Got Soul? – Issue 2

by • 20/03/2005 • ArticoliComments (0)472

Bentornati su questi schermi, a scandagliare il variegato universo del soul internazionale. Pochi mesi sono passati dall'ultima puntata di questa serie, ma le nuove uscite non sono mancate: entriamo immediatamente nel vivo dell'argomento partendo da quelle cui già avevamo accennato la scorsa volta.

Il più atteso tra gli album di prossima pubblicazione era indubbiamente quello della divina Lauryn Hill, previsto per novembre. Fin dai tempi di The Miseducation, Lauryn ci ha abituati ad aspettare e a sopportare di buona grazia le continue proroghe di ogni suo lavoro: sfortunatamente neanche questa volta la sua fama è stata smentita e a tutt'oggi di quest'album non si ha notizia. Voci sempre più insistenti sostengono che il ritardo sulla tabella di marcia sia dovuto alla megalomania dell'ex Fugees, che pretenderebbe che nessuno dei musicisti partecipanti figuri nei crediti per non "offuscare" la sua fama: ovviamente nessuno è incline ad accettare condizioni simili, ragion per cui le registrazioni procederebbero a rilento. Altro pettegolezzo dell'ultim'ora vorrebbe che buona parte delle produzioni venga affidata a Kanye West, ma dall'ufficio stampa della cantante non arriva alcuna conferma; idem per l'indiscrezione che suggerisce che, dopo l'uscita di quest'album, Lauryn si dedichi alla registrazione di un progetto targato Fugees.

Chi non ci ha invece deluso è stata Jill Scott, che con il suo meraviglioso Beautifully human si è guadagnata il plauso unanime di pubblico e critica. Come d'abitudine, la ricetta è sempre un sapiente mix di nu soul, spoken word, jazz e rythm'n'blues vecchio stile: indubbiamente contiene alcune tra le migliori interpretazioni in assoluto dell'artista, tanto da spingere la giuria dei Grammy Awards, che fino ad ora l'aveva moderatamente ignorata, a nominarla in ben tre categorie per l'edizione di quest'anno. La sua presenza è sicuramente meritata e segna un ulteriore riconoscimento ufficiale per un'artista e compositrice eclettica (Jill ha lavorato per il jazz, con Jeff Bradshaw, come per l'elettronica, con i 4 Hero) e lungamente sottovalutata (pochi sanno, ad esempio, che il ritornello della celeberrima You got me dei Roots è opera sua).

Sul fronte francese, uno dei più prolifici del panorama mondiale, spicca l'uscita di Wallen, con la sua opera seconda Avoir la vie devant soi. Ai tempi del suo debutto (A force de vivre, 2001), la giovane vocalist d'origine berbera si affermò come una sorta di Mary J. Blige d'oltralpe, riuscendo a riunire in un unico sound elementi caratteristici del rap con un cantato raffinato e agile e delle tematiche tutt'altro che banali. Il suo nuovo lavoro, sempre targato Wax Labo, finisce tuttavia per appiattirsi su quanto costruito finora: il risultato finale è molto gradevole e ben fatto, ma non racconta niente di nuovo rispetto al primo capitolo, deludendo un pochino chi l'aveva seguita con attenzione finora. Sempre rimanendo in area, eccoci al ritorno di Corneille. Per chi non lo conoscesse, si tratta di un eccezionale autore e vocalist originario del Ruanda, trapiantato in Canada da rifugiato e dunque sbarcato in Francia: il suo soul è sofferto e viscerale, intenso e pieno di speranza, commovente fino alle lacrime. Dopo il suo album di debutto, Parce qu'on vient de loin, Corneille torna a deliziarci con un doppio cd (e un doppio DVD) live acustico, intitolato appunto Corneille live 2004, contenente i suoi migliori successi e numerose cover. Imprescindibile.

Torniamo invece negli States, che in questo periodo ci offrono una grande quantità di veterani semisconosciuti ed esordienti assoluti desiderosi di entrare nell'Olimpo. Il primo della lista è John Legend, anch'esso "creatura" di Kanye West, fresco di debutto con l'album Get lifted, stupefacente e raffinatissima combinazione di sonorità urban (fornite dal buon Kanye, ormai uno dei nostri pusher preferiti), espressività da anni d'oro del soul e, soprattutto, musica strumentale suonata da chi ne è veramente capace: per stile e versatilità, potremmo definirlo una sorta di risposta maschile ad Alicia Keys. Se come me vi siete innamorati di Get lifted, ad ogni modo, non lasciatevi sfuggire Live at the Knitting Factory, emozionante registrazione di un concerto nella suddetta location, passata pressoché sotto silenzio dalle nostre parti: John ci trasporta direttamente in paradiso tramite una sublime performance voce-piano (e per voce-piano si intende la nuda voce del solista, senza coristi o sostegni d'alcun genere) di brani autografi, inediti e cover, il tutto impreziosito da numerosi duetti. Da avere ad ogni costo.

Altra notevole opera seconda è quella di Toshi, pupillo di Angie Stone fin da tempi insospettabili (2000). Di origine asiatica ma cresciuto negli States, il ragazzo si fa riconoscere grazie a un timbro sottile e caldo e, soprattutto, grazie allo zampino della sua mentore, che firma diversi brani come autrice e la cui discreta influenza è percepibile in tutto il disco: Time to share è un'ottima prova, bella e particolare. Più o meno sugli stessi binari viaggia Jarrad Anthony che purtroppo, non potendo per ora contare sull'appoggio di alcuna major, probabilmente ci metterà degli anni a giungere fino a noi. Jarrad, newyorkese, ci propone un nu soul delicato e fresco (stile Musiq dei primi tempi, per intenderci) che strizza l'occhio a un RnB maturo e pieno (stile Dave Hollister dei bei tempi, per intenderci). L'album, dal titolo Don't sleep, just dream, per ora è praticamente introvabile ovunque, ma i preascolti sono disponibili in streaming sul suo sito (Google docet).

Per concludere la nostra retrospettiva statunitense, una menzione speciale va a Ricky Fanté, venticinquenne di Washington, che sicuramente avrete avuto occasione di notare grazie al singolo It ain't easy, in heavy rotation anche dalle nostre parti. Ricky s'ispira agli artisti Stax e Motown e, nonostante l'entità quasi utopica delle sue ambizioni, ci riesce, mantenendo nel contempo una sua originalità e unicità di fondo. Tanto per cambiare l'album, Rewind, è stato commercializzato in Italia con più di un anno di ritardo, ma ne è valsa l'attesa: questo disco è la quintessenza del suono vintage.

Prima di chiudere definitivamente anche questa seconda puntata, un paio di segnalazioni fuori concorso. Alicia Keys (anche lei doveva essere fuori con un cd unplugged a gennaio, per ora dato per disperso) ha pubblicato un libro di poesie e riflessioni, Tears for water: i fanatici potranno facilmente acquistarlo online. È uscito inoltre un DVD speciale sulla vita di Sam Cooke: il titolo è Sam Cooke- The legend ed è reperibile più o meno ovunque. Sempre in tema DVD, l'edizione italiana di The Fighting Temptations, film musicale che vede tra gli altri la partecipazione di Beyoncé, O'Jays, Montell Jordan, Angie Stone, Melba Moore, T-Bone, Bilal, Mary Mary e Blind Boys of Alabama, sarà fuori a giorni in tutti i rivenditori italiani.

Detto questo, buon ascolto e arrivederci alla prossima puntata (nella quale, compatibilmente con i tempi della discografia, speriamo di parlare dei nuovi album di Mary J Blige e Stevie Wonder…).

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