FBYO: l’intervista

by • 20/03/2020 • Copertina, IntervisteCommenti disabilitati su FBYO: l’intervista494

Anticipato dal singolo La Tipa, 20051 è l’ultimo EP di FBYO, artista classe ’92 nato a Saronno. Sin dal primo singolo sono rimasto colpito dalla sua vena ironica, dalla sua capacità di provocare ma al tempo stesso di far riflettere, grazie a versi e rime sagaci e mai banali. Il suo nuovo progetto unisce un ampio spettro di sonorità e tematiche, cambiando approccio di situazione in situazione, riuscendo nella difficile impresa di non far mai venire meno la musicalità e il ritmo. Ho scambiato quattro chiacchiere con lui per scoprire cosa si cela dietro la creazione del suo ultimo lavoro.

Riccardo Primavera: Partiamo proprio dal titolo del tuo EP, 20051. Col tempo il concetto di “rappresentare” una zona nel rap sembrava essere andato perduto, eppure negli ultimi tempi sono sempre di più gli artisti che ribadiscono con forza il legame con la propria zona. Nel tuo caso, il titolo è vecchio CAP di Mombello, frazione di Limbiate. Che legame hai con la tua zona, e come ha influito sulla tua musica?

FBYO: Innanzitutto volevo salutarvi e ringraziarvi per questa possibilità. Con Mombello (che è la frazione dove abito, quella in cui si trova il manicomio abbandonato) ho un legame molto forte, è uno dei pochi posti che riesce a farmi sentire davvero in pace e tranquillo con me stesso, a volte più di camera mia. È il luogo di incontro per me e i miei amici, la nostra bolla protettiva, dove anche se dovessi andare in ciabatte, pantaloni della tuta o con la maglia dell’oratorio di 15 anni fa nessuno ti giudicherebbe. Purtroppo per quanto riguarda la musica Limbiate non offre molto, né dal punto di vista delle strutture né dal punto di vista organizzativo, e per fare quello che volevo fare ho dovuto cercare altrove: conoscenze e personaggi, molto spesso rivolti verso Milano. Questa cosa non l’ho mai vista come uno svantaggio, anzi, grazie a queste condizioni mi sono fatto le ossa e ho imparato che devo provare a uscire dalla mia comfort zone se voglio veramente ottenere qualcosa.

R.P.:  Lorne Malvo è direttamente ispirata ad uno dei protagonisti di Fargo, famosa serie tv prodotta da FOX. Sfrutti il personaggio in chiave metaforica, e non ti fai mancare una forte vena di critica sociale. Cosa si cela dietro il concept di questo disco?

F.: Fargo è una delle mie serie tv preferite. Ci ho visto un sacco di metafore e messaggi che possono essere applicati alla vita vera: prima di tutto il fatto che in un paese piccolo dove non succede quasi nulla (come può essere Limbiate ad esempio) episodi del genere scombussolano profondamente la vita delle persone; poi del personaggio di Lorne Malvo mi è piaciuta la determinazione con cui agisce, conscio sempre del fatto che il mondo in cui viviamo è spesso violento a sproposito, e che in certe situazioni Dio non esiste. Anche il personaggio di Lester è interessante, e il fatto che abbia dovuto completamente cambiare approccio per poter adattarsi e affrontare la società è molto significativo.

R.P.: Ascoltare #ANTISOCIAL di questi tempi fa un po’ strano, vista la situazione che stiamo vivendo. Effettivamente sembrano tutti essere diventati dei grandissimi tuttologi sui social, anche quando le materie in oggetto sono piuttosto delicate. Quali pensi dovrebbero essere i limiti entro cui
esprimere il proprio parere sui social?

F.: Io penso che internet sia un mezzo straordinario, che mette in contatto molte persone da ogni angolo del mondo e che offre opportunità che fino a 40 anni fa l’uomo si poteva solo sognare. Purtroppo, l’utenza si è estesa così tanto, anche a persone che non sono esattamente dei luminari, che è difficile mettere dei limiti; la persona stessa dovrebbe secondo me essere in grado di capire quali sono questi limiti e quali sono le proprie competenze riguardo un determinato argomento, ma purtroppo questo concetto non è uno standard che può essere applicato a tutti.

R.P.: Dal cinema alla tv, passando per la letteratura, nel disco sono disseminati riferimenti e citazioni di tutti i tipi. Quanto sei influenzato dalle opere di altri artisti, a prescindere dalla forma d’espressione?

F.: Tantissimo. L’importante è appunto non porsi limiti secondo me, e cercare di ampliare i propri orizzonti, che si tratti di generi musicali, di film, di libri, di documentari, ecc… Tutto può essere utile per poter esprimersi, non solo nelle canzoni, ma anche nella vita di tutti i giorni. Se c’è qualcosa che si può approfondire, come storie, aneddoti, citazioni, e se quel qualcosa riesce a catturare veramente la mia attenzione, cerco sempre di farlo. Anche se so benissimo che probabilmente non è questo il periodo ideale per le punchline e le citazioni, ma a me piacciono e se posso ce le metto volentieri.

R.P.: La Tipa è il singolo che aveva anticipato l’uscita dell’EP: un brano leggero, ironico, dalle sonorità che strizzano fortemente l’occhio ai club. Mi ha ricordato l’ondata che per anni era stata caratterizzata dai Powerfrancers, Two Fingerz, Fedez, Dargen D’Amico, o più di recente i Bushwaka. Si tratta però di un filone che in Italia non riesce a “farsi rispettare”, quasi come non si trattasse di musica a tutti gli effetti. A cosa è dovuta quest’accoglienza, secondo te?

F.: Io invece penso che si tratti di musica eccome, a chi l’ascolta un pezzo come questo piace, a prescindere dall’età. E ne ho avuto più volte e da più persone la conferma di questo. Il problema sta in un insieme di fattori: come viene percepito il personaggio, i mezzi che ha a disposizione per farsi conoscere, le possibilità che gli vengono date, capire se la canzone è troppo legata a una moda, un avvenimento o a un genere musicale che poi viene dimenticato, ecc.. È il prezzo della sperimentazione, quando provi a introdurre qualcosa di nuovo: o ti va di lusso oppure ti va di merda. Un’altra cosa è poi il fatto che i media italiani debbano per forza fare delle associazioni, devono etichettare ogni artista o canzone come se dovessero metterci tutti in ordine in qualche scaffale, piuttosto che concentrarsi su aspetti più importanti.(Ps. Saluto i Powerfrancers che mi piacciono tantissimo)

R.P.: Se dovessi riassumere 20051 EP con tre parole, quali sarebbero?

F.: Esperimento, Citazioni, Provincia.

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