Fine dei giochi: quel che resterà del Red Bull Culture Clash 2017

by • 15/06/2017 • Articoli, CopertinaCommenti disabilitati su Fine dei giochi: quel che resterà del Red Bull Culture Clash 2017184

Ph: Mauro Puccini, courtesy of Red Bull

In una Barona gremita come non mai – più di 3000 le persone accorse in Piazza Donne Partigiane – il team Hellmuzik si è portato a casa l’edizione 2017 del Red Bull Culture Clash.

Sì, partire dal risultato finale non è esattamente la prassi quando si tratta di raccontare competizioni di questo tipo, eppure si è preferito tagliare la testa al toro sin dal principio, anche e soprattutto per smorzare la tante, sterili polemiche che in questi giorni stanno accompagnando alcuni racconti e gli esiti di una evento spettacolare.

Per chi non lo sapesse, il Clash non è un semplice concerto, anzi, tale definizione gli sta strettissima, ed è perfino parzialmente errata. Si tratta di una competizione all’interno della quale trovano spazio anche le esibizioni live, ma non solo; il fulcro dell’evento è intrattenere, far divertire e far ballare il pubblico rappresentando il proprio genere musicale (la “culture” del nome), rispettando un regolamento ben preciso ma esaltando la fantasia nei limiti che concede. Non è una battle di freestyle, non è uno scontro di selecta, non è Italia’s Got Talent; raccoglie elementi da tantissimi format di intrattenimento, li combina e li rimescola vicendevolmente, stimolando i team in gara a reinventarsi.

In questa edizione, presentata nientemeno che dal “padrone di casa” di Barona Marracash, erano quattro i team coinvolti: Hellmuzik, Real Rockers, Milano Palm Beat, Daytona.

I primi, capitanati da Hell Raton, erano Salmo, Low Kidd, Dj Slait e Victor Kwality, e rappresentavano la Drum’n’Bass – genere musicale nucleo fondante del progetto Hellmuzik di Hell Raton, che dà effettivamente nome alla squadra. La presenza di Salmo e la forte impronta Machete che caratterizzava il team li rendeva praticamente i beniamini di casa, al pari di Daytona.

Questi infatti, capitanati da The Night Skinny, erano la squadra rappresentante la cultura rap al Clash: Noyz Narcos, Clementino, Rkomi, Dj Giad. Il rapper del Truceklan e il giovane artista della scuderia Roccia Music sono stati infatti accolti dal pubblico con un boato impressionante, segno che non pochi erano i presenti arrivati fin lì proprio per loro.

I Real Rockers, a dispetto del nome, arrivavano incarnando lo spirito della dance hall ma soprattutto con il peso dell’essere la squadra da battere: il capitano Macro Marco è infatti il campione uscente dell’edizione 2016, affiancato quest’anno da Moddi, Ensi e Dj MadKid – impiegheranno ben poco a dimostrare che non intendono assolutamente mollare la corona.

Infine i Milano Palm Beat: la cenerentola della competizione, composta da Milangeles, Mudimbi, Chiamu, Myss Keta e Populous. Sin dal giro di presentazione era facile intuire come fossero il team con il numero di supporter più esigui, risultato indiretto della loro “natura”.

Qui infatti si vorrebbe aprire una parentesi sulla composizione delle squadre: le prime tre elencate, infatti, sebbene incarnanti sound diversi, pescavano a piene mani dai nomi che costellano il panorama del rap italiano, più o meno mainstream. Facile quindi capire come mai il pubblico si esaltasse a prescindere dal sound, semplicemente alla vista del proprio beniamino sul palco: si trattava di un pubblico quasi esclusivamente legato al rap, confluito a Barona proprio in virtù della massiccia presenza di esponenti del genere, con l’aggiunta di un peso massimo come Marracash quale host della serata.

I Milano Palm Beat non avevano invece praticamente nulla a che vedere con questo ambiente, se non Mudimbi, artisticamente riconducibile al rap ma lontano dall’essere definibile un rapper; gli altri membri del team arrivano infatti dal mondo dell’EDM e del clubbing, ambiente che – come si avrà modo di appurare durante la serata – non è esattamente il preferito dalla maggioranza del pubblico presente. Visto e considerato che il Culture Clash è una competizione legata al “voto” del pubblico, questo aspetto ha influito – e non poco – sul risultato ottenuto da Milano Palm Beat, mai effettivamente in gara, ad essere onesti.

Dopo un primo round nel quale le quattro squadre hanno presentato i propri stili al pubblico, la competizione si è fatta accesa. Protagonisti assoluti i dubplate – versioni modificate di pezzi editi, create ad hoc per l’occasione – sfoggiati a più riprese da tutti i team: da dub ironici ad altri irriverenti e dissacranti diretti ai team avversarsi, se ne sono sentiti di ogni tipo. Hellmuzik ha tirato fuori pesi massimi quali Jovanotti, Max Pezzali, Fabri Fibra, Chase n Status, Dope DOD, Gue Pequeno e altri ancora; il membro dei Club Dogo ha inciso un dub anche per Daytona, in aggiunta a quelli di Calcutta, Sfera Ebbasta e Lord Bean; i Real Rockers sono passati da Africa Unite a Bassi Maestro, con Gemitaiz, Inoki, Mecna e Ghemon (dubplate clamoroso sulla base di Grande) ad intervallare il tutto, tanto per sottolineare la marcata matrice rap di questo Clash. Il consiglio , per chi non c’era, è di cercare di recuperare assolutamente tutti i dubplate – dai video caricati da Redbull e dai vari team, o dai profili Soundcloud dei vari artisti (ad esempio qui sotto trovate il dubplate di Inoki, Barona by night).

Oltre ai dubplate, di livello assoluto sono state anche le sfide tra i dj delle formazioni, caratterizzate da quattro selecta eterogenee ma indubbiamente coinvolgenti: tutti i team annoveravano pezzi da novanta in console – Daytona addirittura ha sfoderato Dj Tayone per l’occasione – che non si sono tirati indietro e hanno fatto scatenare il pubblico. Daytona in questo round ha fatto esibire Clementino e due guest, Egreen e Enzo Dong, andando in realtà contro il format del round, ma facendo impazzire il pubblico con le barre crude dell’autore di More Hate o con le hit Higuain e Italia Uno.

I live hanno caratterizzato l’ultimo round della sfida, ma prima di arrivarci c’è la sfida probabilmente più impegnativa: Sleep with the Enemy, che consisteva nel suonare i tre stili degli avversari in gara. Anche qui Daytona ha pescato il jolly, che risponde al nome di Alien Dee: il beat boxer ha mandato in estasi il pubblico, utilizzando la propria bocca come il più polivalente degli strumenti, lasciando basiti gli stessi avversari. Macro Macro, da navigato partecipante di Clash quale è, ha sfruttato sapientemente i dubplate in questa fase, così come ha fatto Hellmuzik – mentre Milano Palm Beat ha portato sul palco la Love GangCarl Brave, Franco 126, Ketama e Pretty Solero – per riproporre il sound rap, ma i ragazzi sono sembrati ancora in difficoltà nell’esibirsi in un contesto simile, lontanissimo dai palchi che sono tipicamente abituati a calcare.

Stesso discorso può essere fatto per il giovane Rkomi, arrivato leggermente senza voce al momento dell’esibizione e in difficoltà nel riproporre metriche e incastri serrati che contraddistinguono i suoi brani. La giovane età ma soprattutto una carriera che è solo agli inizi giustificano la parziale debacle, con la consapevolezza che con allenamento e pratica il perfezionamento delle skill da palco è tutt’altro che impossibile. Discorso che ovviamente non vale per mostri sacri quali Noyz Narcos, Ensi, Moddi, Salmo e le guest Hellmuzik Lazza e Nitro – la versione del Culture Clash di MOB rimarrà indelebile nelle orecchie dei presenti – e anche un sorprendentemente coinvolgente Samuel Heron, salito sul palco con Daytona.

Il team capitanato da Night Skinny ha però riservato la sorpresa più folle dell’intera serata: nello stupore generale, sul palco Daytona è infatti salita Cicciolina, protagonista indiscussa – per lo meno dal punto di vista visivo – dell’ultimo round, mentre intorno a lei i membri del team rappavano, su tutti un Ernia impeccabile.

Nonostante i primi due round portati a casa da Real Rockers – entrambi validi un punto – la tiratissima vittoria dell’ultimo round da parte di Hellmuzik – probabilmente pesantemente influenzata da quella cannonata che risponde al nome di MOB – ha rimescolato tutte le carte in tavola, portando ad un inaspettato pareggio tra i due team che per distacco si erano divisi il titolo di veri e propri mattatori della serata.

Ph: Mauro Puccini, courtesy of Red Bull

Gli ultimi 5 minuti a testa sono stati semplicemente eccezionali, da un punto di vista squisitamente rap però. Dopo aver ripetuto a più riprese che il Clash non è il Tecniche Perfette o il 2 The Beat (cosa che è stata ribadita anche da Hellmuzik all’inizio della loro esibizione, punzecchiando i rivali), i Real Rockers passano l’intero round dello spareggio a fare freestyle, forti della presenza di due colossi come Ensi e Moddi, ai quali si è aggiunto Danno, vero e proprio crack della serata – e soprattutto freestyler dal peso specifico indescrivibile.

Il team Hellmuzik non ha mancato di far notare questa scelta, per certi versi incoerente, giocandosi gli ultimi dubplate per poi rispondere al fuoco con i propri fuoriclasse dell’improvvisazione: l’aggressività, la cattiveria e la carica agonistica di Lazza e Nitro – molto più pungenti e senza peli sulla lingua rispetto agli avversari – alla fine hanno fatto la differenza, portando Marracash sul loro palco per incoronare la squadra campione del Redbull Culture Clash 2017.

Tra deliranti teorie del complotto e osservazioni poco obiettive che ritenevano i Real Rockers gli effettivi vincitori, per giunta con uno scarto ampissimo sugli avversari, va assolutamente reso onore ai vincitori: al primo Clash, il team Hellmuzik si è comportato alla grande. Ha sfoggiato perle su perle legate alla drum’n’bass, ha divertito il pubblico con dubplate irriverenti e inaspettati, ha tenuto il palco in maniera ineccepibile e nelle esibizioni live ha tirato fuori la caratura che contraddistingue gli artisti del roster Machete.

I Real Rockers, dall’altro lato, non sono affatto stati da meno: il pubblico ha subito riconosciuto il loro livello altissimo, rispondendo in maniera incredibilmente forte ai loro round, nonostante il team non fosse composto da beniamini di casa. La scelta di giocarsi il round di spareggio in maniera piuttosto lontana rispetto a come avevano condotto il resto del Clash – scelta forse influenzata dalla presenza di un mc eccezionale come Danno sul palco – alla fine non ha pagato in termini di vittoria, ma ha indubbiamente giovato allo spettacolo (sempre, ripetiamo, in ottica marcatamente rap).

Supposti e presunti rancori e sprazzi d’astio nascosti dietro le rime – i malpensanti non mancano mai – sono subito scomparsi, smentiti da sorrisi e abbracci che animavano l’afterparty per artisti e addetti ai lavori, che ha visto tutti i partecipanti festeggiare la riuscita di un evento organizzato e gestito alla perfezione dal team RedBull.

L’istantanea che riassume meglio lo spirito del Clash? Dopo aver trascorso tutti i round a sbeffeggiare i team avversari durante le loro esibizioni, tutti e tre i palchi, nel momento in cui Danno ha iniziato a rappare, si sono ritrovati a muovere all’unisono la testa a tempo. Tutti, da Salmo a Noyz, da Clementino a Hell Raton, da Enzo Dong a Mudimbi.

Insieme a tutto il pubblico, ovviamente.

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