Gato Tomato: l’intervista

by • 28/01/2021 • Copertina, IntervisteCommenti disabilitati su Gato Tomato: l’intervista1759

Dall’interland milanese arriva Gato Tomato, un nome che nella scena più nascosta tra underground, sperimentale e classicismo ha già richiamato l’attenzione dei più attenti: radicato intensamente nel mondo del writing, si è cimentato al rap come sfondo a quest’attività attraverso sessioni di freestyle. Attivo da diversi anni a livello discografico tra progetti condivisi e collaborazioni, il 2020 è stato anche l’anno del suo ultimo disco ufficiale, Clicca Qui: dentro c’è tutta la filosofia artistica del rapper che con uno stile semplice ma incisivo si affretta a sottolineare come per lui la musica sia un hobby in fin dei conti. Di seguito gli abbiamo fatto alcune domande veloci sul progetto, sulla sua carriera in generale e su ciò che bolle in pentola per il futuro.

Luca Gissi: “Poggia l’orecchio sul tombino come la conchiglia, non senti il mare ma il suono marcio della provincia” è un verso emblematico di Maglia di Quechua, seconda traccia di Clicca Qui: racchiude in breve una parte importante del tuo approccio, il subalterno mondo delle province del nord. Esterno a quel contesto lì mi chiedo, perché un mondo citato spesso per la sua monotonia riesce comunque a ispirare molti a livello artistico?

Gato Tomato: Forse proprio per il motivo che hai appena citato. Cioè il fatto che sia un ambiente tendenzialmente monotono può generare una reazione opposta che, in alcuni casi, diventa ispirazione.

L. G.: A questo unisci una strenue appartenenza al linguaggio hip hop: motivi sempre meno citati vengono rivisitati, dal concetto di freestyle amatoriale alle jam improvvisate. È stata quella se vogliamo la tua “scuola di rap”?

G. T.: Assolutamente sì, per fortuna.

L. G.: Il mondo del writing e le piccole realtà che gli girano attorno sono forse il punto su cui si ritorna più spesso anche nella tua musica. Come si uniscono microfono e bomboletta e cosa prendi da quell’ambiente quando butti giù una strofa?

G. T.: Dal punto di vista dei testi ho preso dal writing alcune tematiche ed esperienze. Per quanto riguarda l’attitudine, invece, ultimamente sto applicando al rap la voglia maniacale di produrre materiale tipica del writing.

L. G.: Da lì parte anche la cura certosina dei dettagli grafici e un po’ tutto il tuo gusto estetico?

G. T.: Esattamente. In più, mi hanno sempre supportato alcuni amici (writer e non) che, nel corso degli anni, sono diventati professionisti delle arti visuali.

L. G.: Rimanendo su Clicca Qui, qualcuno ci potrebbe trovare uno strano collegamento tra arte, citata in molte forme nel disco, e pubblicità. Qual è il rapporto tra i due ambienti e perché sembrano in qualche modo incontrarsi nel disco?

G. T.: Credo sia inevitabile un collegamento tra questi due ambiti anche se alcuni puristi dell’arte potrebbero schifare il mondo della pubblicità e tutto ciò che orbita attorno. Penso che in una società post-moderna quasi distopica come quella contemporanea non ci si dovrebbe più stupire di niente.

L. G.: Musicalmente parlando si ripete una formula semplice quanto rinnovabile all’infinito: sample e barre. Un binomio analogico perfettamente coerente con l’approccio generale: il tutto resiste anche nei tuoi gusti musicali?

G. T.: Sì. Pur essendo aperto a qualsiasi potenziale spunto musicale più elaborato in futuro, per ora non chiedo altro sia da ascoltare che da realizzare.

L. G.: Nel concreto, qualche artista con cui sei in fissa ultimamente?

G. T.: Mach Hommy e Navy Blue.

L. G.: Inoltre proprio pochi giorni fa hai pubblicato Via Notorious, singolo in collaborazione con Bizzy Classico che è un po’ un tuffo nei ricordi. Com’è andata per questa uscita e come vi siete ritrovati ad omaggiare Biggie?

G. T.: Ho conosciuto Bizzy il primo anno di Università a Milano in Via Noto nel sempre più lontano 2006. Ai tempi non avevamo parlato tanto ma ricordo che in un momento di necessità mi aveva subito offerto una cartina, o meglio un blunt. Ai tempi Bizzy già rappava forte, mentre io ero in fissa con yard, treni e graffiti. Con il passare degli anni ho potuto apprezzare sempre più la sua musica fino a che ci siamo ritrovati pochi mesi fa. Bizzy ha supportato Clicca Qui e da cosa è nata cosa. Abbiamo chiuso il cerchio con questa canzone. A metà dicembre 2020, confrontandoci in un paio d’ore abbiamo definito produzione, ritornello e strofe.

L. G.: Clicca Qui è uscito lo scorso anno. Hai da poco pubblicato su Spotify Certosa Ep, un progetto del 2014 con T.T.B, come anche il singolo appena citato. Altre novità per il futuro?

G. T.: Ho in cantiere un progetto con Big Hands e Dario Soreab, produttori che insieme formano il duo FC Ladub e un EP interamente prodotto da JayBee Vibes. In aggiunta, sto chiudendo altre collaborazioni.

(Foto cover: Riccardo Fantoni Montana, www.ptwschool.com)

Related Posts