DrefGold arrestato per detenzione ai fini di spaccio: ennesimo caso di uso personale criminalizzato?

by • 26/08/2019 • Copertina, NewsCommenti disabilitati su DrefGold arrestato per detenzione ai fini di spaccio: ennesimo caso di uso personale criminalizzato?476

In un paese come l’Italia il concetto di “uso personale” di una sostanza, e della soglia che bisogna superare perché non si possa più considerare tale, a livello di sentire comune è un argomento difficilissimo da trattare. Probabilmente anche perché siamo un paese anagraficamente molto anziano, e quindi ci sono sostanze totalmente sdoganate e altre che generano un putiferio a prescindere. Se, per esempio, un fumatore acquista due stecche di sigarette all’aeroporto per coprire sei mesi di “uso personale” e risparmiare, nessuno ne resta particolarmente turbato: eppure sono 800 grammi di tabacco (per gli amanti della matematica, 2 grammi di tabacco per sigaretta x 20 sigarette a pacchetto x 20 pacchetti x 2 stecche), non proprio una modica quantità. Stesso discorso per l’alcol: se un consumatore abituale trova un’offerta per la propria marca di vino preferita al supermercato e ne acquista tre casse per tenerle in cantina e consumarle nell’arco di un anno, nessuno ci vede nulla di male, ma anche qui si tratta di quasi 14 litri di vino (75 cl a bottiglia x 6 bottiglie x 3 casse). Se però qualcuno viene scoperto a detenere più di pochi grammi di marijuana – la quantità precisa varia in base alla qualità e quindi al suo effetto stupefacente – tutto cambia. (Continua dopo la foto)

E’ probabilmente quello che è successo anche a Drefgold (e prima di lui a Gemitaiz, a Noyz Narcos e a tanti altri) due giorni fa. La vicenda, per come la riporta La Repubblica, è la seguente: i vicini del rapper di BHMG chiamano la polizia, lamentandosi di un gruppo di fan che stazionano perennemente sotto casa sua in attesa di un selfie o di poter scambiare due parole con lui. Scatta un appostamento per verificare il perché del viavai, e successivamente anche una perquisizione. Vengono rinvenuti 110 grammi di erba e 40 di hashish. Inoltre in casa sono stati trovati 12.000 euro in contanti, che gli inquirenti a quanto pare sospettano essere derivanti dalla “vendita di droga”. Certo, sono cifre in teoria astronomiche, ma in pratica sono abbastanza abbordabili per un trapper che ha quasi 500mila follower su Instagram, considerando che il mercato degli influencer è lievitato al punto che molti brand pagano (spesso in nero, come d’altra parte i cachet di molte serate in discoteca, il che non è mai bello ma è un discorso diverso) anche 5.000 euro per un singolo scatto per promuovere uno dei loro prodotti. Insomma, le spiegazioni alternative alla “detenzione per fini di spaccio” sono parecchie, e sono già state fornite dal diretto interessato durante la prima udienza per direttissima: per ora Drefgold ha l’obbligo di firma, e il processo vero e proprio è stato rimandato al 12 settembre.

Ancora una volta, però, è difficile non constatare che ci troviamo di fronte a una legge che ha la mano pesantissima su un certo tipo di reati e la mano leggerissima su altri, nonché parecchi pregiudizi su chi si veste in un certo modo, si rifà a un certo tipo di immaginario, si rivolge a un certo tipo di pubblico. E se Drefgold è sicuramente in grado di pagare i migliori avvocati per dimostrare la sua tesi, sicuramente senza che la sua carriera ne influisca, viene da pensare alle centinaia di altri ragazzi o adulti che probabilmente si trovano ad affrontare lo stesso iter giudiziario senza però avere le stesse risorse.

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