Everything

by • 13/04/2017 • Rubriche, The Game VaultCommenti disabilitati su Everything65

Everything è un titolo parecchio ambizioso che mescola la filosofia di David O’Reilly con meccanismi di chiave videoludica. Si è tentato infatti di rappresentare in maniera virtuale un pensiero e quindi mettere in relazione in un videogioco categorie ontologiche molto diverse tra loro con un interesse particolare al cosmo e all’essenza del tutto.

Lo sviluppatore è lo stesso del controverso Mountain, ossia un titolo in cui potevamo impersonare una montagna appunto e trascorrere così la nostra immobile esistenza.
Qui si indaga invece ad ampio raggio sulle origini dell’universo in una sorta di forma d’arte alternativa e come una sorta di esercizio di stile videoludico.

Come suggerisce il titolo appunto, più che un gioco vero e proprio è una riflessione sulla natura dell’esistenza e sul tutto in generale. Quantomeno velleitario.
Il gioco comincia con uno spiraglio di luce che gira nell’universo chiedendosi quale sia la sua origine e il suo scopo.  Tutto sembra vano e inutile finchè non ci incarneremo per così dire nel corpo di un essere vivente in maniera casuale.

Potremo ad esempio entrare in un cammello e iniziare a girovagare. Le animazioni non sono fluidissime ma è tutto volto alla natura molto particolare del titolo.
Presto ci renderemo conto però che saremo in grado di entrare tanto nel macroscopico quanto nei micro organismi.

Potremo passare da un insetto, a un albero fino a un intero pezzo di territorio e ogni volta quindi ci sembrerà di trovarci di fronte a una nuova scoperta. Ci sarà impossibile resistere nel non penetrare in ogni singola radice nel terreno o in ogni creatura dell’oceano, per poi risalire e arrivare fino alle orbite dei pianeti.

Potremo quindi avventurarci fino al centro dell’universo e alle sue origini, ballando quindi sul filo sottile che divide scienza e fantasia. Ci avvicineremo così inevitabilmente al concetto di Dio che lo sviluppatore vuole suggerirci, ossia una presenza totale e immanente.

Non esiste una vera propria progressione nel gioco, escluso il tutorial iniziale, e tutto ci sarà offerto come una sorta di esperienza multiasensoriale. Tutto è collegato e l’universo molto spesso interagirà con noi attraverso dei pensieri che dovremo interpretare. Grazie al touchpad del joypad potremo sempre richiamare tali pensieri e quindi ricordarci dei vari incontri che abbiamo fatto lungo il percorso.

Mano a mano saremo in grado non solo di interagire con gli elementi della nostra stessa specie ma anche con ciò che è diverso da noi e attraverso il canto potremo anche richiamarli presso la nostra presenza. Potremo anche generare delle danze simbiotiche daranno vita ad altre forme di vita. Potremo così sbizzarrirci nel impersonare creature in contesti diversi da quelli di appartenenza come una mucca nell’orbita del sole o un uccello in fondo all’oceano.

Relativo anche il passare del tempo che per gli esseri giganteschi sembrerà velocissimo mentre per quelli infinitesimali viceversa lentissimo. Il concetto di documentario anche non strettamente interattivo è consentito dalla possibilità di mettere il gioco in autoplay e lasciarlo evolvere in maniera casuale.

Un titolo certamente sui generis che dovrebbe essere quantomeno testato una volta.

Voto: 8.5

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