Domity: l’intervista

by • 28/03/2019 • Copertina, IntervisteCommenti disabilitati su Domity: l’intervista430

Solo poche settimane fa è uscito Fultonil primo disco da solista di Domity, rapper emergente napoletano classe ‘91. Il suo è un progetto molto intenso, carico di immaginazione e con un’ammirabile vena artistica: l’album, a detta sua, è un punto d’arrivo importante per la sua evoluzione musicale. Sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla sua voglia di esprimersi, parte fondamentale di un esperimento tra vecchia e nuova scuola: se cercate qualcosa di genuino e particolare può fare al caso vostro. Proprio per questo gli ho volentieri fatto un po’ di domande sui punti focali dell’album e sul suo approccio artistico in generale.

Luca StardustCi troviamo di fronte ad un lavoro pieno di idee sia musicali che di contenuto, un misto molto eterogeneo. Ma partiamo con la più classica delle domande: da cosa nasce Fulton e perché questo nome?                                                          

Domity: Cercavo un titolo che accomunasse tutto il lavoro fatto; dato che appunto le idee e gli argomenti sono vari, ho pensato al nome del disco guardando allo stile adoperato per comporre l’opera. Fulton Street è una strada di Brooklyn, quartiere di New York che qualche decennio fa era una vera e propria fucina di artisti, ma quella via in particolare era la base di Notorious B.I.G.(quella che lui percorre nel famoso videoclip di Juicy, per intenderci). Per l’album mi sono ispirato soprattutto a lui ed ho voluto fargli un velato tributo. Il mio primo singolo parla inoltre di una strada e del posto da dove vengo; il tipo di riferimento mi piaceva ma volevo dargli un’altra valenza, in questo caso Fulton rappresenta simbolicamente dove voglio arrivare. 

L.S.: Il disco approfondisce molti dei temi d’attualità più caldi di oggi: mi viene in mente l’immigrazione trattata in Come Il Mediterraneo. La tua storia è a lieto fine ma non sempre è così, soprattutto grazie ad alcune leggi recenti molto discutibili. Cosa ne pensi di questa situazione? 

D: Quella canzone l’ho scritta molto prima delle leggi di qualche mese fa. Ho parlato con gente che ha vissuto in prima persona il viaggio attraverso il mare, testimonianze dirette che ho potuto ascoltare perché la storia era in quel caso a lieto fine, anche se inevitabilmente impregnata dalla morte che ha sfiorato le persone con cui ho parlato. Non sono molto informato sulla situazione attuale ma ho letto i punti del nuovo decreto e noto che le cose sono peggiorate rispetto a qualche anno fa. Di questo passo moriranno ancora più persone e il clima d’odio si intensificherà, credo però che entro qualche decennio la situazione cambierà per forza di cose, il numero di stranieri residenti in Italia continuerà ad aumentare e ci si renderà conto che l’immigrazione non si può arginare, impareremo a trarre il meglio da quello che è un naturale fenomeno storico.  

L.S.: Altri argomenti attaccati sono la violenza femminile, l’omologazione, il terrorismo religioso, il dio denaro. Da dove prendi spunto per la stesura dei testi per trovare così tanti stimoli? 

D: Per quanto riguarda la composizione dei testi ha sicuramente avuto molto peso la lettura. Ho cominciato da piccolo con i fumetti, sono passato ai romanzi fantasy durante l’adolescenza per spostarmi poi gradualmente verso letture più concrete. Preferisco gli autori del ‘900 perché ovviamente li sento molto più vicini al mondo attuale; ho letto Bukowski, Hesse, Orwell, Hemingway, Kafka, Kerouac, Camus, Fitzgerald, J.K. Rowling, Garcia Marquez, ecc. di solito comincio con gli scritti più famosi e poi se l’autore mi piace approfondisco. Ce ne sono tuttavia alcuni dell’800 che secondo me sono tra i migliori della storia. Oltre alla letteratura mi piacciono i film e naturalmente la musica. I miei testi sono un mix di esperienze dirette ed indirette, che rielaboro con un’aggiunta di fantasia. Lo stimolo più grande è comunque osservare come la fantasia, attraverso la composizione di una canzone, diventi una cosa vera, tangibile, quando ha un titolo con cui essere chiamata, un appellativo; questa cosa non mi avrebbe stimolato così tanto se non avessi trovato un modo per farla diventare reale.

L.S.: Nonostante molti pezzi portino avanti testi centrati su temi ben precisi, ce ne sono altri meno impegnati. Questa accoppiata ti rappresenta anche come persona? 

D: Bella domanda, direi proprio di sì. Cerco in ogni modo di tenere lontana la noia e sono sempre alla ricerca di nuove esperienze, ci sono cose che la cultura e l’informazione non ti possono dare. Amo il caos, la vita notturna, le donne. Il divertimento per me è importante quanto lo studio, la cosa più difficile è trovare il giusto equilibrio tra le due cose e sono migliorato in questo, ma si può fare sempre meglio. 

L.S.: Troviamo zero featuring se non per la voce di Djarah nei ritornelli. Come sei arrivato alla decisione di non fare collaborazioni e perché hai coinvolto solo e proprio lei? 

D: Il featuring è contaminazione e finora ho preferito evitare perché credo che la mia musica debba prima assumere un proprio mood, che ho ulteriormente intenzione di modificare. Per quanto riguarda Djarah il discorso è diverso, con lei ho già lavorato in passato e le ho affidato tranquillamente i cantati, che il progetto richiedeva per come l’avevo pensato sin dall’inizio. Magari tra un po’ penserò alle collaborazioni, per ora sto lavorando ad altro. 

L.S.: Musicalmente questo lavoro va ad omaggiare le radici black dell’hip hop, forte soprattutto quella R&B. Le basi inoltre sfociano in diversi generi: cosa ti ha formato quindi tra i tuoi ascolti per quest’album?

D: Io ascolto diversi tipi di musica ma per comporre l’album ho fatto una selezione in base ai generi musicali. Oltre al già citato Biggie, ho tratto ispirazione dai big dell’hip hop americano dagli anni ’80 in poi. Parlo di Tupac, Eminem, N.W.A., Nas, 50 Cent, Snoop Dogg, Lauryn Hill, Lil Kim, Black Eyed Peas, ecc. Nonostante io nasca rapper, il mio genere preferito è però l’R&B, mi è risultato quindi naturale affiancare quel tipo di melodie alle strofe più ritmate. Michael e Janet Jackson, Beyoncé, Mariah Carey, Mary J Blige, Aaliyah, Ne-Yo, Rihanna, Akon, Justin Timberlake, Whitney Houston, Drake, ecc, questi sono alcuni dei miei riferimenti per il disco. Per quanto riguarda le basi invece, oltre all’hip hop e all’R&B, ci sono spunti presi dalla musica house, giri di synth modificati per essere adattati ad un numero di bpm più basso, in modo da conferire ai beat quel sound “atemporale”. 

L.S.: Toglimi una curiosità, venendo dalla Campania che rapporto hai con la musica neomelodica? 

D: In Campania, in tutto il meridione ma anche nel resto d’Italia, è un genere che va fortissimo, ha i numeri del pop; a Napoli è così radicato da essere parte integrante della città, la musica ti entra letteralmente in casa, proveniente dagli stereo delle auto del quartiere o dalle tv delle casalinghe mentre fanno le pulizie. Inoltre al Sud la tradizione religiosa è ancora molto forte e i cantanti neomelodici sono ospiti in voga alle cerimonie quali matrimoni, comunioni e battesimi, quindi in un certo senso la musica è inscindibile in questo caso dal sacro ma anche dal sociale. Personalmente sono lontano da questa realtà (sia musicale che sociale), ascoltavo questo filone più di 10 anni fa quando ci fu il boom di YouTube, ma tuttora ricordo alcune canzoni a memoria; inoltre nel mio studio di registrazione c’è un viavai di artisti che fanno musica napoletana quindi anche se non sono un fan del neomelodico conservo comunque con esso un buon rapporto. 

L.S.: Cosa farai adesso e come ti muoverai in chiave live?  

D: Guarda, avevo delle date in programma in alcuni locali di Milano ma ci sono stati problemi con l’organizzazione, ora sto progettando delle serate da metter su insieme ad altri artisti; intanto sto spingendo l’album online ed elaborando il prossimo singolo da lanciare. Sono abbastanza soddisfatto dei progressi fatti per quanto riguarda il rap ed il ritmo in generale, ma vorrei approfondire il lato musicale quindi a breve comincerò a prendere lezioni di canto ed armonia, è una cosa a cui penso da un po’ e finalmente sto riuscendo a programmarla a dovere. Per ora continuate a pomparvi Fulton, che sarà disponibile anche in copia fisica, prossimamente comunicherò gli store dove sarà possibile acquistare il cd. 

 

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