Dragon Age Inquisition

by • 06/12/2014 • Rubriche, The Game VaultComments (0)617

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La storia di Dragon Age: Inquisition comincia proprio dove il predecessore ci aveva lasciato. Per quanto un nuovo Flagello appaia lontano, nuove nubi oscure si addensano nei cieli d’Orlais e del Ferelden. Un gigantesco squarcio nel Velo porta le mostruose creature dell’Oblio a varcare nuovamente il confine, e minaccia, in maniera questa volta pericolosissima, la già fragile situazione tra Maghi e Templari. In questo scenario disperato ci troveremo nei panni di un nuovo personaggio, da modellare grazie al completissimo editor grafico e alla scelta di sesso, razza e classe. Gli archetipi principali sono Guerriero, Mago e Ladro, ma a questi vanno aggiunte le varianti. Più sottile, dal punto di vista delle ripercussioni successive, la scelta della razza, anche se la decisione tra Umani, Elfi, Nani e Qunari potrà cambiare drasticamente il rapporto che avrete con i vostri compagni e con alcuni incarichi. Le prime quindici/venti ore di gioco di Dragon Age: Inquisition fanno da prologo per quanto avverrà successivamente. La libera esplorazione delle regioni della mappa e le quest secondarie saranno attive sin da subito, ma alcune meccaniche, e la corsa verso lo scontro finale, si apriranno davvero solo una volta conquistata la fortezza di Skyhold. Un’offerta ludica davvero senza precedenti per la serie, e con pochissimi rivali nell’ambito GDR in generale. Partendo dalle scelte fatte nei precedenti capitoli (non importabili, ma riproducibili grazie all’ottimo sito Dragon Age Keep, che vi consigliamo di visitare), nei panni dell’Inquisitore vedrete le vostre scelte trasformarsi in ambascerie di successo o sanguinose guerre fratricide, senza contare l’impatto che le decisioni avranno sullo svolgimento delle quest, cambiando il contesto e le caratteristiche di intere sezioni di gioco. Come ormai ben noto, Dragon Age: Inquisition propone un’esplorazione libera delle mappe, sebbene diversa da quella offerta da altri congeneri. Invece di un’unica ambientazione, Bioware delinea una serie di grandi regioni da raggiungere tramite spostamenti rapidi, ricche di incarichi da completare. Si parte, naturalmente, dalle quest principali e secondarie, accompagnate dallo svolgimento principale e dalle varie sottotrame, ma a questo si aggiungono anche gli incarichi ripetibili. Questi ultimi, divisi tra l’insediamento di accampamenti periferici e la chiusura degli Squarci da cui le mostruosità dell’oblio si infiltrano per invadere il mondo terreno, sono in realtà indispensabili per procedere sul cammino dell’Inquisitore. Relativamente alle dimensioni di ogni regione, queste naturalmente variano, ma per afferrarne la vastità è sufficiente dire che la prima incontrata è in grado da sola di offrire comodamente più di quindici ore di gioco. A questo proposito, vale anche la pena di citare l’ottimo lavoro di caratterizzazione svolto sulle differenti zone, che vanno da verdeggianti pianure a desolati deserti, sino alle sontuose e coloratissime città d’Orlais. Quanto alla longevità complessiva, la massiccia offerta di Dragon Age: Inquisition esige almeno venticinque ore per una run affrettata, ma può agilmente superare il doppio del valore grazie alle moltissime possibilità di approfondimento, peraltro quasi tutte graziate da una cura davvero sorprendente. Come da tradizione per i videogiochi di ruolo, i combattimenti rivestono un ruolo di primo piano nel gameplay proposto da Dragon Age: Inquisition, e vivono di quell’ibrido tra action e strategia accennato in apertura. La scelta della difficoltà tra i quattro livelli disponibili sarà in questo senso determinante, laddove i primi due permetteranno nella maggior parte dei casi di affrontare l’azione in tempo reale senza eccessivi impensierimenti, mentre Difficile e Incubo costringeranno il giocatore a una gestione puramente tattica, con ampio utilizzo della pausa. In quest’ultimo caso, il gameplay trova comunque una dimensione differente rispetto a quella del capostipite della saga, a sua volta ispirata ai grandi classici del genere. I membri del party (da scegliere di volta in volta da un gruppo ben più vasto, grazie ai vari reclutamenti che si renderanno disponibili nel corso della storia) possono essere personalizzati grazie ad un classico sistema di livelli e spesa di punti abilità in alberi differenti, i quali riceveranno un’ulteriore espansione una volta conquistata la fortezza di Skyhold e entrati nel vivo del gioco. Bioware è riuscita non solo nel tentativo di proporre un sistema di combattimento adattabile a tipologie di giocatori molto differenti tra loro, ma anche nel non facile compito di offrire un punto di vista innovativo sulla gestione tattica degli scontri, che alterna efficacemente automatismi e interventi del giocatore, con il risultato di regalare notevoli soddisfazioni, soprattutto ai livelli di difficoltà più elevati. Oltre alla straordinaria mole di contenuti garantiti dalla campagna singolo giocatore, Dragon Age: Inquisition offre una cooperativa online che si ispira ai dungeon solitamente proposti dagli esponenti del genere MMORPG. Utilizzando personaggi specifici, ispirati a quelli della campagna ma dotati di alberi d’abilità leggermente differenti, sarà possibile esplorare in compagnia di altri tre giocatori ambientazioni generate in maniera parzialmente procedurale (sarà possibile scegliere una tra tre ambientazioni di massima, ma la concatenazione delle diverse aree di scontro si rivelerà casuale), eliminare gruppi di nemici assortiti e boss, e raccogliere loot sotto forma di denaro ed equipaggiamento, così da potenziare progressivamente il personaggio. La modalità è in grado di offrire qualche ora di divertimento leggero in compagnia, ma le meccaniche di combattimento, evidentemente create per essere godute in solitaria, non donano al gameplay una pulizia sufficiente, rendendo alcuni scontri sin troppo caotici da gestire adeguatamente. Nel complesso, un tentativo apprezzabile, ma riuscito solo in parte. Dragon Age: Inquisition rappresenta una notevole dimostrazione di forza da parte di Bioware, che non solo riesce a dare nuovo lustro alla saga, ma propone una gestione tattica innovativa e molto personale per i videogiochi di ruolo. Pur partendo da basi ben note, il sistema di combattimento si rivela originale nel suo saper alternare aspetti action e strategici, adattandosi efficacemente a diversi tipi di pubblico e piattaforme. Aggiungendo a tutto questo una quantità e qualità dei contenuti offerti con pochissimi rivali nel genere, il risultato è un GDR d’eccezione, complesso, profondo e scritto con grande abilità. Il principale aspetto negativo rimane il Frostbite, che si conferma un motore non facile da piegare a determinate esigenze, sebbene i lunghi anni di sviluppo abbiano permesso una discreta limatura degli spigoli, che relega gli angoli non smussati a posizioni tutto sommato marginali per il godimento dell’opera in sé.

 

Voto: 9

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