Genova Hip Hop Festival: nuova e vecchia scuola possono (e vogliono) convivere!

by • 11/01/2018 • Articoli, CopertinaCommenti disabilitati su Genova Hip Hop Festival: nuova e vecchia scuola possono (e vogliono) convivere!159

Uno dei problemi più insensati tra quelli che affliggono il rap italiano è senza ombra di dubbio l’annosa diatriba tra nuova e vecchia scuola, tra il suono etichettato come classico e le nuove uscite che cavalcano il trend del momento – per contestualizzare il tutto ad oggi, le tante uscite premature (e quasi sempre erroneamente) ricondotte al filone trap. Una diatriba che ha diviso buona parte del pubblico, schierato in vere e proprie fazioni che nulla hanno da invidiare a schieramenti di forze politiche diametralmente opposte. Ciascuno si danna l’anima per dimostrare la presunta superiorità della propria corrente stilistica, sminuendo e svilendo l’altra, comportandosi come ultras accecati da un odio insensato e ingiustificato. Il tutto poi, spesso e volentieri, avviene a priori, per partito preso, senza ascoltare o dare valore al prodotto musicale vero e proprio. La sede ospite per eccellenza di questo scontro è ovviamente internet: i forum e i social media sono le arene ideali per questo inutile scontro.
In un contesto simile, eventi come il Genova Hip Hop Festival rappresentano indubbiamente la fiaccola della speranza di cui abbiamo bisogno. Negli ultimi anni diverse realtà si stanno impegnando affinchè i palchi e la musica dimostrino che l’odio e la guerra tra fazioni sono semplicemente deleteri. L’Under Festival di Ravenna, lo Streets of Sun Beach di San Benedetto del Tronto, il BOOST2016: tutte iniziative che hanno dimostrato che, con la musica come comune denominatore, le differenze tra vecchia e nuova, tra classico e innovatore, sono decisamente meno dei punti in comune e, soprattutto, della capacità di intrattenere e divertire il pubblico. Il Genova Hip Hop Festival prosegue quindi nel sentiero tracciato da eventi simili, portando per la prima volta in Liguria un evento di queste dimensioni e una line up di questo livello. Il termine “festival” sta in realtà un po’ stretto alla manifestazione, definita a più riprese – soprattutto dagli artisti che hanno calcato il palco – una jam come non se ne vedevano da anni; Dargen D’Amico l’ha addirittura paragonata ad una leggendaria edizione dell’Hip Hop Village di Milano di circa vent’anni fa (non posso confermare o smentire, ai tempi ero ancora in fasce, ma si tratta indubbiamente di un grande attestato di stima verso gli organizzatori).
Nell’attrezzatissima cornice dell’RDS Stadium – venue davvero immensa, nonostante le moltissime presenze dava infatti l’impressione di non volersi mai riempire – più di 3000 persone si sono infatti raccolte sotto il palco del mainstage, pronte a godersi le performance dei propri artisti preferiti. Il pubblico del festival merita però una menzione d’onore: raramente si era vista una platea così coinvolta, pronta a sostenere e a partecipare all’esibizione di tutti gli artisti alternatisi sul palco. Uno dei motivi legati all’elevata qualità delle singoli esibizioni va infatti sicuramente ricercata nell’estremo coinvolgimento del pubblico, mai domo, sempre pronto a spingere l’artista fino all’inverosimile.

Foto di Giulia Pisto

 

Una volta terminate le eliminatorie della battle di freestyle – che tra alti e bassi hanno selezionato otto sfidanti di ottima caratura – è arrivato il momento dei live, trepidamente attesi da una folla sempre più rumorosa. Abbiamo ammirato l’inarrestabile carica trasmessa da KT Gorique (giovane female mc svizzera madrelingua francese, un vero e proprio tornando) e l’incredibile affetto dimostrato ai beniamini di casa Disme, Vaz Te, Nebbia e Bresh; la potenza e l’incontenibile foga di Ensi, che con V presenta un live rap duro e puro dalla potenza indescrivibile, ottimamente coadiuvato da 2P; la freschezza della produzione dei giovani Giaime e Lazza, che condiscono le proprie esibizioni con la dose giusta di autotune, con il secondo autore poi di dissacranti sessioni di freestyle con Ensi; l’approccio poetico-cantautoriale di Dargen D’Amico, che non si limita a Variazioni ma rispolvera classici quali SMS alla Madonna o Odio volare; l’attitudine di Bassi Maestro, che incarna alla perfezione la cultura hip hop, arrogante quando serve ma bravissima nel toccare le corde dell’animo, come con Foto di gruppo. Il primo giorno di festival ci regala questo e altro ancora: da Hell Raton, Ensi e Slait che salgono sul palco con Bassi Maestro e regalano quattro minuti di puro delirio alla folla sulle note di King’s Supreme; a Dargen D’Amico che litiga con l’impianto – non affidabilissimo nella prima giornata – ed aggira l’ostacolo con dei pezzi a cappella; tra gli highligt sicuramente lo stage diving di Lazza e Low Kidd, con quest’ultimo che si riporta a casa un occhio nero come ricordo del live; l’incredibile performance di Luche, ormai a tutti gli effetti un top player assoluto lungo tutto lo stivale, non più solo a Napoli.

L’incetta di emozioni e di ottima musica si conclude a tarda notte, ma il tempo di una dormita, una doccia e un ottimo pranzo di pesce – un must al pari del pesto a Genova – ed ecco che i cancelli della seconda giornata si spalancano dinnanzi a noi e al pubblico della seconda giornata. La matrice più “classica” del secondo giorno di festival è ben chiara sin dai nomi in scaletta: Overkill Army e Effementi (collettivi di Genova e Savona, dal suono duro e hardcore), Stokka & Madbuddy, Mr. Phil con Il Turco & Suarez, i DSA CommandoMurubutu con Dj T-Robb & La Kattiveria Krew, Claver Gold & Tmhh, i Good Old Boys. Qualcuno potrebbe definirle le convocazioni per l’All Star Game dell’underground del rap italiano (insieme a tanti altri rimasti fuori per questioni logistiche, non partiamo con le polemiche); visto il livello di performance offerto, ci sarebbe ben poco da obiettare. Overkill Army ed Effementi partono fortissimo, gli accenni di pogo che si presentano a più riprese sotto il palco sono la riprova che Genova sa suonare hardcore; i DSA Commando confermeranno inconfutabilmente la tesi, mentre il duo siciliano – con Dj Shocca alle spalle – conferma che sotto il palco la distanza tra Liguria e Sicilia è impercettibile. Con Mr. Phil è la capitale a suonare forte, Il Turco e Suarez sono in formissima – menzione speciale per Er Costa, che sarebbe dovuto essere sul palco, ma che è alle prese con dei problemi di salute: rimettiti presto che ti vogliamo più crudo che mai! Le due punte di diamante del roster Glory Hole non tradiscono le aspettative: Murubutu, nonostante la complessità – lirica e d’esecuzione – della propria musica non delude i tanti fan accorsi, che lo hanno sostenuto durante tutte le canzoni; l’autore di Requiem invece, accompagnato da Tmhh, porta il nuovo disco sul palco dell’RDS Stadium con l’energia di un esordiente, omaggiando i diversi artisti che hanno collaborato alla realizzazione del disco. Il cerchio della battle di freestyle si chiude invece nella corona che cinge il capo di Shame, vincitore di una fase finale di livello davvero alto, sintomo dell’ottimo stato di salute di cui il movimento del freestyle gode nel nostro paese. La due giorni di Rap – rigorosamente con la R maiuscola, visto il livello – si chiude con un’orchestra d’eccezione: i Good Old Boys hanno letteralmente incendiato il capoluogo ligure, forti di un’alchimia e di un curriculum impressionanti. Il tridente DannoMasitoKaos viene perfettamente esaltato dalla coppia alle macchine formata da Craim e Baro: ammirare la loro perfetta intesa sul palco è uno spettacolo per gli occhi e per le orecchie.

Foto di Nicolò Rinaldi

 

Mentre i cancelli dell’RDS Stadium si chiudono alle nostre spalle alla fine della seconda giornata, i sorrisi attraversano le labbra di tutte le facce, anche delle più stanche. Di chi si è goduto entrambi i giorni di live, come se fossero una maratona, estenuanti ma indimenticabili; di chi ha lavorato alla realizzazione di un evento così imponente, esausto ma soddisfatto; degli artisti, travolti dal calore e dall’apprezzamento che la platea ha riservato loro. Domenica, la terza giornata, vedrà protagonisti bboys e bgirls proveniente da tutto lo stivale e oltre, dedicando una grande vetrina ad una disciplina cardine dell’hip hop. Vedere tanti piccoli talenti esibirsi nei virtuosismi più disparati è cibo per lo spirito: l’atmosfera distesa che si respira è contagiosa, coinvolgente, rinvigorente.

Una prima edizione che si è subito trasformata in un primo trionfo per lo staff, per gli organizzatori e per Genova tutta: l’investimento è stato importante, i rischi erano dietro l’angolo, il pubblico però ha ripagato la scommessa. Tutta l’organizzazione merita quindi più di un applauso – il Comune di Genova e l’Assessorato alla Cultura, Marketing Territoriale e Politiche Giovanili, la direzione artistica di Blazup Studio e Subway Connection, la produzione di Duemilagrandieventi. Non possiamo che augurarci che questo sia solo il primo episodio di una kermesse dalle grandi potenzialità: l’esplosione della nuova scuola genovese è tutt’altro che slegata dalle origini e dagli OG di questo genere in Italia, il Genova Hip Hop Festival ne è la riprova. Più festival, meno fazioni – speriamo che il 2018 sia l’anno decisivo in questo senso.

Foto di Samuele Orlandi

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