Fabiano Detto Inoki

by • 11/04/2005 • RecensioniComments (0)1618

Diciamocelo. Ultimamente Inoki non stava sfornando gran pezzi. I suoi testi si stavano fossilizzando su un genere di rap dedito alla autocelebrazione e al cosiddetto "gangsta rap". Il flow era sempre quello, uno dei migliori del belpaese, ma mancava qualcosa per fargli fare il gran salto di qualità. Le premesse per questo "Fabiano detto Inoki" erano comunque buone: un team di produttori sulla carta incredibile (The Italian Job aka DJ Shocca, DonJoe e DJ Shablo) che sicuramente avrebbero garantito un degno tappeto sonoro per il flow dell'mc bolognese. Quello che mi ha sorpreso è stato invece il cambio di rotta di Inoki verso dei testi più seri e meno dediti a facili gangsterismi. Un Inoki, profondo, certamente non dotato di un vastissimo vocabolario, ma capace di creare immagini vivide e con la non sottovalutabile capacità di arrivare dritto al punto senza perdersi in complicati giri di parole. Le 18 tracce del disco (più due bonus tracks) spaziano dal ricordo dei tempi che furono, alla constatazione di un presente difficile fino ai buoni propositi per il futuro.

Si passa quindi dai ricordi più intimi di "Pagine Bianche" (in cui il ricordo della spensieratezza di quando si era adolescenti è contrapposta alla consapevolezza della crescita e delle responabilità che ne derivano) al pezzo party come "House Party" al pezzo di denuncia sociale come "Non mi avrete mai", il tutto con molta naturalezza e con grande abilità. Inoki sa fare il rap, il suo flow, a tratti monotono, è di altissimo livello in tutti i pezzi e impone il suo marchio di fabbrica anche nei pezzi in cui vi sono ospiti. Sono tante le canzoni veramente riuscite come la già citata "Pagine Bianche", "Med Connection" gran posse-track con tutta la Pmc (il livello degli mcs è altalenante, gran prove sono offerte da Rischio, Mehdi, Nunzio e MoPasha e soprattutto Gora mentre deludono Gianni Kg e Lamaislam) con un gran beat di Shablo sorretto da poche note di chitarra messe in loop in maniera ossessiva e "Soltanto Tu".

Tra i pezzi degni di una menzione speciale vi è anche "Ripartire da Zero" pezzo scritto a quattro mani insieme a Militant A degli Assalti Frontali, che offe un testo ben scritto e a tratti molto poetico. Bello anche "Nuove Leve", pezzo numero 4, dedicato a tutti quei giovani che si avvicinano al rap e alla vita di strada sorreto da beat stupendo di Shablo, piattini, rullante e campione di chitarra elettrica il tutto accompagnato da una vocina pitchata e da dei cori nel refrain. Sempre Shablo firma "Soltanto Tu", qui la base è più classica, batteria in 4/4 normalissima e diversi campioni tagliati a metà per introdurne un altro. Inoki analizza la solitudine nei momenti decisivi della vita in cui gli amici non possono aiutarti.

Nel decimo pezzo, "Nuovi Re (New Kings Anthem) troviamo anche il featuring del Club Dogo (oltre che quello di Tek Money, mc parigino presente in altri due pezzi nei quali, a differenza di questo in cui la sua strofa è in italiano, rappa in francese) che offre come al solito stile in quantità nonostante il pezzo non sia certamente tra i più riusciti del disco.

Ma la vera a propria regina del disco è "Non Mi Avrete Mai", senza dubbio il pezzo più riuscito nel quale Inoki inveisce contro le istituzioni e contro il sistema e regala un pezzo a tratti emozionante che sfocia in un gran bel ritornello ("..potete prendervi i miei anni la mia gioventù / la mia moto le mie canne anche la mia tv / mi potete condonare, risolvere i miei guai / figli di puttana nn mi avrete mai..").

Da segnalare anche la presenza di due remix di "Bologna by Night" (il primo identico all'originale con la sola differenza che vi è una terza strofa di Inoki a sostituiere quella di Royal Mehdi) entrambi ad opera di Shocca ed uno di "Cash Dreamin" pezzo già visto sul recente album del produttore svizzero Michel (anche questa è a cura di Shocca).

Nel complesso il disco è più che valido, a tratti davvero ben riuscito anche se vi sono alcune cadute di stile che nel complesso non minano alla compattezza del lavoro. I tre produttori regalano perle su perle (anche se Shablo, in quest'occasione, è davvero una spanna avanti) rendendo omogeneo il tutto e Inoki non è da meno. Come già detto, non troverete virtuosismi e tecniche estreme, troverete del buon rap come raramente accade di sentire, rap sincero e ben fatto. Da segnalare l'ottima grafica e il bel libretto che contiene tutti i testi dei pezzi. Un disco sincero, con un Inoki diverso da quello che siamo abituati a sentire e per questo meritevole di un ascolto approfondito.

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