Gentleman: uno smoking fatto su misura per Gue Pequeno

by • 11/07/2017 • Copertina, RecensioniCommenti disabilitati su Gentleman: uno smoking fatto su misura per Gue Pequeno320

Se il rap game fosse una dating app – per intenderci, roba come Tinder, Lovoo et similia – Gentleman rappresenterebbe indubbiamente il profilo di Gue Pequeno. A scanso di equivoci però, non si tratta assolutamente di una critica negativa, anzi.

Ad un anno da Santeria, progetto realizzato in coppia con Marracash, e a due da Vero – suo ultimo album da solista – Cosimo Fini torna con un disco dal peso specifico non indifferente, che riesce  a distanziarsi dai lavori precedenti mantenendo però una sorta di filo rosso che li tiene collegati se si osserva il quadro generale. I risultati, tra l’altro, gli hanno dato ragione: Gentleman, sulla sola Spotify, ha infranto il record italiano del maggior numero di streaming per un artista in una settimana (precedentemente detenuto da Ghali), ovvero circa 8,5 milioni  in 7 giorni, con più di 1 milione di streaming al giorno. Tant’è che la piattaforma gli ha dedicato la sua prima Spotify Fan First Campaign in Italia, riunendo i suoi fan più assidui su Spotify in un’esclusiva location milanese, il cocktail bar di un hotel di lusso, per un live a sorpresa e per pochi intimi. Potete vederne alcune foto in quest’articolo.

Dopo averci offerto uno spaccato più intimo di se stesso in Vero – con le dovute proporzioni, non stiamo parlando di 4:44 di Jay Z – Gue torna ad esaltare prepotentemente il proprio personaggio nelle sue liriche, imbevendole di quell’egotrip e di quell’arroganza che erano tornate a fare capolino in Santeria, mitigate però dai virtuosismi lirici dovuti alla compresenza (e all’influenza) di Marracash. Gentleman è un progetto che ci offre una panoramica di tutto ciò che Gue ritiene importante nella vita, anche e soprattutto nell’ottica dello status che ha ottenuto dopo anni di carriera musicale. Ecco perché donne, denaro e lusso la fanno da padrone: sono le ricompense – sotto forma di arma a doppio taglio però – che accompagnano la fama e il successo, delle inseparabili ombre che di tanto in tanto fanno capolino con un conto salato.

Gue Pequeno lo racconta in brani come Il Viola, oppure in maniera ironica ne La Mia Collana, o ancora in coppia con Luché in Oro Giallo – magistralmente prodotta da Sick Luke, che si conferma uno dei migliori (se non il migliore) in Italia quando si tratta di queste sonorità. Proprio come in qualunque profilo che si rispetti – costruito per affascinare e attirare l’attenzione – Gue non nasconde nulla, sbatte tutto in prima pagina, allontanandosi dagli annosi teatrini che contraddistinguono la scena rap italiana e facendo trascendere il tutto al di sopra della musica. Il suo personaggio vuole slegarsi dall’hip hop, recidendo un cordone ombelicale che sembra stargli stretto da anni – per prendersi un’autonomia lirica ma soprattutto stilistica che, libera da vincoli, rende Gentleman l’apoteosi del suo personaggio. Lamborghini, Guersace, Mimmo Flow, Scarafaggio, T’Apposto, Relaxx: sono tutti pezzi che assumono un significato ben preciso in quest’ottica, non si tratta più di semplice autocelebrazione, quanto più di una narrazione autobiografica in prima persona, a tratti romanzata ma indissolubilmente legata a quegli accenni di personalità che Gue ha disseminato all’interno dei suoi lavori durante tutti questi anni.
Non c’è una ricerca di contenuti particolari, di messaggi culturali o pedagogici, perché questi ultimi non fanno più parte della sua musica, non per incapacità di inserirli, quanto più per una precisa scelta stilistica che li ha progressivamente esclusi – e c’è poco da recriminare, Gue non ha mai nascosto questa attitudine, se si cerca altro semplicemente si vanno ad ascoltare altri artisti.

Come tutti i profili che si rispettino però, neanche Gentleman avrebbe potuto funzionare se non avesse avuto al suo interno scorci più intimi – anzi, per usare il termine perfetto, più emotivi. Gue combina sagacemente la componente carnale e quella emotiva nel disco, bilanciando lussuria e sentimenti, possessione e condivisione, passioni venali e sogni di un futuro insieme. Sebbene la figura del “gangsta lover” faccia capolino più volte nel disco – come già accaduto in Santeria d’altronde – nelle love song di Gentleman è la figura dell’innamorato più “tenero” e a tratti indifeso a farla da padrone, in tracce come Non Ci Sei Tu, Punto Su Di Te, Trentuno Giorni.

La versione arrogante e piena di sé che ha contraddistinto gran parte del disco scompare in dissolvenza all’interno di questi brani, che espongono un’inattesa vulnerabilità – vera o recitata – del Guercio, che torna a parlare di qualcosa che condivide con tanti. Il rapporto con l’ascoltatore cambia: se prima quest’ultimo si trovava a sognare o invidiare la posizione raggiunta da Gue, qui si mette sullo stesso piano del rapper, consapevole di essere passato (o comunque di poter passare) nella stessa situazione. Un elemento di empatia che rende Gentleman molto più completo di quanto un primo, distratto ascolto possa far presagire.

Musicalmente il disco è indubbiamente legato alle sonorità attuali, perfette per esaltare al massimo le atmosfere evocate dalle liriche – da quelle più venali a quelle più crepuscolari ed emotive.
Ottimo quindi il lavoro svolto da Andry The Hitmaker, il già citato Sick Luke, Andy SixPm, Don Joe, Charlie Charles, 2nd Roof, Mace, Phra, Marz, D-Ross, Zef (più Yung Snapp, Max D’Ambra, Big Fish e Rhade nelle bonus track delle due versioni). Menzione d’onore per il giovane Marz, produttore de La Malaeducazione: traccia che allontana dal percorso raccontato sopra, uno storytelling dalle tinte violente e crude ma allo stesso tempo romantiche, esaltate dall’incalzante melodia cucita dal produttore, arricchita poi dalla voce di Enzo Avitabile al ritornello. Un piccolo diamante, un dettaglio che arricchisce il quadro rappresentato da Gentleman.

Dal punto di vista delle collaborazioni, oltre ai già citati Luché e Enzo Avitabile, troviamo Marracash, Sfera Ebbasta, El Micha, Tony Effe e Frank White (più Laioung e Vale Lambo nelle bonus track): Luché e Marracash ci regalano due strofe semplicemente perfette nell’economia del disco, forti di anni di collaborazioni con Gue e di una capacità di “empatia lirica” monumentale. Sfera e Tony dimostrano di avere ancora molto lavoro da fare: le atmosfere sono esattamente le loro, eppure la maniera più adulta con cui Gue le gestisce li rende quasi inappropriati, incapaci di sintonizzarsi sullo stesso livello. Sfera conserva comunque la grande capacità di esaltare il proprio flow su queste produzioni, Tony invece sembra una sorta di calco adolescenziale di Gue, a tratti quasi costretto ad ostentare per raggiungere lo stesso livello.

Per tornare all’introduzione, Gentleman è il miglior autoritratto che Gue potesse realizzare di se stesso. C’è semplicemente tutto, inserito, amalgamato e bilanciato alla perfezione. Cosimo Fini non è un gentiluomo nel senso stretto del termine: Gentleman rappresenta la sua definizione di gentiluomo. Personale, personalizzata, su misura per lui e per il suo ego – non provate ad indossare anche voi questo smoking, limitatevi a godervi lo spettacolo.

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