Entics: l’intervista

by • 18/03/2017 • Copertina, IntervisteCommenti disabilitati su Entics: l’intervista139


Entics, dopo un periodo di pausa, è tornato finalmente sulla scena. E lo ha fatto nel modo migliore ossia con un album nuovo di zecca intitolato Purple Haze. La prova concreta di una crescita artistica non indifferente ma soprattutto umana. Vediamo che cosa ha raccontato al nostro microfono durante il press day, alla vigilia dell’uscita del disco.

Haile Anbessa: Cristiano è un piacere rivederti dopo tanto tempo.
Entics: anche per me fratello.

H.A.: cominciamo subito a parlare dell’album nuovo. Mi ha incuriosito il titolo Purple Haze. Un riferimento al grande Hendrix o ad altro?
E.: meno male che qualcuno se n’è accorto e non ha pensato subito alla ganja! (ride) Pensa che sto già usando sui social l’hashtag #JimiEntics. Scherzi a parte, sono vari i motivi per cui ho scelto questo titolo. Innanzitutto l’omaggio a Hendrix in primis ma anche ai Wu Tang Clan ma anche perché ci piaceva per il concept grafico che, come puoi vedere, è tutto giocato sui toni del viola. Yo Clas! ha fatto ancora una volta un grandissimo lavoro in questo senso. Abbiamo preferito però per questo album spersonalizzare ed essere essenziali, tanto è vero che in copertina non appaio più. Per quanto riguarda il titolo però voglio confessarti un segreto: il titolo non doveva essere questo. Avrei preferito Da Baggio a Bali, proprio perché questa traccia è quella che mi ha poi dato l’ispirazione per tutto l’album, una sorta di ripartenza dalle origini. Appena lanciata l’idea però tutti mi hanno subito detto che sembrava Da Roma a Bangkok e quindi ho desistito.

H.A.: entrando più nel dettaglio riguardo all’album?
E.: è un album senza compromessi che ritorna alle origini, al quartiere, alle panchine durante il pomeriggio. Adesso mi sento libero da meccanismi commerciali e mi sono completamente affidato ai miei produttori. Non ho voluto in nessun modo compromettere la loro arte e quindi ritengo che il risultato sia assolutamente più genuino che in passato. È una vera ripartenza quindi, senza più stereotipi di nessun genere. Ho voluto dare grande importanza ai testi e riuscire a far passare un messaggio riguardante una parte di me che finora non ero riuscito a esprimere a pieno. Ho 32 anni ora e ho tante cose da dire e quindi questo è stato lo stimolo principale per tornare in pista. Tranquilli comunque che il mio background si sente forte e chiaro anche in Purple Haze.

H.A.: e per quanto riguarda il suono?
E.: utilizzerei il termine vintage, visto che mi rifaccio tanto alle atmosfere anni Novanta. Ho preso ispirazione dal mash up che mi caratterizza fin dalle origini, con mescolanze rap e dancehall. Volevo comunque anche dare un contributo nuovo in questo senso, dato che comunque la musica va avanti e sarebbe stupido rimanere ancorati al passato. C’è comunque sempre un ritorno ma ho voluto evitare stereotipi.

H.A.: hai chiuso definitivamente la porta al vecchio sound più reggae/dancehall?
E.: assolutamente no. Magari un futuro uscirà un mixtape, non so. Sai a proposito ho sentimenti contrastanti perché a volte vorrei veramente tornare indietro nel tempo ma mi rendo conto che non sarebbe giusto. Il presente mi piace e comunque al momento la realtà è questa ed è giusto prenderne coscienza. In ogni caso tutto può coesistere quindi vedremo.

H.A.: accennavi a un nuovo Entics prima. Cosa vuoi raccontarci quindi in questa tracklist?
E.: sostanzialmente il vissuto di una persona che oggi ha passato i 30 anni e non è più l’artista e l’uomo che era qualche anno fa. Nella mia vita sono cambiate molte cose e le responsabilità e le priorità cambiano. Ho aperto uno studio di tatuaggi, ho viaggiato tantissimo e ho conosciuto molte culture diverse. Anche le mie giornate sono cambiate e quindi questo ha portato a nuovi stimoli per fare musica. Il disco comunque non è incentrato su di me ma una riflessione in generale sulla nostra società. Dal basso, umilmente, vorrei ricordare a tutti che la vita reale non è quella effimera dei social e quindi ogni tanto dovremmo fermarci a pensare. Io stesso avevo un po’ esaurito le cose da dire e quindi ho preferito prendermi una pausa invece che lanciare messaggi che non mi appartenevano. Al centro di tutto comunque rimane sempre e solo la musica per me.

H.A.: uscendo dal giro per un attimo come hai ritrovato la scena?
E.: per me non è cambiato solo il modo di fare la musica o la comunicazione ma è oramai cambiata proprio una generazione. Il mondo non è più lo stesso e cambia sempre più velocemente. Tante cose già noi non le capiamo perché non ci appartengono ma in ogni caso è giusto così. Io personalmente non mi sento schiavo del mio personaggio e quindi non voglio ostentare qualcosa che non mi appartiene.

H.A: primo singolo?
E.: Il primo singolo è Siamo noi stessi e subito dopo è uscito Il finale di cui sta girando anche il video ultimamente. Li abbiamo girati a Brighton assieme ad altri due che usciranno presto. Questa modalità di fare video l’ho apprezzata particolarmente perché ti permette di estraniarti da contesti usuali per concentrarti veramente solo sulla parola e sul messaggio che si vuole trasmettere. Una presa di coscienza sul nostro essere all’interno di questa società sempre più frenetica. Io finalmente l’ho capito e adesso faccio musica veramente solo per il piacere di fare musica. Voglio trasmettere genuinità. Questo è il mio finale personalmente parlando e sono contento di questa consapevolezza.

H.A.: tour?
E.: uscito il disco e fatti un paio di in store inizieremo a raccogliere le date. Speriamo che, grazie a Purple Haze, torneremo a girare per suonare perché la dimensione live è la cosa che mi piace di più.

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