Duke Montana: L’intervista

by • 26/12/2012 • IntervisteComments (0)1616

Dopo l’uscita dell’attesissimo disco Stay Gold il rapper italiano Duke Montana, ex componente dei TruceKlan, annuncia al grande pubblico i suoi progetti, intenti e presenta una nuova promessa del panorama: il figlio Luke!

(Ndr: per rendere meglio la travolgente spontaneità di Duke, la chiacchierata è stata trascritta in maniera volutamente molto colloquiale).

Viky: Parliamo un po’ di STAY GOLD, la tua ultima release del 2012. Per la realizzazione  ti ha ispirato la poesia del film The Outsiders, che celebra il fatto di essere veri con noi stessi e che nulla è eterno . Parlaci un po’ di come hai lavorato a questo progetto e come sta andando la promozione?

Duke Montana: Avendo vissuto in pieno l’età d’oro dell’hip hop negli anni ’90, rendo omaggio alla Golden Age, appunto, con questo titolo che significa “Rimani Oro”. Mi ritengo molto fortunato ad essere cresciuto durante questo periodo che secondo me è stato il migliore periodo per la musica Hip Hop: fine anni ’80, inizio anni ’90. Il rap era più crudo a quei tempi, le basi più grezze, mi fomentava di più. Anche adesso mi piace perché sto al passo con i tempi e mi ascolto anche il rap contemporaneo, però mi sono sentito il dovere di fare un disco con questo titolo perché  a me la Golden Age ha regalato dei momenti bellissimi! Poi intitolando il mio disco Stay Gold sapevo che tanti dei miei giovani fan si sarebbero chiesti “perché questo titolo?” Sapevo che durante le interviste mi avrebbero domandato il perché  di questo titolo: i ragazzi con più knowledge su questa cultura che noi tanto amiamo già sapranno quanto è stata bella La Golden Age, ma per quelli che hanno iniziato da poco ad appassionarsi a questa musica potranno venire a conoscenza dei gruppi storici e quindi iniziare una ricerca più approfondita sulle radici dell’Hip Hop. Detto questo, comunque, io ho un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro. Ho lavorato a questo progetto scegliendo tutte le basi da mio figlio: visto che è molto prolifico e mi ha fatto ascoltare tantissimi beat, è stato difficile scegliere perché mi piacevano tutte! Sono 18 tracce, alcune le ho registrate da me e altre da Squarta: il mixaggio e il mastering l’ha invece fatto tutto Squarta. La promozione sta andando benissimo, la mia etichetta RBL Music sta spingendo tantissimo, abbiamo la distribuzione Sony quindi il disco è facilmente reperibile in tutta Italia; abbiamo fatto tanti In-store, tante interviste, tv e il passaparola è anche fondamentale e sta andando benissimo. Avevo un negozio di abbigliamento che si chiamava Golden Age, presto lanceremo il sito della Golden Age Label che ho fondato insieme ad altri soci. Mio figlio Sick Luke sta producendo un bel po’ di rapper e quindi i primi rapper che faremo firmare con la label saranno proprio alcuni degli artisti con cui sta collaborando.

V: Nel tuo disco racconti delle periferie di Roma, del disagio, della realtà difficile dei palazzi. In un certo senso fare musica può essere motivo di riscatto dalla realtà che ti circonda?

D.M.: Si è un messaggio universale e anche uno dei principali e importantissimi messaggi dell’Hip Hop, cioè fare rap o comunque praticare una delle 4 discipline dell’hip hop per allontanarti dai momenti cupi, dalle brutte situazioni che ti circondano. Il Rap ha dato tantissime opportunità a una marea di gente in tutto il mondo, ha creato tantissimi lavori per delle persone che se non avessero lavorato con l’hip hop sicuramente sarebbero finiti in galera o in brutte situazioni. Proprio Afrika Bambaataa (ho fatto i miei primi concerti con lui nel 1990), che faceva parte della Black Spades Gang, si avvicinò alla cultura Hip hop e si tirò fuori dalla vita delle Gang, quindi per lui l’Hip Hop è stata una salvezza. Prima di tutto l’hip hop deve essere una passione e chiunque lo può fare, basta essere veri con se stessi: per esempio io ero molto amico di Mc Giaime (storico rapper romano morto negli anni ’90, ndr) e lui  veniva da una famiglia benestante. Era molto apprezzato perché  era sempre se stesso, non doveva fare finta di essere senza una lira per essere cool, però amava la strada e l’Hip Hop e queste cose ci accomunavano… Invece uno come Seppia non veniva dalla ricchezza, però erano entrambi amici miei perché erano veri con se stessi. Quindi che tu venga da una famiglia benestante va benissimo, però non fate lo sbaglio di Vanilla Ice, quando registrò un album che parlava del suo disagio economico e poi si scoprì che invece veniva da una famiglia benestante e che i genitori gli avevano comprato delle case ecc… e poi Vanilla Ice dovette fare un’intervista dove si scusò con tutti i suoi fan. Tutti possono fare Hip Hop, questa arte non ha padroni e trovo imbarazzante quando qualcuno fa troppo il purista/integralista e sta sempre a criticare le scelte degli altri. Vivi e lascia vivere. Ricordatevi che Raekwon dei Wu-Tang Clan ha fatto un feat. con Justin Bieber e che Illmatic era prodotto da Sony/Columbia; anche  Bacdafucup  era distribuito da una Major e Gli Onyx hanno un canale Vevo che li spinge, e allora? Rimarranno sempre forti, li puoi affiancare a chiunque ma avranno sempre quel tocco grezzo“Hardcore ruff rugged & raw ” che io amo… Chi non si mette in gioco, chi non sperimenta e non porta qualcosa di nuovo nel gioco è piatto, non ha carattere! Il rap è bello perché è vario… tantissimi rapper hanno paura di andare fuori dalle righe per paura che i puristi li attacchino, ma anche i rapper che si definiscono real hip hop e vengono sempre venerati da tutti hanno sicuramente usato il canale mainstream per spingere il loro prodotto. Quando un artista Americano fa certe mosse tante persone stanno sempre a venerarlo, però se uno di noi fa una cosa simile in Italia allora tutti a criticare. Un consiglio a tutti i rapper emergenti: fate il vostro disco come volete e quando ascolterete il prodotto finale se piace a voi e ai vostri familiari e agli amici veri allora avete già vinto, è questo per me il riscatto. Se poi siete così fortunati che la vostra passione diventa anche un lavoro allora di sicuro sarà un riscatto per voi perché questa musica vi darà tanta gioia. Non è solamente il fatto di poter fare i soldi con il Rap, ma poter avere una sensazione euforica vedendo della gente che crede in voi e vi supporta, provando delle bellissime emozioni quando andate in studio a registrare o quando andate sul palco a rappare davanti a ragazzi che cantano i vostri pensieri a squarciagola… queste sono le soddisfazioni della vita! A volte il riscatto è soggettivo, quindi magari un ragazzo ha solo l’obiettivo di registrare una canzone e poi fare un video su Youtube, e magari lui si accontenta di questo e per lui può essere una vittoria dimostrare alle persone che dubitavano di lui di aver comunque lasciato una cosa che rimarrà nel tempo e magari ispirerà il prossimo giovane rapper a scrivere le prime rime…

V: Ti avvali della collaborazione di tuo figlio Luke. Com’è nata l’idea di fare un disco con lui?

D.M.: Per me è stata una Gioia immensa dedicare una canzone ai miei genitori deceduti, Sogni Infranti, dedicare una canzone a Luke, Loyal, e registrare i miei pensieri sulle sue basi. E’ stata una cosa spontanea e sincera perché Luke di sua spontanea volontà scelse di avvicinarsi all’Hip Hop con i Graffiti e il Beat Making: già a circa 12 anni mi disse ” Papà, voglio provare a fare delle basi” e quel giorno fu stupendo! Ovviamente era cresciuto con la musica giusta, il golden age Hip Hop… io a casa mi ascoltavo Smiff’n’Wessun, Black Moon, A Tribe Called Quest, Public Enemy, Onyx,Biggie, Pete Rock & Cl Smooth, Das Efx, Epmd, Kool G Rap, N.w.a, Diamond D, Big L, Geto Boys, Heltah Skeltah, Showbiz & Ag, Wu Tang Clan, LL Cool J, Ice T, The D.o.c. e molti altri: di sicuro questo lo ha aiutato e influenzato molto, però non era detto che lui avrebbe voluto entrare in questo mondo proprio come il papà, non gli avevo imposto mai niente e quindi ero felicissimo quando iniziò le lezioni di musica. Ha studiato pianoforte, si è impegnato tantissimo e aveva anche una crew. Le sue prime basi erano molto interessanti e gli dissi che volevo sceglierne una da mettere nel mio mixtape Grind Muzik 1: volevo essere il primo a registrare su una sua base poi sarei stato felicissimo se avesse dato le basi anche a altri rapper. La prima canzone fu Making Moves, una canzone molto importante, con un testo profondo e una base lenta e malinconica, come piacciono a me.
Quindi è nata l’idea proprio perché c’è un bel feeling naturale e spontaneo quando sto con lui e quando uso le sue basi: lui conosce bene lo stile che piace a me e non dico questo solo perché è mio figlio, lui è davvero il mio produttore preferito! E’ stato pure bello fare questo progetto perché forse è stata la prima volta nella storia della musica Hip Hop che un figlio minorenne produce interamente l’album al padre.

V: A proposito, averlo avvicinato  e messo a conoscenza di  questa dura realtà anche tramite l’utilizzo di testi piuttosto strong, pensi che sia il modo migliore per prepararlo al contesto di tutti i giorni?

D.M.: Qua devo fare il paragone con i miei genitori… Sono felicissimo di come mi hanno cresciuto e ancora mi ricordo quando feci ascoltare la cassetta di Eazy E Eazy Duz It, con tutte le parolacce e le storie esplicite: mi dissero che lui non aveva niente da nascondere e che era qualcosa di diverso e che se mi piaceva andava bene. Quindi io con Luke ho fatto lo stesso, l’ho fatto crescere ascoltando tutti i rapper della Golden Age. I miei Genitori mi hanno sempre supportato, non hanno mai ostacolato le mie passioni, anzi una volta sono venuti a vedere il concerto di Ice Cube con me (avevo circa 13 anni). Ice Cube stava sul palco con Yo-Yo, lo show era molto esplicito, pieno di parolacce,  e alla fine del concerto ho conosciuto Ice Cube e i miei mi dissero: “Ma quello sul palco sembrava un pazzo delinquente, eppure ci ha accolti da vero signore, tutto pacifico e tranquillo!”.  Per me questo è un artista vero, uno che dà spazio ai suoi fan perché sono loro che gli danno lo stipendio: questa è una cosa che ho insegnato a Luke, essere sempre umili con i fan. E’ anche un modo per preparalo al contesto della cruda realtà che sta fuori dalle porte di casa, almeno così non gli è venuto un shock quando uscendo fuori con gli amici ha visto la merda e lo schifo che ci circonda… Che poi comunque non è tutto schifo, ci stanno le cose belle e le cose brutte, dovete solo scegliere la strada da seguire. Per esempio io ascoltando NWA o guardando il film Texas Chainsaw Massacre non sono mai andato in giro con la motosega o con un fucile a pompa ad ammazzare i poliziotti: diciamo che un ragazzino se crescendo si ascolta gli NWA diventerà più preparato e sveglio per affrontare diverse situazioni fuori dalle porte di casa…

V: In Penso alla grande dici che è bene rimboccarsi le maniche, perseverare sebbene sia difficile emergere; credi che perseguire un proprio ideale possa portare al giusto riconoscimento in questo paese?

D.M.: In qualsiasi Paese si può arrivare ad ottenere il giusto riconoscimento se ti impegni e se sei in pace con te stesso. Rimanendo umile con le persone che ti vogliono bene, vedrai che verrai ripagato.

V: Sei stato negli States e a Londra, due realtà musicali importanti. Come ti rapporti  alla realtà musicale  nostrana e romana?

D.M.: Mi rapporto benissimo a tutto e tutti ovunque stia, trovo sempre ispirazione per scrivere canzoni!

V:  Stay Gold ospita diversi nomi  del panorama rap italiano:  Fabri Fibra, Entics, Emis Killa, Dogo, Seppia, Nio, Saga, Ion, Gitano, Duellz  e gli Onyx. Com’è nata la volontà di fare un pezzo con gli Onyx e come sei riuscito ad avere un featuring con dei mostri sacri come loro? Hai avuto difficoltà in questo senso?

D.M.: Guarda, devo dire che sono stato fortunato ad avere Luke con me quandoho incontrato gli Onyx per la prima volta, perché siamo andati in studio con loro e appena hanno ascoltato le basi di Luke gli sono piaciute e addirittura hanno anche scelto delle basi da per i loro progetti solisti… Adesso ogni volta che vengono in Italia mi chiamano e mi dicono ” What’s up Bro, What’s good!”. Vogliono che Luke gli faccia da dj, e un po’ di mesi fa al Leoncavallo  di Milano Luke gli ha messo le basi davanti a 2.000 persone, ero felicissimo di vedere mio figlio accanto a dei Rap Veterans da cui io ero stato ispirato ascoltando la loro musica! Poi, quando sono scesi dal palco, mi hanno detto ” Luke Killed it “, che significa “Luke ha spaccato”,  e gli hanno fatto tanti complimenti, e questo per me vale più di un milione di dollari! Il rispetto reciproco tra noi colleghi è importantissimo a parte tutti i beef e le stronzate, ci sono problemi più grossi nella vita e riceveredei complimenti da loro è stato da paura!

V: Sei rapper, attore, padre, figura non da poco e anche scrittore. Roma violenta è un libro che hai scritto a due mani. Come mai la volontà di scrivere un libro e puoi dirci le  tue impressioni di scrittore. Pensi che ci sarà un seguito?

D.M.: Luca Moretti è un mio amico che avevo conosciuto quando abitavo a Ostia nei primi anni ’90: mi ha contattato e mi ha chiesto se mi andava di scrivere un libro insieme a lui, non solo perché ero suo amico, ma perchè amava come scrivevo i testi e le mie canzoni in generale. Luca ha anche scritto il libro Non mi uccise la morte per Stefano Cucchi (rip). Gli dissi che avevo tante storie da raccontare, quindi per me sarebbe stato perfetto e mi piaceva questa proposta, proprio perché sarebbe stata una nuova avventura… Ci incontravamo spesso, io raccontavo un po’ di fatti/storie poi anche lui ha aggiunto le sue (anche quelle un po’ più romanzate) e ha trascritto tutto in modo letterario, facendolo alla perfezione, un ottimo scrittore. Vi consiglio quindi di leggere i suoi libri e ovviamente anche il nostro, Roma violenta, che è uscito per Castelvecchi Editore.

V: Nei tuoi testi esprimi  di essere legato al periodo di splendore della Golden Age. Pensi sia normale un’evoluzione del genere RAP dalle diverse influenze musicali?

D.M.: Si, è normale un’evoluzione del Rap, contaminato da diverse influenze musicali. Io mi ascoltavo e ancora mi ascolto gruppi tipo Public Enemy, però ascoltavo anche Chubb Rock, Heavy D, Rob Base… Ogni gruppo rap si è sempre ispirato a differenti influenze musicali e si sente: i Tribe Called Quest avevano quel tocco jazz, Pete Rock & Cl Smooth si ispiravano al Soul, Cypress Hill al Funk. Poi anche Special Ed, Krs One e Just Ice con le loro influenze musicali reggae ci fanno capire che è bello sperimentare, quello che può piacere a te può fare schifo a un altro, ma C’est la vie, non puoi accontentare tutti.

V: Dopo la tua volontà di intraprendere in autonomia il tuo percorso, dati gli ultimi trascorsi TWO FACED è dedicata a qualcuno in particolare?

D.M.: Stay Gold è composto da 18 tracce: prima che iniziassi a dedicarmi a scrivere per l’album sono andato dal Maestro Lou Chano al suo studio per registare Grind Muizk 2 e gli ho chiesto di farmi sentire le canzoni che avevo registrato al suo studio circa 3 anni fa (le canzoni erano un bel po’, era un progetto che avevo fatto in passato, ma che poi non uscì mai). Quindi ho semplicemente preso 2 strofe da una canzone che avevo registrato e le ho ri-registrate usando una base di Luke, aggiungendo però il ritornello…  Era un peccato non usare quelle strofe perché mi piacevano tanto, anche la prima strofa de I rischi della notte era un brano che avevo già fatto uscire con Seppia, e poi Pensieri Assassini era una canzone che avevo scritto per il progetto BBC che poi non abbiamo continuato. Sì, Two Faced e Pensieri Assassini sono degli sfoghi di rabbia, il mio stato d’animo al tempo era incazzatissimo, però tante volte i il fan o l’hater si fa dei viaggi con la mente e si crea una sua idea che lui crede vera, ma che in realtà non esiste perché certe canzoni e certi significati possono solo essere decifrati dai cantanti che hanno scritto il pezzo. E’ assurdo pensare che se uno ha avuto un beef/scazzo con una persona conosciuta allora ogni canzone dove si parla contro qualcuno da allora in poi è per forza diretta a lui. E’ impossibile che il fan o l’hater conosca tutti i nemici con cui ha avuto a che fare il rapper, il fan non vive con l’artista, non segue le sue mosse 24/7, quindi non può arrivare a una conclusione, ma solo il rapper sa bene a chi è riferito un certo brano.

V: Tuoi prossimi progetti?

D.M.: Luke mi ha ispirato a fare un disco in inglese, questo sarà il prossimo progetto perché Luke sta facendo un album con Sick Six della Krush Unit con tanti feat. importanti: Reef The Lost Cauze, Doap Nixon, Slain della Coka Nostra, Planetary di Outerspace, Jaysaun, Side Effect, Ad Lib, Brainstorm… e ci sarà anche un feat. mio in inglese. Quindi, visto che Sick Six e mio figlio mi hanno ospitato sul loro progetto, vorrei fare un album tutto in inglese dato che quando uscirà questo album – che si chiama Pandemic – mi ascolteranno anche negli States. Sono pronto a fare questo passo. Ho già iniziato a scrivere e quando troverò un po’ di tempo inizierò a registare, su basi di Luke e altri beatmaker italiani e americani.

V: Vuoi aggiungere qualcosa?

D.M.: Un saluto a HotMc, consiglio a tutti i giovani che si sono avvicinati all’Hip Hop ultimamente di ascoltare non solamente il Rap contemporaneo ma di ascoltare i gruppi della Golden Age che sopra ho elencato, e ricordo a tutti che a Gennaio 2013 inizierò lo Stay Gold Tour organizzato da Live Nation: insieme a me ci sarà mio figlio Sick Luke ai piatti e due ragazzi che dell roster della mia nuova etichetta, Golden Age Label, che Luke sta producendo… Più in la sveleremo i nomi! Peace!

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