Fritz Da Cat: Leaks, traccia per traccia

by • 05/09/2013 • RecensioniComments (0)1932

A dodici anni da Basley Click: The Album, il tanto atteso ritorno di Fritz Da Cat si è concretizzato in questo Leaks, che come il titolo suggerisce è un’anticipazione (seppure molto corposa) dell’album vero proprio, il quale uscirà ad ottobre su Universal. Intanto, questo è il resoconto, traccia per traccia, dell’ascolto di Leaks.

1. Gioventù bruciata – Featuring Clementino

Avete rotto il cazzo che somigliamo all’America, il rap in Italia sta prendendo la sua identità. Suona come una rivendicazione, per la scena napoletana, per tutto il rap italiano, che non ha più voglia di doversi giustificare riguardo se stesso, ma sente il bisogno di potersi esprimere. Molto bello che questo venga da Clementino, che negli ultimi dieci anni è stato forse l’unico rapper in grado di allargare così tanto il suo bacino d’ascoltatori senza scalfire minimamente la sua integrità artistica e la sua credibilità. La sua difesa di questa “gioventù bruciata” sembra una presa di responsabilità, un caricarsi sulle spalle l’onere di parlare per tutte quelle persone che hanno deciso di vivere di musica e affini, e per questo vengono etichettati come perditempo.

2. (Commenti su) Youtube – Featuring Dargen D’Amico

La traccia di Dargen D’Amico suona abbastanza atipica rispetto alle sue ultime prove, forse perché ricalca uno stilema davvero hip hop che sembrava avere abbandonato completamente.
Spinto probabilmente dall’incontro con Fritz, Dargen inizia un viaggio un po’ nostalgico nei primi anni Duemila, periodo in cui  entrambi si allontanarono dalla scena dopo le rispettive esperienze con Basley Click e Sacre Scuole (L’hip hop è morto quando io ne avevo più bisogno, era un mondo senza viti, era facile prevedere, che prima o poi tutto sarebbe potuto cadere). Ma anche dopo un percorso evolutivo che l’ha portato molto lontano dalle origini, Dargen rievoca momenti molto sentiti, legati al suo passato più tradizionalmente hip hop (Qualche metro sotto in metropolitana, vigilantes far partire proiettili di sola andata, umido, sudore freddo sul colletto inamidato, e un pittore inanimato, steso sul laminato), lamentandosi anche di non ritrovare più lo spirito di anni fa, rischiando un po’ la predica da vecchietto ma regalando il provocatorio skit finale: Il mio sogno è rifare l’hip hop italiano da zero.

3. Bei Momenti – Featuring Fabri Fibra

Sembra naturale, che nel disco di ritorno di Fritz Da Cat spunti il nome di Fabri Fibra. Perché proprio dall’unione dei due con Fede dei Lyricalz era nato Basley Click, ultimo prodotto del beatmaker milanese. Eppure, come sappiamo, col tempo Fabri Fibra è diventato anche molto altro. Proprio per questo fa effetto vedere l’accoppiata riunita, e Fibra tentare di riconnettersi col se stesso di dieci anni fa, tra autocitazioni (Ciò che dai lo ricevi) e qualche intreccio lirico almeno divertente (Il rap oggi come con gli immobili: vende-si). Il ritornello assume dei connotati quasi da tormentone, ma nel senso più positivo del termine: rimane fissato in testa, senza essere fastidioso come quelli di quasi tutti i dischi post-Tradimento del signor Tarducci.

4. Futuretro – Featuring Ghemon, Mecna, Rodrigo D’Erasmo

Sopra un campione vocale come quelli a cui Fritz Da Cat ci aveva abituati nei suoi vecchi album, assistiamo all’ennesimo dispiegarsi della sinergia tra Ghemon e Mecna, membri di spicco del collettivo Blue Nox e punte di diamante del rap italiano degli ultimi anni. Viaggiando grazie al contributo strumentale di Rodrigo D’Erasmo degli Afterhours, i due producono un duetto che sembra in perfetta continuità con le loro abituali canzoni: Ghemon aggiunge un altro tassello al mosaico della sua poetica, fatta di senso di responsabilità (Io sento che ho trent’anni da quando ne avevo dodici) e voglia di dare un percorso solido ma mai scontato alla propria musica (Mi dicono sempre di non cambiare, ma a quanto pare è l’unica cosa che riesco a fare); Mecna invece regala una delle sue strofe più astratte, in cui le immagini si mischiano in maniera estremamente “fluida”, senza una reale soluzione di continuità. C’è un momento che sembra richiamare il “Keep your enemies closer” de Il Padrino Parte II (A me hanno fatto male in molti e li sto raccogliendo, stretti senza guardarci, come a ballarci un lento), ed il finale è tutto per l’orgoglio di quanto Corrado sta raggiungendo con la musica (Stare con gli altri a guardare chi raggiungerà l’epicentro, e non mi pare che possiate raggiungermi in tempo, non ho parlato di strada ma di quanta ne sto facendo). Probabilmente la miglior traccia del disco.

5. With or Without It – Featuring Noyz Narcos, Calibro 35

With or Without It non avrebbe sfigurato come bonus track di Monster, ultimo album di Noyz pubblicato ad aprile di quest’anno. L’immaginario, la tavolozza da cui il rapper romano attinge è sempre quella, eppure il risultato è sempre quanto meno godibile. Non mancano le perle di autocelebrazione (Ho messo l’Italia d’accordo, questa merda esiste fino a che non muoio), ma questo pezzo verrà ricordato principalmente per un verso che ha già dato il là ad immagini come questa.



6. Sbatty Boys – Featuring Jack The Smoker

In un contesto come quello delle compilation, Jack The Smoker è il rapper perfetto in quanto in grado, anche quando non realizza canzoni da consegnare ai posteri, di regalare quei quattro o cinque incastri che rendono il pezzo più che godibile. Ecco quindi che il neo-membro di Machete lancia critiche affilate in particolare al mondo della politica, dove si diverte a “dissare” Gianfranco Fini (per la questione della casa “pagata a sua insaputa”) e Renzo Bossi (Ultimamente tira l’università a Tirana). Nonostante linee esilaranti come Sembra che Benedetto XVI mi ha benedetto i sedici, il vero perno attorno a cui ruota la canzone è quello che gioca sul titolo Sbatty Boys: “batty boy” è infatti un espressione giamaicana usata per indicare maschi di orientamento omosessuale. Jack si erge quindi a portavoce di tutte le persone come lui, che nelle cose di tutti i giorni come nelle faccende riguardanti il destino dell’Italia vedono sempre qualcuno metterglielo in quel posto (Al lavoro pigliato da tergo, non so come dite in gergo ma per me è un servo).

7. In questo gioco – Featuring Mondo Marcio

Amo questo gioco. Si apre così, con la famosa frase di uno spot di Michael Jordan, il pezzo di Mondo Marcio. E vien da dire che il gioco (quello del rap, nel suo caso), Gian Marco deve amarlo proprio tanto, per continuare a portare avanti una carriera che, dopo i fasti dell’esordio ed il successo di Solo un uomo, sembrava essersi un po’ arenata. Ma dopo Cose dell’altro mondo, il rapper milanese sembra essersi definitivamente ripreso il suo posto, come tende a voler far notare (Questi nuovi rapper sono figli miei, li prendo a schiaffi, sennò che padre sarei?). Apprezzabile il piccolo back in the days della prima strofa (Siamo andati dal fare i dischi in cantina, a paragonarci agli dei), che lo porta a concludere, contro ogni pronostico, che anche il rap “era meglio ieri”.

8. Se non fumassi pt. 2 – Featuring Tormento, Primo

Benedetta dalle frasi scratchate dell’originale contenuto in Novecinquanta, la seconda parte di Se non fumassi comincia con un Tormento particolarmente a suo agio su un tappeto sonoro che sembra agevolarlo parecchio. Dopo un ritornello non riuscitissimo del legittimo intestatario della canzone (che però su Novecinquanta figurava con il suo alterego, Yoshi Torenaga), arriva Primo che con Torme ha anche un album all’attivo (El micro de oro). La voce del membro dei Cor Veleno non sembra sposarsi perfettamente al beat, eppure è lui a scrivere la strofa migliore, alternando classici statement (Se non fumo ti dimostro uguale quel che valgo) ad immagini curiose (Se sto nell’universo parallelo, bandolero, sono fuori in una mossa dalle ossa, dallo stereo).

9. La mia ispirazione – Rocco Hunt, Salmo

La mia ispirazione ha la peculiarità di vedere due artisti molto diversi, che riescono però a mettersi sulla stessa lunghezza d’onda con grande sensibilità, per cui anche se le storie raccontate sono distanti, pare che a raccontarle sia sempre la stessa persona. Sia Rocco Hunt che Salmo descrivono quello che probabilmente è il maggior motore della loro scrittura, la sofferenza, una sensazione che non può essere lenita dal successo. Salmo in particolare è bravo a raccontare come l’artista sia costretto, per la vita che fa, a trovarsi sempre faccia a faccia con i propri fantasmi: Un’altra estate, un altro inverno, un nuovo aereo, un nuovo albergo, più mi sbando più si accorcia il metro in cui mi perdo. Da notare la volontà di Fritz Da Cat di lasciare spazio al dialetto napoletano sul suo disco, qui come nella traccia di Clementino: il produttore ha raccontato di aver voluto così anche per omaggiare suo padre, napoletano anche se di origine calabrese.

10. Come ai tempi delle posse – Bassi Maestro

La nostalgia ha sempre rivestito un ruolo importante nella musica di Bassi Maestro. Dalla nostalgia di Ad occhi aperti sognando l’America, alla nostalgia di Come ai tempi delle posse rievocando tutto quel che Bassi e l’hip hop hanno passato insieme. Si ha la sensazione che l’incontro con Fritz Da Cat spinga molti dei rapper presenti su Leaks a tirare delle somme, guardare al passato per rendersi conto di cosa è sopravvissuto fino ad oggi. Ma Come ai tempi delle posse è anche un inno all’attitudine schiva (Cresciuti senza peli sulla lingua tra finti miti ed eroi) come modo di rimanere fedeli a se stessi, di tenere i piedi per terra e continuare a fare la vita di sempre, nonostante la musica. Una lezione di umiltà che, se presa con la giusta misura, non può che fare bene all’hip hop italiano.

Dare un giudizio d’insieme a Leaks è complesso. Non solo stiamo parlando di un album che costituisce sostanzialmente l’anteprima di un altro album, ma anche di un’opera caratterizzata dalla presenza di una moltitudine di artisti, e quindi dalla varietà della musica messa in campo. Ma Fritz ha fatto il suo lavoro in maniera egregia, dietro le produzioni come anche nella scelta degli ospiti, che nel peggiore dei casi non fanno strofe eclatanti. Nonostante sia difficile trovare un solo filo conduttore, il tratto “nostalgico” di diverse strofe contenute in Leaks potrebbe rappresentarne la sfumatura principale: mi ha fatto pensare non ad un approccio passatista o retrogrado, ma ad un rap abbastanza maturo da ricordarsi quel che c’è stato, così da non commettere più errori come quelli di un decennio fa, che dall’apice del successo portarono l’hip hop italiano all’implosione.

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