Fatti da parte: l’autobiografia fantasma di un musicista molto reale

by • 28/10/2012 • Knowledge is Power, RubricheComments (0)760

Nel 2003 Jonathan Lethem aveva provato a scrivere un romanzo semi-autobiografico dal titolo La fortezza della solitudine (ne avevamo già parlato qui) in cui la storia di uno dei protagonisti era fortemente ispirata alla vicenda di Marvin Gaye. Stavolta tocca a Ben Greenman ritentare l’esperimento, anche se con un artista diverso: l’opera in questione si chiama Fatti da parte, è uscita nel 2009 in America ma debutta solo ora in Italia, per la piccola collana Tracce dell’altrettanto minuscola casa editrice Indiana. Ed è proprio di questo libro che parliamo nella nuova puntata della rubrica Knowledge is Power.

La trama si dipana a cavallo tra il 1963 e il 1976: un decennio abbondante di grandissime rivoluzioni culturali e, in questo caso specifico, anche sonore, sia in ambito di musica nera che in ambito di musica bianca. La Motown, il rock’n’roll, i grandi cantautori folk, la psichedelia, i Beatles e gli Stones, ma anche (e soprattutto) migliaia di minuscole band che nascono, prosperano e spariscono nell’arco del ciclo di vita di un 33 giri, facendo la storia senza mai restare nella storia. Il protagonista è il giovane Robert ‘Foxx’, originario di Boston, che per sbarcare il lunario suona la chitarra e fa i cori in una cover band dei grandi gruppi soul. A un certo punto, si rende conto che risuonare ogni sera le canzoni altrui non lo porterà da nessuna parte, soprattutto se deve rifarle pari pari, a mo’ di karaoke, per non scontentare il pubblico. Sente che è destinato a sperimentare ben altro, e per provarlo a se stesso e agli altri recluta l’amico Tony, chitarrista come lui (ma bianco), e lo convince a trasferirsi insieme a San Francisco in cerca di fortuna. Lì i due fondano la band più rivoluzionaria di tutti i tempi: tre cantanti, un gruppo di fiati, un basso potentissimo, una batteria da urlo. Membri bianchi e neri insieme, tutti provenienti da background musicali diversi, vestiti in maniera chiassosissima e improbabile. I Foxxes, questo il nome del gruppo, diventano i numero uno incontrastati di tutte le classifiche e i cocchi della critica, grazie a un mix vincente di tutti i suoni più rivoluzionari e freschi all’epoca in circolazione. Purtroppo, però, il momento di gloria dei Foxxes non è destinato a durare a lungo: la maggior parte dei membri sono dipendenti da qualsiasi tipo di droga vi possa venire in mente, e anche quando non è la roba a mandarli fuori di testa, lo fa la competizione furiosa per essere musicalmente sempre più avanti, sempre più visionari, sempre più futuristici. L’ispirazione, drammaticamente, a un certo punto si esaurisce. Cosa succederà dopo?

Il motivo n°1 per cui Fatti da parte è imperdibile per tutti i fan della musica black: come qualcuno avrà già capito da questo breve riassunto, I Foxxes altri non sono che la versione romanzata di Sly and the Family Stone, e Robert Foxx è Sly in persona. Le analogie con la sua storia sono tantissime, e anche la descrizione del personaggio è magistrale: pur non conoscendolo Greenman riesce a calarsi perfettamente nei suoi panni, un’abilità che gli deriva dalla sua lunga carriera di ghostwriter per autobiografie altrui (ha scritto quelle di Gene Simmons e di Simon Cowell, tanto per citarne un paio). Se tutto ciò non bastasse, i dialoghi sono reali, vividissimi, fulminei: anche se l’argomento è evidentemente del tutto diverso, non hanno nulla da invidiare a quelli di Quentin Tarantino. Anzi, speriamo che qualcuno si decida a farne un film. Tra l’altro, l’autore si è inventato da zero anche una serie infinita di testi di canzoni (Fatti da parte è proprio il titolo di una di loro) che potrebbero tranquillamente competere con le vere liriche di quegli anni, quindi il piacere della lettura è doppio. Un’opera che si divora tutta d’un fiato, proprio come capita con un bel disco. Da non perdere.

Fatti da parte
di Ben Greenman
Indiana
euro 17,50

 

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