Ecce Skepta, il rapper inglese che sta conquistando il mondo

by • 12/11/2015 • Articoli, CopertinaComments (1)752

Skepta

Quando, a fine febbraio scorso, si trova sul palco della O2 Arena di Londra, che per l’occasione ospita i BRIT Awards, Skepta è già piuttosto conosciuto. Pare che un collaboratore di Kanye West lo abbia chiamato dicendo che Yeezy lo voleva sul palco con una ventina di brutti ceffi tutti vestiti di nero. Skepta non si è fatto trovare impreparato e ha portato su quel palco mezza scena grime londinese, tra cui suo fratello JME, Novelist, Stormzy, Jammer, Krept and Konan. Nelle settimane successive, si sarebbe parlato e scritto molto su quel gesto di Kanye: si trattava di un gesto paternalistico oppure di un sincero atto di gratitudine? A parte le varie opinioni, è stato solo l’ennesimo caso in cui il grime – e soprattutto il suo rappresentate più in vista al momento, Skepta – ha ricevuto un chiaro endorsement da parte dei big d’oltreoceano.

Già da tempo Skepta stava facendo parlare di sé e non avrebbe smesso nei mesi a seguire. Di lì a poco sarebbe apparso anche al Koko, in uno show a sorpresa organizzato sempre da Kanye West e che avrebbe coinvolto anche Raekwon, Big Sean, Vic Mensa e molti altri. Ultimamente, non è infrequente vederlo sul palco con Drake, ma vanta collaborazioni anche con A$AP Mob e Ratking, per dire, mentre nel tempo libero si rilassa fumando erba con Wiz Khalifa. È sicuramente un momento d’oro per il rapper londinese, il quale, mantenendo un’attitudine underground, riesce a riempire piazze con folle di gente che urla le sue canzoni a memoria. Ma da dove viene Skepta e come mai negli ultimi mesi lo si può trovare al centro dei palchi più importanti del mondo?

“Yo Skepta! Thank you!” – Kanye West (4:12)

Figlio di genitori nigeriani emigrati nel Regno Unito, Joseph Junior Adenuga, classe 1982, inizia la sua carriera a Tottenham come DJ della Meridian Crew. Decide di iniziare a rappare solo in un secondo momento, poco prima dello scioglimento del gruppo, che avviene nel 2005 a causa dell’incarcerazione di alcuni membri.

Sono anni in cui il garage sta perdendo la sua spinta propulsiva dopo essere diventato una moda (“Boy In The Corner” è uscito ormai da un paio di anni) e tutta la carica dei rapper inglesi si sta incanalando in un nuovo movimento: il grime. Le due crew più forti a Londra sono la N.A.S.T.Y. crew di Jammer (e Kano, D Double E, Footsie, solo per dirne alcuni) e la Roll Deep di Wiley (una semidivinità nell’ambiente). Sono proprio Jammer e Wiley, produttori dei due gruppi, a contribuire alla nascita di questo nuovo movimento. Nelle radio pirata, nei loro mixtape e durante le serate nei locali londinesi si divertono a mixare basi jungle rallentate con pezzi garage, invitando ospiti (tra cui lo stesso Dizzee Rascal) a cantare su queste basi cupe e sincopate. La cosa prende piede rapidamente, i rave sono sempre più affollati, sia sopra che sotto il palco, e le canzoni di questi giovani londinesi iniziano a diffondersi su tutto il territorio nazionale, riuscendo, in alcuni casi, ad arrivare oltremanica.

Skepta decide di arruolarsi proprio nella Roll Deep, ma non ci rimane per molto, perché nel 2006 decide di fondare con suo fratello JME la ormai storica crew Boy Better Know. È proprio in questo periodo che il suo nome inizia a girare parecchio, ricevendo una spinta decisiva grazie a una sfida di freestyle contro Devilman – per la storica compilation creata da Jammer, Lord of the Mics (Vol.2) – che, oltre ad aver acceso un beef prolifico di hit durato anni, è ancora ricordata come una delle più grandi sfide nella storia del grime.

“Watching Skepta vs Devilman is a true reminder that whenever you think you are good at what you do there’s most likely 2 people out there that will yam” – Drake

Un anno dopo arriva il primo album ufficiale, Gratest Hits, che però non riscuote particolare successo. Le classifiche iniziano a notare Skepta solo con l’uscita del secondo disco, Microphone Champion, che esce nel 2009, con il quale il rapper londinese riesce a piazzare tre singoli nella UK Single Chart e a strappare un contratto con una major: la All Around The World Production – un’affiliata Universal. Bisogna tenere conto che il 2009 è anche l’anno dell’uscita di Tongue n’ Cheek di Dizzee Rascal, che rilancia il successo di Maths + English diventando disco di platino, ma lo fa aprendosi a un pericoloso flirt con l’electro-pop da classifica.  

È proprio in questa scia che si inserisce Doin’ It Again, il terzo studio album di Skepta (e primo con un’etichetta), con il quale il rapper entra definitivamente nel radar del grande pubblico. Nonostante critiche contrastanti, il disco contiene diversi bangers e riesce per la prima volta a raggiungere la top ten, facendo arrivare tre dei cinque singoli estratti nella UK Top 40 Single Charts. Da segnalare, i primi contatti con l’industria discografica d’oltreoceano e in particolare con Sean “Diddy” Combs, con il quale Skepta collabora per un remix in stile grime di “Hello, Good Morning”, pezzo del progetto Dirty Money.

A questo punto Skepta conosce la fama, e il suono inizia risentirne: “Rescue Me” e “Cross My Heart” sono pezzi perfetti per le radio inglesi degli anni ‘10, ma Skepta non sembra affatto a suo agio in questo contesto: il suo talento è troppo grezzo per essere ammaestrato e continua a sfornare punchlines come se si trovasse ancora nello scantinato di Jammer a East London.

Wiley e SkeptaWiley e Skepta – Tumblr

“I’ve made bare mistakes. But some of us who have been at the bottom aren’t afraid of being there. It never scares me when I’m down there.”

Il secondo album sotto major, Honeymoon, è previsto per la fine del 2011, ma viene rimandato fino al 2012. I primi due singoli, “Hold On” e “Make Peace Not War”, arrivano nella Top 40, ma lo fanno quasi per inerzia e sacrificando tutta quella potenza genuina che è stata la cifra distintiva dello stile di Skepta fino ad ora. È un periodo buio per tutto il movimento grime: come spesso accade, con l’arrivo del successo, la musica tende a snaturarsi, passando dall’essere fine in se stessa a mero mezzo per fare soldi. L’hype si sgonfia, e l’uscita di Honeymoon viene annullata.

La carriera di Skepta tocca il suo punto più basso, il rapper la chiamerà la sua personale crisi di mezza età. Tutti gli artisti esplosi precocemente ne hanno una, e molto spesso l’esito di questi momenti di stallo dipende dall’intelligenza e dalla tenacia del singolo: ci si può lasciar sommergere o decidere di reagire. Inutile dire che Skepta reagisce. La svolta coincide con la pubblicazione su Youtube di un video di venticinque minuti intitolato “Underdog Psychosis” in cui Skepta si confida di fronte al proprio laptop. Scrollandosi di dosso la depressione per il fallimento, il rapper decide finalmente di smettere di accontentare i gusti delle etichette e delle radio per tornare a seguire la propria strada.

Dopo qualche mese esce Blacklisted, un mixtape che si inserisce nel filone delle raccolte non ufficiali che Skepta non ha mai smesso di pubblicare, anche negli anni del successo, tra un album e l’altro – le altre due sono Been There Done That (2010) e Community Play (2011). Skepta riprende il discorso e lo eleva alla luce della sua recente evoluzione. Blacklisted è infatti un lavoro pieno di risentimento e lucidità, che riporta l’artista inglese sul sentiero della sperimentazione, forte, però, di una nuova accettazione di sé.

“During that time, between 2012 and 2014, I felt myself become real. I focused on being Junior rather than Skepta. And that’s how I ended up with That’s Not Me”

Seguono due anni di silenzio, in cui Skepta lavora su se stesso, cercando nuova ispirazione per tornare ad impugnare il microfono più forte di prima. Lo fa nel 2014, prima partecipando al remix di “German Whip” di Meridian Dan, e poi facendo uscire il video di “That’s Not Me” con suo fratello JME, un pezzo che segna il ritorno del grime alle alte vette e l’inizio di un nuovo successo internazionale per il rapper inglese. È un ritorno alla vecchia scuola (le sonorità richiamano “Piles” di Wiley) e alla carica degli anni dei basement. Il video viene realizzato con budget bassissimo (appena 80£) in pieno stile videoclip dei tempi del VHS. Sarà un effetto della nostalgia, o della potenza del flow e del messaggio di Skepta, sta di fatto che il video vince il premio come miglior video ai MOBO Awards 2014, spodestando gente come FKA Twigs e Rudimental. 

Da questo momento i riconoscimenti iniziano a piovere senza sosta. Di lì a poco, Skepta comprare in “High Street” di Blood Orange, vola a New York per filmare il video del remix di “That’s Not Me” con Wiki dei Ratking, e – in vista della sfida con la A$AP Mob al Redbull Culture Clash di Londra – fa uscire “It Ain’t Safe” feat. A$AP Bari (aka Young Lord), pezzo che per diversi mesi spopola nei blocks inglesi e americani. Non tarda ad arrivare anche l’approvazione Drake, il quale da anni segue con curiosità la scena britannica. Drizzy, infatti, oltre a citare una rima di “That’s Not Me” nella sua “Used To”, decide di inserire Skepta tra i ringraziamenti di If You’Re Reading This It’s Too Late, segno che tra i due è già presente un’alchimia che ha tutta l’aria di durare nel tempo.

Skepta risponde prontamente pubblicando “Shutdown“, la hit che che lo consacra definitivamente ambasciatore del grime nel mondo. Il tributo a Drake arriva proprio all’inizio del pezzo, con un audio tratto da un Vine del repper canadese. Manca solo di sentirli insieme sulla stessa traccia, e l’occasione non si fa attendere, con il remix di “Ojuelegba” di Wizkid.

“I bet I make you respect me, when you see the mandem are selling out Wembley”

Oggi Skepta lo si può trovare, oltre che sul palco assieme a Kanye West, nelle feste semi-abusive a Londra intento a far saltare centinaia di fan, oppure a New York per l’apertura del MOMA PS1, o ancora con a Drake al Wireless Festival e all’OVO Festival, in compagnia dei big dell’hip hop mondiale. Il suo prossimo disco, Konnichiwa, la cui uscita è prevista entro fine del 2015, è uno dei più attesi dell’anno. Nel frattempo, Skepta ha anche avuto il tempo di finire nella classifica dei 50 uomini meglio vestiti del Regno Unito secondo GQ.

“True, I used to look like you but dress like a mess? Nah, that’s not me.”

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