo, Wahid Efendi, è una nostra vecchia conoscenza: dietro lo pseudonimo di Huda era entrato negli annali del rap assieme a Chief e Soci. Abbandonato il suo ruolo di mc, si dedica ora a un RnB morbido e sofisticato (anche se forse, a livello vocale, la formula è ancora da raffinare un po’) di cui abbiamo avuto il primo assaggio un paio di anni fa con la cover di Lucio Battisti Con il nastro rosa. Il suo primo album uscirà nei prossimi mesi, ma potete già gustarvi le anteprime su Myspace. Il terzo, Emiliano Pepe, è la prima scommessa della neonata etichetta Too Deep Records, fondata da Irene Lamedica e Steve Dub. Il suo EP d’esordio, intitolato semplicemente Emiliano Pepe, spicca per una vocalità molto disinvolta che si farà apprezzare sia dagli amanti della musica italiana di spessore, sia dai seguaci dell’RnB di qualità. E diamo il benvenuto anche a una validissima artista donna (stranamente costituiscono un’eccezione, nel panorama soul italiano) che risponde al nome di Loretta Grace. Di origini nigeriane, ma nata e cresciuta in Italia, Loretta colpisce incredibilmente per la maturità e la naturalezza della sua interpretazione, nonché per la cura maniacale negli arrangiamenti vocali. Il suo primo album non è ancora disponibile, ma potete ammirarne le capacità nelle preview su Myspace; concorderete anche voi che, tra gli emergenti nostrani, si tratta sicuramente della produzione che più si avvicina agli standard di qualità americani. Un grosso in bocca al lupo a lei.   

E anche questa volta siamo giunti al termine del nostro viaggio nel regno del Soul e dintorni. Come sempre, chiudiamo con qualche segnalazione. Come molti di voi sapranno, quest’anno ricorre il cinquantenario della fondazione della Stax Records, l’etichetta di Memphis che ha fatto la storia del southern soul: per celebrare l’anniversario sono previste numerosissime iniziative, di cui vi invitiamo a prendere visione sul sito www.stax50.com. E sempre a proposito di uscite Stax, il 16 ottobre è in arrivo in tutti i negozi di dischi il nuovo album di Angie Stone, dal titolo The art of love and war. Altra eccellente new entry autunnale è Alicia Keys che, dopo aver fondato assieme al produttore (e presunto fidanzato) Kerry Krucial l’etichetta Krucialkeys, in ottobre ci stupirà con un disco potente e deciso, dalle chiare contaminazioni rock, che tra gli altri vedrà ospite Jack White dei White Stripes. Applausi inoltre per Amy Winehouse, che suonerà a Milano in ottobre e tra una disintossicazione e l’altra ha fatto in tempo a entrare a far parte della grande famiglia Okayplayer. E parlando di disintossicazioni, si vocifera che D’Angelo sia finalmente uscito dal baratro dell’eroina e sia pronto a tornare al lavoro su un nuovo album solista: pettegolezzi, forse, ma il suo cameo nell’album di Common sembrerebbe un indizio a conferma. Noi continuiamo a sperare: chissà che nella prossima edizione di Got Soul? Reloaded possiamo darvi qualche buona notizia.

Related Posts

Powered by Calculate Your BMI