En?gma: l’intervista

by • 10/09/2018 • Copertina, IntervisteCommenti disabilitati su En?gma: l’intervista25

Reinventarsi di lavoro in lavoro, riuscendo alla stesso tempo a rimanere incredibilmente prolifico – il tutto senza cali qualitativi a livello musicale -, è una sfida incredibilmente ardua che ben pochi hanno il coraggio di raccogliere. Tra questi, uno dei nomi che spicca maggiormente è quello di En?gma: dopo l’uscita dalla Machete, il rapper sardo ha inanellato una serie di lavori di pregevole fattura, da Indaco a Shardana, per completare poi una tripletta di tutto rispetto con Terranova. Quest’ultimo nasce dagli sforzi congiunti con Noia e Quint Mille: abbiamo quindi raggiunto En?gma, alle prese con un tour che vede protagonisti tutti e tre i progetti, per scoprire qualcosa in più di questo disco partorito da tre teste rappanti. (continua dopo la foto)

Riccardo: Terranova è figlio degli sforzi congiunti tuoi, di Noia e di Quint Mille. Un album a tre teste, una sorta di cerbero nel mondo del rap italiano; come nasce l’idea di realizzare un progetto a sei mani – anzi, facciamo otto, visto l’importante contributo di Kaizen?

En?gma: É sempre stato un nostro sogno riuscire a fare un progetto che racchiudesse qualità e amicizia totale.
Lo è da quando ci si conosce, e sto parlando di 10 anni fa; di fatto subito dopo Shardana si sono create le condizioni giuste, e siamo riusciti a creare coesione al K Studio, che nell’immediato si è tramutata in concretezza e in tracce.

 

R.: Il disco suona particolarmente estivo – escludendo un paio di episodi – e incalzante a livello sonoro, mantenendo atmosfere rilassate sia quando si è alle prese con un pezzo più impegnato che con un brano più scanzonato. Durante la lavorazione di Terranova sono arrivate prima le produzioni o prima le liriche?

E.: Prima le produzioni, poi, come mi è capitato spesso fino ad adesso, sono andato trasformare in liriche le sensazioni e le emozioni create dal sonoro; così è andata anche per Noia e Quint Mille.

 

R.: Durante la tua lunga carriera hai collaborato con molti artisti, sia nel panorama underground che in quello tendente al mainstream. Come mai, tra tanti colleghi, hai deciso di coinvolgere proprio Noia e Quint Mille in Terranova? Cosa vedi di peculiare nella loro musica?

E.: Innanzitutto questo progetto poteva avere questo sapore solo fatto da noi, nel senso che un certo tipo d’intesa, che peraltro c’è sempre stata, è stata fondamentale nella riuscita del tutto; è chiaro che con altri non avrebbe funzionato alla stessa maniera per fattori logistici e relazionali.
Mi faceva poi piacere, essendo un esponente del rap in Italia provare a dare, per quanto possibile, un po’ di risonanza in più a due artisti che a mio modo di vedere niente hanno da invidiare a ciò che propone la scena.

(continua dopo il video)

R.: Terranova arriva a neanche un anno di distanza dal tuo progetto precedente, Shardana. Come mai hai optato per due release così ravvicinate tra di loro?

E.: É ovvio che è Shardana il mio disco ufficiale, però volevo sondare il terreno e continuare a farmi sentire, per ringraziare idealmente anche i fan per il supporto e perché no per “capire il mercato” testando ulteriormente certe dinamiche.

 

R.: Il fatto di produrre e rilasciare musica in periodi così compressi non ti preoccupa? Non temi che l’ispirazione e l’originalità dei lavori potrebbe risentirne?

E.: Anche questo fa parte del continuo evolversi testandosi e spingendosi al limite, ma francamente credo che la qualità non ne abbia risentito; quello che può risultare all’ascolto è che magari certi brani miei di Terranova potevano stare in Shardana, certo.
Detto questo ora mi sto prendendo del tempo, rivoluzionando il mio modo di approcciare i brani, per rilasciare qualcosa di unico nel 2019

 

R.: No Bueno è il pezzo più hardcore del disco, forse il più “lontano” dal resto del mood di Terranova. Critichi l’ipocrisia della scena rap italiano e il fatto che spesso i numeri finiscano per oscurare il valore artistico intrinseco della musica – quanto è difficile, da artista indipendente quale sei tornato ad essere, trovare la propria posizione in questo mercato?

E.: É una sfida continua, fatta di alti e bassi, gioie e momenti di down. Però sono qui, campo dalla mia nicchia e non scendo a compromessi. Non disso, non lecco culi, non faccio ciò che non voglio fare dal punto di vista artistico e umano, riuscendo a far funzionare la giostra anche economicamente.
Di fatto ogni mio lavoro solista dal 2013 ad oggi ha sempre avuto maggiore riscontro; non faccio exploit particolari, è vero, ma c’è sempre un piccolo miglioramento costante che mi permette di rimanere in positivo e di accrescere quello zoccolo duro che non perdo per strada.
Roba non da poco a mio modo di vedere .

 

R.: Cosa dobbiamo aspettarci nel prossimo futuro? Sei già al lavoro su un nuovo progetto o stai pianificando un tour per Terranova?

E.: Continueremo a sicuramente a girare, se possibile, fino a fine anno, per bloccarci poi almeno tutto Gennaio. Nel frattempo pianifichiamo il nuovo disco ufficiale per la primavera. Attualmente il live è appunto bello “grasso” visto che si è aggiunto Terranova.

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