Forza Nuova Bologna accusa il rapper/cantastorie Murubutu

by • 07/01/2014 • Copertina, NewsComments (0)6967

Chiunque segua da un po’ le vicende della scena italiana conosce bene l’opera di Murubutu, uno dei rapper più colti e raffinati attualmente in attività, che fin dai primi anni ’90 porta avanti un’opera di inestimabile arricchimento della musica hip hop insieme alla storica crew emiliana La Kattiveria (e per i pochi che non lo conoscessero, questa è l’intervista che ci ha rilasciato qualche mese fa). Questo weekend l’mc in questione è stato protagonista di una spiacevole serie di accuse che gli vengono rivolte dal movimento di estrema destra Forza Nuova, come si può leggere direttamente sulla pagina Facebook del coordinamento di Bologna

I fatti: sabato scorso Murubutu suona all’Arteria di Bologna nell’ambito di una serata rap. In scaletta c’è anche uno dei suoi brani più apprezzati, Martino e il ciliegio, liberamente ispirato alla storia di un militante rosso degli anni di piombo di Reggio Emilia. FN identifica questo militante con la figura di Prospero Gallinari, che a Reggio è nato e morto (di vecchiaia, a differenza del protagonista della canzone che viene ucciso); Gallinari è una figura particolarmente controversa, visto che è stato coinvolto nel sequestro di Aldo Moro. Il movimento decide quindi di diffondere via web un comunicato stampa, che vi riportiamo integralmente, a commento dell’accaduto. Citiamo testualmente:

“Si inneggia alle BR dal palco dell’Arteria (locale pubblico di Bologna)

Sabato 4 Gennaio 2014 presso il noto locale pubblico ARTERIA nel pieno centro di Bologna, durante l’evento denominato “INTO THE GROOVE BLACKGOLD PARTY”, si esibivano gruppi musicali della scena HipHop italiana tra cui Murubutu, fin qui niente di strano in una città come Bologna dove innumerevoli generi musicali “allietano” le serate ai migliaia di “studenti” in cerca di “svago”.

Lo stupore e lo sdegno arrivano quando dal piccolo palco situato in una stanza del locale, si odono le parole dello speaker o cantante di turno (Murubutu) il quale con “orgoglio” dedicava una canzone (MARTINO E IL CILIEGIO) all’ormai defunto brigatista rosso Prospero Gallinari, il terrorista mai pentito che fu uno dei responsabili del sequestro Moro.

Immediate sono state le richieste di spiegazione da parte di alcuni militanti di Forza Nuova, che avvisati dell’accaduto si recavano prontamente sul posto. Dopo un breve colloquio con il personale presente in sala e alcuni buttafuori, la risposta che è stata fornita è stata la seguente: QUESTA E’ ARTE!

Chiediamo con forza, al Sindaco di Bologna Virginio Merola e al presidente del Quartiere San Vitale Milena Naldi, di spiegare alla cittadinanza come sia possibile che in una città come Bologna, si inneggi alle Brigate Rosse dal palco di un locale pubblico, oltretutto in una città che ha visto cadere per mano dei terroristi il giuslavorista Marco Biagi.

Se nessuna risposta arriverà dalle istituzioni, considereremo il silenzio come assenso e complicità”.

Due i doverosi commenti alla vicenda. Primo: il testo di Martino e il ciliegio (che potete leggere integralmente qui) non giustifica in alcun modo il terrorismo rosso, anzi, chiunque sia in grado di leggere tra le righe può cogliere la critica alla violenza del periodo. Secondo: chi accusa il suo prossimo di inneggiare all’estremismo dovrebbe probabilmente cominciare con il dissociarsi da manifestazioni analoghe perpetrate dai propri militanti, vedi ad esempio il caso dei cappi appesi in Abruzzo per dare il “benvenuto” al ministro Kyenge.

#UPDATE: Questa mattina il Resto del Carlino ha pubblicato un articolo sull’accaduto (potete vedere la foto della pagina qui sotto) in cui sia l’ufficio stampa di Forza Nuova che Murubutu forniscono i loro commenti allo spiacevole episodio. FN afferma che i militanti sarebbero arrivati nel locale “pagando il biglietto, e senza presentarci come militanti di Forza Nuova per non creare disordini”. Aggiungono inoltre: “Possiamo capire che un discorso del genere nasca in un centro sociale, ma in un locale accessibile a tutti di sabato sera ci sembra troppo”. Dal canto suo, il rapper chiarisce quanto già spiegavamo nel nostro articolo: che il testo è sì liberamente ispirato a un libro scritto da Gallinari, ma che si tratta appunto di uno storytelling. “Dal palco ho chiarito che non si trattava di un brano dal taglio politico, ma sociologico e antropologico” spiega. “Il brano è ispirato alla storia di Gallinari e io stesso ne ho preso le distanze dicendo che Gallinari ha sbagliato, che la sua vita è stata segnata da un errore. Non ho mai sostenuto la lotta armata né ne ho fatto l’apologia”. Cosa che, naturalmente, era già ben chiara ai più.

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