Doctor Dread: l’intervista

by • 26/04/2015 • IntervisteComments (0)644

doc dread

 

Per chi non lo sapesse Gary Himelfarb, meglio conosciuto ai più come Doctor Dread, è uno dei nomi più importanti del reggae contemporaneo. La sua Ras Records ci ha regalato alcuni degli album roots più importanti degli ultimi anni. Un amore viscerale per la musica in levare e Rastafari che è evidente anche dalla sua ultima opera letteraria The Half That’s Never Been Told. Ecco cosa ci ha raccontato.

Haile Anbessa: come si è innamorato del reggae e cosa le ha fatto amare questa musica?

Doctor Dread: come ho avuto modo di raccontare nel libro ho iniziato ad ascoltare Catch a Fire and The Harder They Come dopo i miei numerosi viaggi in Sud America, ai tropici e in altri posti che la maggior parte delle persone chiama terzo mondo. Mi sono reso conto quindi presto come molta gente viva su questo pianeta e la musica reggae riuscì a connettersi con il mio sentire quasi immediatamente. Quando compii quindi il mio pellegrinaggio in Giamaica nel 1977, quando mi feci crescere i dread e la barba molto lunga, mi innamorai con la cultura e lo stile di vita giamaicano. La Giamaica è un posto che amo e recentemente perfino il presidente Obama ha affermato di amare le vibrazioni dell’isola. È così che vivo: seguendo le vibrazioni. Come si evince dal titolo ho sempre perseguito questo nella mia, spesso ignorando anche le conseguenze finanziarie ad esempio.

Haile Anbessa: nel libro lei afferma appunto che anche nella musica l’etica dovrebbe sempre prevalere sul business. Nello specifico quando la dancehall è esplosa lei ha preferito sempre tenere la Ras Records lontana da certi testi e certe canzoni. La mia domanda è: non pensa che anche quei testi in fondo siano in parte legati alla cultura giamaicana e siano un modo per raccontarla?

Doctor Dread: beh questa è una mia convinzione personale. Ciò che penso è solamente ciò che penso ma non è detto che sia giusto. Riguardo all’argomento specifico che hai citato io penso che la Giamaica tenti sempre di confrontarsi con gli Stati Uniti data anche la vicinanza geografica. Io penso che quando l’hip hop ha cominciato a parlare di armi e violenza questo sbarcò anche in Giamaica con una forte influenza e quindi ha trasformato la prima dancehall di personaggi come U Roy, Charlie Chaplin e Brigadier Jerry in qualcosa d’altro. Questa seconda ondata di dancehall quindi scimmiottava questo tipo di hip hop. Questo tipo di musica è vero che racconta le brutte realtà che molte persone si trovano a vivere ma hanno il difetto di non dare alcuna speranza. Bisogna sempre avere un atteggiamento positivo, un po’ come ha fatto Nelson Mandela anche dopo 37 anni di carcere ingiusto. Il mio compito è dare speranza, conoscenza e gli strumenti per migliorare le condizioni di vita di chi soffre. Per questo Ras non ha mai voluto promuovere questo tipo di dancehall.

Haile Anbessa: quello che mi ha appena raccontato coincide perfettamente con tutto il suo operato, un po’ come è accaduto con il progetto Reggae for Kids…

Doctor Dread: cosa c’è di meglio nella vita che ricevere lettere da importanti associazioni che aiutano bambini con problemi di autismo e da tanti genitori che ti ringraziano per via del tuo disco per via dell’aiuto che ha dato loro?  Nessun record di vendite può regalarti questo e questa benedizione viene direttamente da Jah Rastafari! Siamo non siamo su questo pianeta per molto tempo quindi è meglio lasciare sempre qualcosa di positivo.

Haile Anbessa: quale è la sua opinione a riguardo del cosiddetto Reggae Revival?

Doctor Dread: adoro questi artisti e mi danno grande speranza per il futuro del reggae. Ho appena promosso ad esempio il primo show di Jesse Royal qui negli Stati Uniti. Questi ragazzi che sono figli di rasta e quindi una sorta di seconda generazione approcciano la vita in una maniera tutta nuova ossia con la voglia di cambiare il sistema in maniera effettiva. Non si vogliono più distanziare da Babylon ma vogliono cambiarla dall’interno. Li rispetto molto quindi, non solo gli artisti ma tutte le persone che orbitano attorno a questo movimento. È un movimento sincero in tutto e per tutto.

Haile Anbessa: quale è lo show più memorabile della sua lunga carriera?

Doctor Dread: la risposta è semplice: fu quando Bunny Wailer, dopo ben otto anni di inattività, tornò sul palco al Kingston Memorial Stadium con il concerto Youth Consciousness cui presero parte anche Peter Tosh, Jimmy Cliff e Gregory Isaacs. Bunny Wailer suonò con tre diverse band lo show durò per ore fino alle prime luci del mattino.

Haile Anbessa: nel suo libro afferma che la prima persona che vorrebbe reincontrare nell’aldilà sono Fattis Burrell e Joseph Hill, ancora prima di suo padre. Quale è il motivo?

Doctor Dread: sai ora ho sessant’anni e sto ancora imparando dalla vita. Io ho tre fratelli e il maggiore non è sempre stato molto gentile con me. Gli ho sempre detto che non gli sono mai stato vicino perché non è mai stato un fratello per me. Lui mi ha rinfacciato così il fatto di non essermi mai aperto con lui ed è vero perché mi avrebbe sempre demoralizzato con il suo moralismo. Anche mio padre mi ha sempre e costantemente criticato per il mio impegno nel reggae. Per questi motivi i miei fratelli da un’altra madre sono stati proprio Fattis e Joe con cui ho condiviso di tutto ed è per questo che non vedo l’ora di passare ancora tempo con loro.

Haile Anbessa: loro oggi purtroppo però non ci sono più. Chi è l’artista quindi con cui si trova meglio e condivide i suoi pensieri oggi?

Doctor Dread: sicuramente David Hinds degli Steel Pulse. È una delle persone più sincere e genuine che io conosca. Uno dei problemi al giorno d’oggi è che incontri sempre meno persone vere sul tuo cammino. David è una di queste. Parliamo spesso di cosa accade nelle nostre vite e ci telefoniamo di sovente. Uno dei suoi versi ha in qualche modo anticipato anche la scrittura del mio libro, così è come Jah opera!

Haile Anbessa: parliamo ora del suo presente e della sua attività nel campo dell’industria alimentare…

Doctor Dread: sai non ho completamente abbandonato il mondo della musica, per esempio tra poco pubblicherò il nuovo album di Barrington Levy intitolato Acoustic Levy, con la rivisitazione in chiave acustica appunto di tutti i suoi maggiori successi. Mi piace lavorare dietro le scene ora. Musica e cibo però vanno assieme molto bene e quindi ho inventato questa linea di prodotti collegati al famoso Jamaican Jerk, come patatine e salse.

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