Genova Per Voi, seconda edizione: chi c’era sa, chi non c’era legga qui

by • 29/09/2014 • Articoli, Copertina, VideoComments (0)1341

E anche quest’anno Genova Per Voi è finito, lasciando dietro di sé una scia di entusiasmo, energia e vibrazioni positive. E’ difficile spiegare il perché una manifestazione all’apparenza così ordinaria (in fondo si tratta di un semplice concorso per cantautori e rapper, ce ne sono tanti in Italia) si trasformi in una delle più belle esperienze della vita di un mc. Un insieme di fattori si mescolano per creare un’alchimia irripetibile, e quando alla fine viene decretato il vincitore – quest’anno un Willie Peyote in forma strepitosa, che ha conquistato la giuria all’unanimità – in fondo non importa neanche più, perché dopo tre giorni così intensi, tutti sentono di aver vinto. Rubo le parole a Soulcé, uno dei finalisti più apprezzati di quest’anno: “Che era una gara ci pensavamo più per la curiosità di sapere chi l’avrebbe vinta, che per la voglia folle di portarsi a casa il premio”.

mastino

 

Il primo dei tre giorni di workshop, per i rapper, è trascorso nel bellissimo Teatro Altrove, un antico palazzo affrescato nel cuore dei vicoli di Genova che racchiude in sé, oltre a palcoscenico e platea, un bar, uno spazio espositivo e una web radio. Ciascuno dei concorrenti ha eseguito il pezzo che portava in finale davanti a Gian Piero Alloisio, uno dei più apprezzati cantautori della scuola genovese – ha scritto per Gaber e Guccini, tra gli altri – nonché ideatore del concorso, che ha dispensato suggerimenti e complimenti a tutti. Comprensibilmente: il livello era davvero altissimo. L’atmosfera rilassata e amichevole, per niente competitiva, è quella che caratterizza davvero la sezione hip hop: birre, risate, applausi, un grande supporto da parte di tutta la squadra, con i più navigati (vedi alla voce Mastino, Easyone e Murubutu) sempre pronti a incoraggiare e consigliare i più giovani (vedi alla voce Radici Urbane, un trio di anni 17, 18 e 18). Dopo qualche ora di duro lavoro, ci concediamo una pausa, ammirando la bella mostra fotografica di Gaetano Massa Close Up e improvvisando un cypha sul palco. E dopo una lauta cena e una altrettanto lauta bevuta, è già ora di andare a dormire per i concorrenti. O almeno, per quelli di loro che riescono a non perdersi nei vicoli del porto e a ritrovare la strada di casa.

cypha

Il secondo giorno si apre con un po’ di sano turismo, almeno per chi si sveglia presto: io, Dea e Lady Larri (si scrive con la I finale e si pronuncia lArri all’italiana, mi raccomando: è il diminutivo di Ilaria, se sbagliate s’arrabbia), ad esempio, ci prendiamo un paio d’ore per visitare il centro storico e la mostra di Frida Kahlo e Diego Rivera a Palazzo Ducale. Il pomeriggio, invece, è dedicato alle interviste: siamo tutti ospiti a Radio 19, la radio del Secolo XIX, nel corso di alcune ore di diretta. Eccoci, belli come il sole, poco dopo la messa in onda.

genova

Giusto il tempo di perdersi di nuovo nei vicoli e di una rapida cena, ed è il momento di registrare la nostra posse cut. Antefatto: l’anno scorso i Piranha Clique si erano portati dietro un microfono, la scheda audio e un vasto assortimento di beat. Avevamo registrato una posse cut in clandestinità, nella loro camera d’albergo, svegliando tutti i concorrenti della sezione cantautori e pure qualche pezzo grosso della Siae che dormiva nella stanza a fianco. Stavolta abbiamo pensato che forse era il caso di ripetere l’esperienza in maniera un po’ più strutturata, così l’abbiamo registrata al Teatro Altrove su un beat del nostro resident dj, Nio di Zero Plastica: chi è passato di lì ha potuto toccare con mano l’alienazione di quattordici mc impegnati a scrivere e registrare le proprie otto barre sul momento (stay tuned, presto sarà disponibile sul Soundcloud di Hotmc, ma nel frattempo potete vedere la gallery a cura di Alessio Ursida). Seguono lunghi brindisi e un bel po’ di focaccia per festeggiare il risultato, tanto per cambiare ci perdiamo di nuovo nei vicoli e chi riesce torna a casa. I beninformati raccontano che Gennaro aka PastorFlava degli Smania Uagliuns, nel tentativo di ritrovare le sue tracce, si sia tuffato di testa in un cespuglio spinoso, e che i suoi compagni di squadra siano andati a dormire ben oltre l’alba per ripescarlo.

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E siamo finalmente arrivati a sabato, giorno della finalissima al Teatro della Tosse, uno dei luoghi storici della Genova culturale. Giorno complicato, a dire il vero, perché funestato da un soundcheck in cui tutto ciò che poteva andare storto è andato storto. Ci vuole ben altro per abbattere un rapper, però, ragion per cui i nostri ragazzi sono tranquillissimi: fino a cinque minuti prima che si spengano le luci in sala bevono whisky e giocano a calcetto nel foyer. La platea è affollatissima di un pubblico molto eterogeneo: gli habitué del teatro, gli studenti delle scuole di musica della città che devono consegnare un premio speciale, amici e parenti dei concorrenti, pezzi grossi della musica a vario titolo (da Oscar Prudente, autore di Pensiero Stupendo, a Franco Fasano, che invece ha scritto Ti lascerò, passando per Diego Mancino, uno dei più apprezzati autori di canzoni contemporanei).

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Dopo una serie di esibizioni da urlo, a detta di tutti molto più entusiasmanti di quelle dei colleghi cantautori, arriva il momento di decretare il vincitore. E’ una scelta difficile, ma tutti si trovano d’accordo su un punto: il brano e la verve di Willie Peyote hanno una marcia in più. Lui non se l’aspettava proprio, come dichiarerà quando salirà sul palco a ritirare la sua targa (potete vedere in testa all’articolo un video della canzone eseguita proprio quella sera, dal titolo Soulful, seguita dalla premiazione), anzi, pensava vincesse Soulcè, che gran parte della sezione rap/hip hop dava per favorito con la sua Manhattan e quindi, per quanto ci riguarda, vince il premio speciale della critica rappusa. Nelle preferenze della giuria, invece, subito dopo Willie Peyote venivano gli Smania Uagliuns con la loro Ah però: non c’è un podio, ma se ci fosse potremmo dire a buon diritto che sono arrivati secondi. Apprezzatissimi anche i Radici Urbane, che si portano un gorilla sul palco  e un centinaio di persone sotto: per un solo voto di scarto, non riescono a vincere il premio speciale delle scuole di musica genovesi. Ma per noi hanno comunque trionfato.

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La nottata si conclude solo al mattino, dopo l’ultimo tour alcolico dei vicoli di Genova (l’ultima sera finalmente abbiamo imparato a non perderci). Oggi siamo tornati tutti a casa, più ricchi di esperienze, sorrisi, amicizie, featuring promessi e già in cantiere, speranze, bei ricordi. A noi di Hotmc non resta che ringraziare il resto della giuria, e in particolare il già citato Gian Piero Alloisio, l’insostituibile capitan Franco Zanetti di Rockol, monsieur le president Claudio Buja di Universal Music Publishing e Klaus Bonoldi, che sempre di Universal Music Publishing è il miglior direttore artistico possibile. Un grazie speciale va anche ad Atid che ha curato la produzione dell’evento, e in particolare ai meravigliosi Simonetta Cerrini, Francesca Farnocchia e Giorgio Alloisio. Last but not least, grazie a Dea (di nome e di fatto), EasyOne (che ci ha tenuto di buonumore anche nei momenti più complicati), Hegokid (che ha lasciato il lieto fine alla sua canzone per non farci piangere tutti), Lady Larri (che un giorno mi insegnerà come si fa a camminare sui tacchi a spillo), Lince (che è una vera sorpresa, sia musicalmente che umanamente), Mastino (che trasforma in una jam ogni stanza in cui entra), Murubutu (che si è preso qualche giorno di vacanza dal ruolo di professore e ha fatto lo studente in gita come tutti noi), i Radici Urbane (che hanno le fan che li fermano per strada e ciononostante restano coi piedi per terra), gli Smania Uagliuns (che sono pazzi e surreali esattamente come te li immagineresti, e noi li amiamo per questo), Soulcé (l’unico rapper italiano che non ha paura di salire sul palco con una tromba piena di rose e una pistola che spara bolle di sapone) e, last but not least, Willie Peyote (che era talmente incredulo sul fatto di aver vinto che non è riuscito neanche ad esultare: se lo vedete ricordateglielo, ché rischia di dimenticarsene).

Foto: Alessio Ursida, Mastino

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