Expression (2012 A.U.)

by • 03/06/2006 • RecensioniComments (0)1078

Cosa sarebbe il rap negli Usa senza la Stones Throw? Provocazione, certo. Ma le provocazioni non contengono quasi sempre almeno un briciolo di verità?

"Expressions (2012 A.U.)" è il secondo disco di Declaime nei panni di Dudley Perkins. Il nostro, in giro fin dai tempi di "Coast 2 Coast" degli Alkaholiks, prima ha calcato i palchi della scena west coast di fine anni '90 poi si è gettato a capofitto tra le braccia di Peanut Butter Wolf, che con l'aiuto del fedele Madlib ha dato sfogo alle sue velleità di soulsinger dall'aria stralunata. A tre anni di distanza dal precedente "A Lil Light" questo nuovo album segna la definitiva quadratura del cerchio, uno step importante per il percorso iniziato nel 2002 con il sette pollici "Flowers".

Avete presente la sensualità di Marvin Gaye e la coolness di Curtis Mayfield? Non c'entrano un cazzo! Dudley se è per questo non possiede nemmeno metà della tecnica stilistica di un qualsiasi pappone R&B che primeggia oggi su MTV. Vi starete chiedendo: "Ma allora è una ciofeca questo Dudley Perkins?" E qui entra in gioco l'ampio concetto di "soul" da me tirato in ballo nella recensione all'ep di Georgia Anne Muldrow di qualche mese fa. Dudley canticchia strascialato, ingenuamente ipnotico nel suo incedere in un flusso che deve parecchio al suo passato da rapper, tuttavia più di una volta incanta e sa divertire, si dimostra artista vero perchè fa dei propri limiti una forza da cui attingere a piene mani. Che si tratti di un tributo ai Funkadelic o di un ode al signore in pieno effetto THC Declaime contraddice le proprie contraddizioni dimostrandosi sempre all'altezza della situazione. Tocca le corde dell'anima ed il bello è che proprio non si capisce il perchè.

L'album è prodotto interamente da quel genio iper-tutto di Madlib. Questa volta però l'Illest Beat Konducta si limita ad orchestrare da dietro le quinte senza far trasbordare il suo talento, produce sempre ottimi beats ma lascia a Dudley il ruolo di protagonista, alterna atmosfere narcotiche a funk di prima scelta e tratteggia con la solita maestria il suono degli anni a venire.

"Expressions (2012 A.U.)" è un disco che anche nei suoi chiaroscuri convince pienamente, non è un capolavoro e non ha la pretesa di esserlo, è una dichiarazione d'amore per la musica e come tale va presa. Se amate il suono della Stones Throw è un ascolto obbligato, se invece come me vi mordete le mani perchè vi siete ammalati in concomitanza con il suo tour italiano è, fortunatamente, più che una magra consolazione.

Related Posts

Powered by Calculate Your BMI