Generazione Fuori Controllo

by • 22/03/2006 • RecensioniComments (0)353

Prima di attaccare con la recensione mi sembra opportuno fare la seguente premessa: è con una certa difficoltà che riesco ad accostarmi al rap italiano fatto alla maniera (e non parlo tanto di qualità ma anche e soprattutto di attitudine) di gruppi come gli Hugaflame, quindi forse non sono l’esponente migliore della redazione di Hotmc per recensire un disco (doppio) come questo “Generazione fuori controllo”, però dal momento che è finito nelle mie mani a questo punto tanto vale che provi a parlarne.

Gli Hugaflame sono un trio composto da Dydo (MC), Livio (MC e produttore) e Ronin (turntablist e produttore) da Varese, con un forte legame con il sound milanese emerso dalla realtà dello Show Off di due/tre anni fa.

La cosa che gli Huga sanno curare meglio è l’aspetto produttivo del disco, affidato a Livio con la complicità di Ronin, il primo orchestra beats che catturano al primo ascolto, sia per i suoni che i ritmi, e il secondo li arrichisce con incursioni di scratch, tagliando in special modo celebri barre del rap USA.

Livio forse non ha (ancora) la capacità di imporre a tutti i beats il suo marchio di fabbrica, il che gli conferirebbe la personalità per metterlo tra i produttori italiani di prima fascia, ma ha comunque ottime prospettive.

Anche la qualità del suono del prodotto è da elogiare, così come la cura posta nella presentazione e nella confezione in generale (grafica, booklet, doppio cd etc..).

Ahimè però gli aspetti pienamente positivi del disco terminano pressappoco qui: purtroppo Livio infatti quando lascia i suoi “tools of the trade” per prendere in mano il microfono risulta non pervenuto e lo stesso si può dire del suo socio Dydo.

L’attitudine all’MCiing è abbastanza anacronistica e ancora molto acerba: il che riguarda tanto la scrittura e l’uso della voce che la capacità di trovare un flow; l’incisività dei ritornelli e la loro coesione coi beat è una cosa su cui si sarebbe dovuto lavorare ancora molto, e per concludere l’eccesso di “punchlines” ,sul genere di quelle che potrebbero riscuotere forse ancora qualche apprezzamento in una colonia estiva ma difficilmente, credo, alle orecchie di un qualunque maggiorenne italiano, non fa che appesantire molte barre.

Poteva essere apprezzabile la scelta di affrontare alcuni temi del quotidiano giovanile e la sincerità -barra- normalità con cui vengono trattati (Invisibili e 3 Minuti sono due esempi) , se le capacità liriche e metriche dei due mc fossero state di altra pasta e se il discorso, anziché scivolare così spesso nel faldone del disagio post-adolescenziale, venisse affrontato in modo più espressivo.

Insomma non ha molto senso affermare di “scrivere testi spessi e bastardi, se cerchi la poesia allora leggiti Leopardi”, perché nessuno mette in dubbio che il rap (inteso come mciing) abbia piena facoltà di derogare dalla poesia, quel che però ci si aspetta dal rap, e che nel disco degli Hugaflame viene meno, è coloritura e forza espressiva che poi sono due degli ingredienti principali che si celano dietro la parola stile.

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