Fabri Fibra condannato per diffamazione, risarcirà Valerio Scanu con 20.000 euro

by • 30/06/2016 • Copertina, NewsCommenti disabilitati su Fabri Fibra condannato per diffamazione, risarcirà Valerio Scanu con 20.000 euro393

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Nel 2013, quando era uscito Guerra e Pace, alcune barre di A me di te non erano certo passate inosservate agli occhi del mondo del pop. Soprattutto quelle in cui era citato Valerio Scanu:

 “Vengo in bocca, come a Valerio/che in verità è una donna/a me sta bene, il mondo è vario./Vladimiro era invertito, un travestito al contrario/Davvero? Certo, l’ho visto a Porto Cervo/esplodevo come a Chernobyl, dopo il suo concerto/eravamo nel suo camerino a bere vino/io l’ho spinto in bagno, lui m’ha detto/’in tutti i mari, in tutti i laghi, non capisci, mi bagno’./Con una corda l’ho legato sul divano/lui mi ha detto ‘Questa corda mi ricorda/il mio compagno di scuola media/si chiamava Massimo, chiavava al massimo/una media alta, mi incul*va come i Mass Media’./Gli ho risposto ‘Complimenti’/gli ho abbassato i pantaloni/e sotto aveva un tanga e quattro assorbenti/giù le mutande, liquido fuori da questo glande/tira su tutto come le canne/mi sono fatto Valeria Scanner”.

Scanu aveva denunciato Fabri Fibra per diffamazione e la sentenza che gli dava ragione era stata pubblicata qualche mese fa, ma visto che è scaduto il termine in cui il rapper avrebbe potuto fare ricorso, diventa ora definitiva: Fibra dovrà quindi pagare una multa (di cui non conosciamo l’entità) e un risarcimento di 20.000 euro, come riporta in maniera esaustiva Rockol, che ha seguito il processo. E non è detto che non debba pagare anche di più, perché in Italia la denuncia per diffamazione (e questo vale per tutti: cantanti, giornalisti, comici, semplici cittadini che commentano su Facebook) è un reato penale, a cui può seguire anche un ulteriore processo per ottenere un secondo risarcimento danni in sede civile. Nessun commento per ora da parte di Fabri e del suo staff, mentre gli avvocati di Scanu hanno rilasciato la seguente dichiarazione: “Le espressioni utilizzate dal cantante Fabri Fibra sono diffamatorie in maniera oggettiva, come ha stabilito il giudice. Ed è la prima sentenza in Italia che vede la condanna per diffamazione di un cantante di musica rap. La musica è libertà, ma insultare squallidamente una persona non è musica e non è arte. Ognuno è libero di manifestare liberamente il proprio pensiero, non di offendere e diffamare una persona”.

Resta però un forte quesito etico: è giusto condannare un rapper per una provocazione satirica (di dubbio gusto per chi non conosce il rap e i suoi meccanismi, per carità, però pur sempre di una semplice punchline si tratta) arrivando a condannarlo a una multa di decine di migliaia di euro e ad avere la fedina penale sporca? Inutile dirvi come la pensiamo noi…

#Aggiornamento: Fabri Fibra ha commentato la sentenza con un lungo post sulla sua pagina Facebook, che vi riportiamo integralmente qui sotto:

“Oggi mi ritrovo l’iPhone pieno di messaggi. Molti mi chiedono se devo veramente pagare questo risarcimento. Sì, ho gìà pagato tempo fa. È strano che La Repubblica si prenda la briga di pubblicare parti di una sentenza di un anno fa, proprio adesso. La storia di A Me Di Te è tutta strana: la canzone è di tre anni fa, non è mai stata un singolo, non ha mai avuto un video. Non ha mai creato un gran rumore mediatico, fino ad ora che Repubblica l’ha voluta rispolverare. A Me Di Te è nato come un pezzo divertente, scritto in freestyle, è roba che non andrebbe presa sul serio, i nomi nel testo sono deformati, proprio per far ridere e per creare una situazione ironica. Non è la prima volta che mi ritrovo a “giustificare” le mie rime, i miei fan ormai ci sono abituati e si fanno anche due risate a riguardo, perché sanno che questo è rap. Poi c’è chi la può cavalcare a piacimento a seconda di come tira il vento. Nei momenti di calma piatta, tirar fuori una canzone di tre anni fa e alzare un polverone come questo, probabilmente fa comodo a chi ci guadagna. Voglio solo chiarire per l’ennesima volta la mia posizione sull’argomento: non solo non sono omofobo, ma l’orientamento sessuale di chicchessia non modifica minimamente la mia opinione sugli altri. Scrivere di certi argomenti nelle canzoni apre dei dibattiti e può far infuriare la polemica, ne sono completamente consapevole. In un passaggio del testo infatti dico “è solo un gioco, ma in pochi lo capiscono”. Ho sempre criticato i personaggi di un certo tipo che arrivano sotto i riflettori grazie a mille strategie e scorciatoie televisive, nei miei dischi sono libero di poterlo fare, lo faccio nel mio stile e non credo di offendere o danneggiare veramente nessuno.

Pensavo di potermi esprimere come meglio credevo perché sono un artista, ma logicamente se un testo del genere viene letto in un’aula di tribunale davanti a un giudice, il risultato cambia e di molto. In Italia il rap lascia ancora interdetti e pago perciò questi 20.000€ di multa per avere avuto la possibilità di criticare e raccontare con il rap certe immagini e situazioni. All’estero nei testi del rap si tirano in ballo molti personaggi dello spettacolo con immagini altrettanto forti (anche nei video, basti vedere l’ultimo di Kanye West). Con la fama e il successo arriva di tutto, anche il protagonismo che non ti gratifica, anche quello non voluto. Lo dovrebbero capire tutti, e io l’ho capito bene anche a spese mie.

Non conosco Valerio Scanu e non mi interessa conoscerlo, sarà senz’altro una brava persona, ma artisticamente non mi coinvolge, come non mi coinvolgono tutti gli artisti che cantano canzoni scritte da altri e che sono legati a queste dinamiche discografiche e dell’ambiente dello spettacolo, oggi come oggi più che mai ripetitivo. A me di lui né della sua sessualità non importa nulla, ma mi viene spontaneo criticare, con il rap, tutte queste incongruenze che compongono questo tipo di carriera. La mia carriera è differente, io sono qui grazie a me stesso e a quello che ho scritto negli anni, la forza della mia musica sta qui. Ho sempre fatto questo genere musicale, lascio quindi che sia la musica a parlare per me e ad attirare l’attenzione, non sono il tipo che vedrete sopra un’isola dei famosi con addosso un costume ridicolo o ad azzardare imitazioni in tv. Per altri artisti invece un po’ di esposizione, qualunque essa sia, non si rifiuta mai.

In conclusione ci tengo a sottolineare che il mio rispetto va alla comunità LGBT italiana e a tutti coloro che si battono attivamente per i propri diritti contro l’ipocrisia e i finti moralismi, oggi più che mai. A Me Di Te non c’entra niente con le cose serie. Rap è, e rap rimane”.

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