Etta James RIP (1938 – 2012)

by • 20/01/2012 • ArticoliComments (3)1377

Nell’ultimo anno, Etta James è morta tre volte. La prima ad agosto 2011, quando alcuni blogger avevano dato notizia (subito smentita dal figlio) della sua dipartita. La seconda il giorno di Natale: stavolta era toccato a Beyoncé darne il triste annuncio via Twitter, ma anche in questo caso si trattava di un falso. L’ultima oggi, 20 gennaio 2012: stavolta, purtroppo, è tutto vero. La leggendaria diva soffriva da diversi anni di Alzheimer, al quale si era aggiunta negli ultimi mesi anche una grave leucemia, e negli ultimi tempi trascorreva più tempo in ospedale che a casa. Ciononostante è riuscita a dare alle stampe anche un ultimo album, The dreamer, un disco di cover (tra cui perfino Welcome to the jungle dei Guns’n’Roses) con il quale ha dichiarato di voler dare l’addio alle scene: “Vorrei dedicare quest’ultimo lavoro della mia carriera ai miei fan. Vi amo tutti”.

Per i profani, Etta James non è uno dei primi nomi che vengono in mente quando si parla di soul. Eppure le sue canzoni sono tra le più conosciute del genere: At last detiene addirittura il record di brano più suonato ai matrimoni. Ci sarebbe davvero tanto da raccontare su di lei. Etta James è quello che sarebbe stata Amy Winehouse se anche lei fosse sopravvissuta fino a 74 anni: una forza della natura, quasi una sfida alle leggi stesse della natura. Vero nome Jamesetta Hawkings, nata nel 1938 da madre (nera) quattordicenne e padre (bianco, forse un famoso giocatore di biliardo) ignoto, è cresciuta sola e incazzata, affidata a numerosi estranei. Un bel giorno incontra Johnny Otis e fa un’audizione con lui nella sua camera d’albergo; dopo un po’ sbarca alla leggendaria Chess Records, quella di Chuck Berry. Inizia a sfornare una serie di hit storiche e meravigliose: Tell Mama, I’d rather go blind, All I could do was cry, Security, I just want to make love to you. Ma poi smette di cantare per oltre dieci anni a causa di eroina, alcolismo, antidolorifici e un marito afflitto dai suoi stessi identici problemi. Ricomincia negli anni ’80 e, salvo le regolari soste che di quando in quando le tocca fare per ricoverarsi in rehab, non smette più.

È stata forse la prima cantante soul e blues a infondere la sua vera rabbia nella musica: Etta James era incazzata nera e non se ne vergognava, anzi, era disposta ad urlarlo al mondo se solo qualcuno gliene dava l’occasione. Nessuno è mai stato in grado di ruggire il proprio disappunto come lei, non in una canzone d’amore, tanto che le persone notoriamente felici i suoi pezzi non riescono affatto a cantarli. Prova ne è la querelle con Beyoncé, che recita nei suoi panni nel film biografico Cadillac Records, peraltro inaccurato e bruttino. Etta se la mangia viva: la divina Beyoncé è decisamente troppo bella e perfetta per interpretare la sua drammatica storia, e oltretutto canta come la Barbie che è, anziché come la tossica che Etta era. “Non la sopporto, qualcuno dovrebbe farle il culo a strisce” dichiara durante uno dei suoi ultimi concerti. Come darle torto. Vogliamo ricordarla così: mentre fa presente al mondo che esistono talenti talmente personali e radicati da essere inimitabili. Il suo ne è la prova.

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