Giuann Shadai: l’intervista

by • 11/05/2010 • IntervisteComments (0)562

Il Nordest italiano è una vera e propria fucina di talenti; Giuann Shadai è uno dei più conosciuti. Negli anni ha saputo crescere con costanza e perseveranza, ritagliandosi un posto di tutto riguardo in situazioni, crew, realtà e collaborazioni importanti e prestigiose. A quattro anni dal suo primo album solista, Robots, l'mc di Gorizia è uscito con un nuovo EP in free download, Naja, e da un paio di settimane anche un album, intitolato Missione di pace. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui per parlare dei suoi progetti passati, presenti e futuri.
 
Blumi: Il tuo ultimo album è stato preceduto da Naja, un EP in free download. Come mai questa scelta?

Giuann Shadai: Perché avevo molti brani da parte, così ho voluto iniziare a generare nuovamente attenzione verso le mie produzioni.

B: Ora che il disco (e anche l'EP) è uscito, ti sarai fatto un'idea dei risultati: secondo te l'esperimento di affiancare l'anticipazione in free download al disco fisico ha funzionato?

G.S.: Beh, il disco è uscito il 19 aprile (l'intervista è stata rilasciata il 3 maggio, ndr), perciò è presto per parlare di risultati ottenuti. Non mi aspetto riscontri da capogiro, dal momento che non ho un budget alle spalle per farmi pubblicità. Non ho neppure quattro passaggi al giorno in tv in fascia calda; stesso dicasi per le radio. Mi faccio forza con la musica e con le armi che posseggo, il più possibile, a spallate. Sono anche cosciente che, oltre a superare tutti questi limiti, devo affrontare il "grande pubblico" di pecoroni che ascoltano solo quello che gli propina la televisione e le allodole che accorrono allo specchietto. Come al solito, quando le cose vanno in una direzione, io prendo l'opposta per scelta. Ho un grosso problema con le imposizioni di categoria, etichetta e forma; preferisco pensare che io sono io e basta. Perciò tutto quello che viene è bene.

B: Ricollegandomi a ciò che hai appena detto, tu sei noto per avere idee e prese di posizioni molto chiare rispetto al mercato musicale indipendente e al tipo di supporto che la scena rap dovrebbe offrire agli artisti. Negli anni hai cambiato parere e/o ti sei fatto un'idea su come migliorare le cose?

G.S.: Non faccio musica, né esterno le mie opinioni, solo per migliorare le cose. Non sono il Messia sceso in terra a illuminarvi. Mi piace stare bene e chiaramente mi piace stare dalla mia parte, questo sì, ma non mi aspetto che gli altri vengano di qua. Stare dove sto io è scomodo: stare di qua significa che se vuoi "Conquistare una donna non basta offrirle da bere facendo lo splendido/ se stai qua punti sulla forza del carattere e su quello che hai da offrire". Stare qua vuol dire "Innamorarsi, non accontentarsi di una scopata". In parole povere e senza utilizzare perifrasi, ho già provato l'esperienza della distribuzione della major. L'autoproduzione di gente qualificata come Unlimited Struggle e VibraRecords non ha nessuna pecca in confronto, anzi, dal punto di vista artistico ha molti più lati positivi. Certo, mancano le centinaia di migliaia di euro a supporto del progetto e il potere di negoziare e chiedere favori, due fattori che permettono a un pezzo di una major di avere passaggi in tv e in radio. Probabilmente non avremo mai la soddisfazione di ritrovarci circondati da ragazzini che ti chiedono l'autografo, e ci sarà sempre una fetta di mercato a noi inaccessibile… Forse. Insomma, alla fine secondo me ci manca solo il cash.

B: Missione di Pace è un album dal messaggo forte, come si capisce già dal titolo. Che tipo di pace vorresti portare con quest'album?

G.S.: La mia pace dei sensi, l'equilibrio interiore che rincorro da anni. Fare un album senza correzioni "consigliate" dall'alto mi fa stare bene, scrivere quello che penso mi fa stare bene… Mi consente di occuparmi meno delle finte aspettative e più di me stesso, di lavoro e cuore. Questo per quanto riguarda la domanda che mi hai fatto. Parlando dell'album, invece, si chiama Missione “di pace”, ed e' scritto tra virgolette, quindi mi pare chiaro che la pace che cerco, nell'ironia del contesto , è tutt'altro che pace. È guerra contro chi ci tiene a testa bassa, contro chi in ambito musicale dice che certe cose non si devono dire, ma prima di tutto è guerra contro chi non consente alla gente di sperare e di credere in un futuro di equilibrio. Equilibrio non per forza vuol dire amore. È guerra contro il fascismo del 2010, la mafia senza le pistole, quella delle leggi ad personam e delle censure, dei favori di partito e delle raccomandazioni, dei tirapiedi e dei difensori prezzolati dei tirapiedi.

B: A proposito di questo, hai dichiarato che questo è un album fatto anche per informare chi non ha voglia o non è in grado…

G.S.: Io stesso, ad esempio, non ho voglia di leggere, preferisco provare a leggere i comportamenti della gente. Sono cosciente che molti non sono in grado di saper scegliere tra i mille input delle tv di regime, ciò che è bene e ciò che è male , ciò che è fazioso e ciò che è sincero. Io propongo una chiave di lettura: in questo senso, è come se dessi un "aiuto da casa."

B: Secondo molti le canzoni-manifesto dell'album sono Gorizia maledetta e Ciao pa, entrambe dei veri e propri pugni nello stomaco per l'ascoltatore, considerando gli argomenti che trattano e l'ispirazione (Ciao pa parla di relazioni complicate tra genitori e figli e della difficoltà di essere padre oggi, mentre Gorizia maledetta, anche se ha una tematica molto leggera, ha il campione di un canto di guerra clandestino, anarchico e antimilitarista dalla storia tragica, ndr). Ci spieghi come sono nati i brani e come mai questa scelta?

G.S.: Mah… Gorizia maledetta è un pezzo cazzone: sdrammatizza il campionamento, preso da un canto popolare che cantavano i partigiani sul confine di Gorizia, raccontando di noi e delle nostre "bravate" quando andiamo a fare festa. Ciao pa è nata perché sotto casa mia passa spesso un tossico con gli occhi a mezz'asta che porta un passeggino; la cosa mi spaventa ogni giorno e sentivo l'esigenza di scrivere una storia a riguardo. Anche perché mi sono avvicinato molto al mondo dei bambini, da due anni a questa parte. Comunque ci sono altre canzoni importanti, per me: Missione di pace, 17 anni, Messico

B: Restando nell'ambito dei brani, Fidati del rapper, il tuo primo singolo, nelle tue intenzioni è più una "critica" ai musicisti
rap che fanno i gangsta o agli ascoltatori che abboccano e supportano?

G.S.: Senza ombra di dubbio agli ascoltatori, i più giovani e facilmente influenzabili, che ripetono a macchinetta le frasi celebri dei loro idoli e le rimbalzano sui social network. È pecorame che segue a memoria senza capire cosa sta ripetendo.

B: Ormai la tua carriera è più che decennale. Se dovessi tracciare un percorso da quando hai iniziato ad oggi, qual è la cosa che ti ha dato più soddisfazioni e quale quella che te ne ha date meno?

G.S.: Le cose che mi hanno dato più soddisfazione sono le date da mille persone, i testi cantati a memoria sotto i palchi, registrare, produrre e scrivere per Tullio De Piscopo, finire in una compila con 9th Wonder, ricevere lettere accorate dai genitori delle ragazze morte a Sharm el Sheik per le quali scrissi Siamo numeri… I ricordi piacevoli sono davvero tantissimi. La cosa che mi dà meno soddisfazione è non trovare onestà intellettuale, ma curve da stadio. Molta gente boccia a priori quello che non viene dalla propria città. Questo fa di noi amanti del genere una comunità piccola piccola piccola, chiusa e attaccabile da innumerevoli punti di vista. Molti miei colleghi sono in parte responsabili di questo, sia nella vecchia che nella nuova guardia. Ho visto due generazioni susseguirsi nell'hip hop e vige sempre il divide et impera: il rapper X dice "Tu , mio ascoltatore, sei giusto se sei così e così, se rappi così e ti vesti così , tutti gli altri sono dei babbi"… E i pischelli via a ruota, ma non si rendono conto di essere usati, sfruttati (non come ascoltatori, non come appassionati, ma come mezzi), di essere delle casse di risonanza per amplificare il regnante di turno. E tutto va a puttane… Zero varietà, e ai network radiofonici e televisivi il rap fa cagare perché siamo dei bimbi chiusi nelle nostre faide interne.

B: Il Nordest è una delle zone più produttive in assoluto per il rap italiano. Secondo te cosa vi rende così prolifici?

G.S.: Il fatto che qui i "leader" non impongono , ma partecipano.

B: Progetti futuri?

G.S.: C'è un video con Lumarra in arrivo; tenete d'occhio Lumarra perché è il dj (inteso alla giamaicana, quindi tradotto in gergo hip hop sarebbe un mc) che al momento spacca tutto. Voce e attitudine massiccia… e un gran cuore. Inoltre vorremmo girare il video di 17 anni e quello di Ciao pa… Vedremo.

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