Gopher: L'intervista

by • 09/01/2008 • IntervisteComments (0)536

Si scrive vita ma si pronuncia musica. Gopher è in giro dalla fine degli anni '80, sempre in disparte, sempre lontano dalla luce dei riflettori. I più lo conoscono per il formidabile ragga ne "La Parola Chiave" dei Sangue Misto (di cui ha anche fatto parte nella prima formazione), ma è stato anche batterista dei Sud Sound System, ha prodotto due ottimi dischi rap, "Lu Servo de Dio" da solista e "L'Anello Mancante" in coppia con Kaos, è un dj e collezionista funk e al momento sta preparando nuovi progetti strumentali. L'uscita del suo primo mixtape dal titolo "Ravana!!", co-prodotto da MoodMagazine, è lo spunto per fargli qualche domanda e per bissare l'intervista di qualche anno fa. Dopo il crollo del tetto nel negozio di via Zamboni, il Wastasi Shop ora è situato nel ghetto… sì, nel ghetto ebraico di Bologna, una delle poche occasioni in cui si può pronunciare questa parola riferendosi all'Italia senza scoppiare in una fragorosa risata…

Ugoka: In un articolo apparso poco tempo fa su Repubblica si parla della "rinascita" del vinile come supporto musicale, mi sembra uno spunto interessante per incominciare l'intervista, che cosa ne pensi a riguardo?

Gopher: Ci spero! Anche se oramai sono consapevole che non si può più tornare indietro, il digitale ha cambiato il modo di concepire la musica ed è proprio per "colpa" del cd che si è passati in breve tempo dagli mp3 alla giungla del file sharing.

U: L'argomento inoltre ti interessa in prima persona dato hai fatto dei dischi il tuo mestiere. Per farla breve, chi te l'ha fatto fare di aprire oggi un negozio che vende principalmente vinili?

G:
La passione molto spesso ti porta a fare cazzate: ad esempio quella di aprire un negozio di dischi (risate ndr.). Fondamentalmente ho aperto Wastasi per la mancanza di alternative valide per vivere con la musica, purtroppo in Italia questo tipo di proposta non funziona molto, negli States, come in alcune nazioni europee, di negozietti del genere ce ne sono parecchi, e sono sempre pieni di gente che ravana…

U: A proposito di "Ravana!!", chiunque oggi può scaricarsi brani dal web e farsi la propria playlist, ha ancora senso il mixtape come mezzo di divulgazione?

G: Credo di sì. "Ravana!!" l'ho fatto innanzitutto per divertirmi, stavo pensando ad un "Wastasi Showcase vol.2" per promuovere la riapertura del negozio, poi però mi son reso conto che non avrei potuto perderci troppo tempo e allora mi son messo ai 1200 ed ho registrato il mix proprio all'interno del Wastasi Shop.

U: Poco tempo fa è uscito anche "La Tregua", un pezzo che non ha girato molto, disponibile solo sul web, con cui hai annunciato la fine della tua carriera di rapper: come mai questa decisione?

G: Perché ne ho piene le palle dell'hip hop in Italia! (risate ndr.) E' un mondo indecente, un covo di serpi e finti amici, tutti pronti a fare sorrisetti ma nessuno con la voglia di supportare veramente la cultura, tutti presi dal loro ego costruito sul nulla. Secondo me la malattia che affligge la scena è tutta colpa dei forum, prima non era così, il web è pieno di gente celebrolesa, di ragazzini mitomani completamente ignoranti, di persone che di musica non capiscono un cazzo!

U: Ma allora cosa intendi per cultura hip hop in Italia?

G:
Non esiste una cultura hip hop che sia veramente supportata dall'amore per la musica in Italia, c'è gente che fa hip hop e magari lo fa anche bene, ma qui non è un fatto culturale, non ci sono le basi, e vediamo oggi quello che sta accadendo.

U:
E a che cosa imputi questa situazione?

G: Al totale provincialismo italiano, al fatto che in Italia appena uno fa una scoreggia pensa di aver fatto un gioiello… La vedo brutta soprattutto a livello artistico, probabilmente questo è il momento peggiore, i più titolati a mio parere sono molto sopravvalutati, e anche chi sta passando in radio adesso non ha prodotto nulla che sia destinato a durare nel tempo.

U: Però magari c'è un sacco di gente valida nell'underground che tu non conosci, che non hai voglia di cercare…

G:
Hai ragione, sarei ipocrita a dirti il contrario, so perfettamente che ci sono delle situazioni valide, solo che in generale è una gran merda, e non ho più voglia di perderci tempo. Resta il fatto che per me ascoltare gente come Lugi che fa il rap continua ad essere un piacere immenso…

U:
Ma allora perché voi vecchi avete smesso quasi tutti?

G:
Io ho smesso perché non voglio più essere associato a questa cosa, perché sono stanco di tutti i veleni e di tutto questo provincialismo, mi ascolto Miles Davis e i Jb's e sono a posto così, pensa che da quando sono fuori dal mondo del rap e del reggae italiani mi sento ringiovanito di vent'anni (risate ndr.).

U:
Quindi secondo te non c'è nulla da salvare?

G:
Salvo solo le eccezioni, che purtroppo si contano sulle dita di una mano. In generale la situazione è desolante proprio a livello umano, magari c'è un tot di gente da salvare, ma basta con tutti questi finti gangster e tutti questi bambini deficienti!

U:
Però da un certo punto di vista è anche colpa di voi vecchi che non avete creato delle basi adeguate per far fiorire la scena…

G:
Io questa responsabilità a dirti la verità non la sento, ci siamo innamorati di questa cosa sul finire degli anni '80 e abbiamo cercato di farla conoscere a più gente possibile. Poi ha preso il corso che ha preso e sicuramente anche io ho fatto degli errori. In realtà io ho smesso quasi subito di trovarmi a mio agio in questo ambiente, mi sono sucato un sacco di merda negli anni in cui suonavo sia reggae che hip hop, prendendo critiche per l'appartenenza a tutte e due queste cose, anche da gente a me vicina, e allora mi sono reso conto quasi subito delle logiche che governano davvero la scena. Non c'è amore per la musica, lo ripeto… ognuno si fa i suoi viaggi e piscia in un oceano.

U:
Ma allora perché hai aperto un negozio che si rivolge principalmente ai b-boys?

G: Infatti tutti i b-boys vanno da Trix (risate ndr.)! In realtà quello che ho io il Trix Shop non ce l'ha, e viceversa. Quindi Wastasi non è assolutamente uno shop per b-boys. Non è che voglio fare l'alternativo, è che questi sono i miei interessi, continuo ad essere legato a tutta la black culture come continuo ad essere legatissimo all'hip hop old school statunitense, con cui sento di avere un debito di vita. Il punto è proprio questo : mi ritengo un semplice esponente della black music in Italia, lascio agli altri le sotto-etichette e i veleni.

U: Quindi l'hip hop in universale continua ad essere importante per te?

G: Assolutamente. E' la sua interpretazione italiana ad essere piuttosto misera, sia a livello personale che artisti
co.

U: E secondo te ci sarà una maturazione?

G: Secondo me no, e lo dico in tutta sincerità. Se verrò smentito tanto meglio, ma al momento se voglio respirare l'hip hop per come lo intendo io vado a New York, a Berlino, oppure a Londra… o semplicemente vado a vedermi live Kaos o i Colle der Fomento, che continuano ad essere i migliori da dieci anni a questa parte.

U: Al momento a cosa stai lavorando invece?

G: Ho in mente un progetto dub-jazz suonato con dei musicisti, una cosa mai fatta prima in Italia, una versione un po' più sperimentale e jamaicana di quello che ho fatto come Unto Ke. So già che la gente tornerà a menarmela per la questione reggae vs. hip hop ma ormai non me ne frega più niente, io ho un'idea unitaria della black music tutta, come ho cercato di trasmettere con il mixtape "Ravana!!".

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