Dj Fede & Poppa Gee: l’intervista

by • 15/10/2021 • Copertina, IntervisteCommenti disabilitati su Dj Fede & Poppa Gee: l’intervista3571

Altro giro e altra corsa nel più classico dei mondi dell’hip hop italiano, con due dei nomi più attivi di un 2021 musicale abbastanza strano. Nello specifico, pur provenendo dallo stesso background, il percorso artistico di Dj Fede e Poppa Gee è piuttosto diverso: il primo ha firmato titoli storici per la scena, collaborando per primo con quelli che col tempo sono diventati nomi di punta del panorama, il secondo pur essendo avvezzo all’ambiente dagli anni ’90 e ricomparso negli ultimi anni seguendo la più nuova corrente musicale dell’underground. Proprio quest’ultima è il punto di incontro di Dirty Routine Ep, quattro tracce dallo schema semplice ma efficace di barra/sample, che costituisce la prima collaborazione tra il produttore torinese e il rapper di Milano. È stato questo il pretesto per porgere loro qualche domanda veloce sul progetto, sulle loro carriere e su un generale punto della situazione che in questi momenti può servire più che mai. Dirty Routine è uno dei lavori da recuperare degli ultimi tempi e lo sarebbe giá in una stagione più florida dal punto di vista delle uscite: ancora di più in questo periodo non dovrebbe far fatica ad entrare nelle vostre cuffie, in particolare se cercate quell’original flavour che è il marchio di fabbrica anche di questo ep.

Luca Gissi: Partiamo dall’inizio. Nonostante i ruoli e l’esposizione siano differenti e abbiate carriere piuttosto diverse, entrambi vivete nell’ambiente da molti anni. Una volta scoperti, come vi siete conosciuti?

DJ Fede: Ho scoperto la musica di Poppa Gee ascoltando l’ep che ha realizzato con Mr Phil. Mi è piaciuto da subito e sono andato ad ascoltarmi altri suoi lavori, che sono stati una conferma. Così l’ho contattato e gli ho chiesto di collaborare ad un brano per il mio nuovo album che uscirà a fine anno.

Poppa Gee: Ho sempre ascoltato i dischi di DJ Fede essendo un amante del suono classico. Quando mi ha chiesto di partecipare al suo album naturalmente ho accettato.

L. G.: Passando invece proprio a Dirty Routine, come vi siete ritrovati a sviluppare un intero ep come prima collaborazione?

D. F.: Dal suo coinvolgimento sul mio nuovo album è nata la voglia di continuare a collaborare. Io ho mandato un po’ di beatz a Poppa, lui li ha scelti, ci ha scritto e poi abbiamo valutato dove inserire i featuring. Ovviamente eravamo in lockdown, quindi abbiamo fatto tutto a distanza; certo non è il miglior modo di lavorare, ma siamo comunque riusciti a metterci in moto ed a portare a termine questo progetto.

P. G.: Durante il lockdown, visto che avevo molto tempo a disposizione per scrivere, ho proposto a DJ Fede di provare a lavorare su altre strumentali. Pur collaborando a distanza abbiamo trovato subito una certa sintonia, da lì è nato Dirty Routine.

L. G.: Nonostante la durata non mancano gli ospiti che impreziosiscono il tutto: perché avete deciso di includere proprio Jangy Leeon e Dope One?

D. F.: Con Dope One avevo già collaborato in un paio di occasioni, quindi eravamo già rodati e lui mi piace molto. Mentre con Jangy è stata la prima collaborazione. L’ho scoperto lo scorso anno con il suo album, ora stiamo lavorando su un pezzo per il mio prossimo disco. Da parte mia parte tutto dalla stima artistica.

P. G.: Sia Jangy Leeon che Dope One sono rapper forti e skillati. Entrambi, come me, sono legati anche al mondo del writing ed amano la cultura Hip Hop in generale. Questo per me è fondamentale.

L. G.: Volendo ci colleghiamo anche a Jangy proprio per Milano, ripresa spesso nei testi di Poppa, ma non ci scordiamo che il più classico suono di Dj Fede è invece marchio torinese. Dato che fanno anche da contorno al progetto, mi chiedo, com’è cambiato nel tempo il rapporto con le vostre rispettive città e come vedete per ognuna il cambio generazionale tra i ragazzi che si avvicinano allo stile più classico?

D. F.: Torino ha sempre avuto una importante tradizione di rapper, alcuni anche molto talentuosi. Sicuramente negli ultimi 15 anni le cose sono cambiate molto: dopo il 2000 avevo lo studio pieno di ragazzi che volevano rappare ma che avevano anche voglia di conoscere la storia e di imparare, oggi invece, vogliono tutti avere successo, non c’è una grossa attenzione alla cultura ed alla qualità e credo che l’avvento della trap abbia in qualche modo influenzato e portato ad un peggioramento in tal senso. Spero che il prossimo trend abbia, giustamente, un suono fresh, ma che possa riavvicinarsi alla parte culturale della musica.

P. G.: È facile immaginare la Milano di oggi ma è ben altra cosa da quella dei primi ’90.
Se parliamo di qualità c’erano cose buone prima come adesso, ma quello che manca oggi è il senso di appartenenza ad una cultura ed una visione che vada al di là della propria popolarità individuale e del proprio ritorno economico. È vero che gran parte delle nuove leve ha seguito e cavalcato il filone d’oro della trap e della drill, ma c’è stato pure chi ha continuato a coltivare un suono ed un approccio alla scrittura più classici con buoni risultati.

L. G.: Questo si collega a una certa nostalgia per tempi più semplici, protagonisti di una traccia come “8.5”, inseguiti in generale nei testi ma anche nei suoni del disco. Il sottotesto è forse quello di raccontare un periodo che avete vissuto intensamente? Non volete venga dimenticato o non volete dimenticarlo?

D. F.: Questo capita spesso a chi è un po’ più grande e tende a raccontare i momenti in cui la musica lo ha colpito di più: nel periodo in cui si era delle vere e proprie spugne sul piano dell’apprendimento musicale e che ha reso quei dischi di allora i propri masterpiece. A volte non li si vede realmente per come sono, ma per come sono stati vissuti ed “assorbiti” in quel determinato contesto. Quindi credo di sì, si tende a celebrare certi periodi perché si ritiene che siano stati momenti fondamentali e si prova a tramandarli…

P. G.: Personalmente, ho vissuto i momenti più interessanti della scena milanese e ne ho un bellissimo ricordo. Oggi mi circondo di amici ed artisti validi che hanno una mentalità simile alla mia. Vivo bene a Milano e la ritengo ancora una città piena di talenti e di storie da raccontare. Il confronto con il passato e con la tradizione, a mio avviso, deve aiutare ad orientarsi nel presente e ci deve spingere ad esprimere il meglio del nostro tempo, non a rimanere incatenati a un mito.


L. G.: Seppur lavorando da due diversi punti di vista, quali sono i nomi e le sonorità che vi hanno accompagnato lungo Dirty Routine e in generale in quest’ultimo periodo?

D. F.: Per me The Musalini, Roc Marciano, Al Divino, Westside Gunn, Conway, Benny The Butcher, ma ascolto con piacere ed attenzione anche i nuovi lavori di Nas o di Evidence.

P. G.: Musicalmente parlando i miei riferimenti sono abbastanza espliciti ed individuabili. Spesso nelle mie canzoni cito gli artisti che mi hanno maggiormente influenzato, per me la citazione è un segno di rispetto e di gratitudine. Se devo fare qualche nome dei più recenti non posso che parlare di Conway, Westside Gunn, Bub Styles, Daniel Son, Roc Marciano, Estee Nack, Al Divino, El Camino, Flee Lord, Mach-Hommy, Eto, Primo Profit, Evidence. Ma anche qualcuno della scena lofi come Mavi, Navy Blue, Lord Apex, Akai Solo, Medhane, Ovrkast.

L. G.: Piccola parentesi sul periodo che stiamo vivendo e in particolare per live e concerti. Che sia da spettatori o da dietro le quinte, volevo chiedervi qualche pensiero a riguardo, proprio in giorni come questi in cui la questione politica si fa sempre più calda.

D. F.: Per me che sono principalmente un dj da 32 anni, lo stop è stato pesante: 3 mesi al primo giro e 7 al secondo…Con le ripartenze lente posso dire di aver perso un anno di lavoro. Adesso le cose vanno evidentemente meglio in tutto il mondo, senza spostarci troppo, in tutta Europa hanno riaperto club e sale da concerti: è ora che anche in Italia la politica ridia vita alla cultura e all’intrattenimento, la gente ne ha bisogno e chi lavora in questi settori deve tornare ad occupare il proprio posto.

P. G.: Sui concerti non ho molto da dire se non che spero riprendano quanto prima. Per il momento organizziamo con gli amici delle cypher in giro per i parchi e per le piazze di Milano. È un modo per riprenderci i nostri spazi e per stare bene insieme.

L. G.: Per concludere, dopo Dirty Routine, dopo il recente disco di Dj Fede e dopo i vari singoli di Poppa, quali sono i prossimi progetti in cantiere per entrambi?

D. F.: Da quasi un anno faccio la direzione artistica per New Rapform Records, ci occupiamo di ristampe di classici del rap italiano in vinile, solo versioni colorate, numerate e in edizioni limitatissima; per ora abbiamo 20 dischi contrattualizzati tra ciò che è già uscito e quelli in stampa. Ho appena chiuso il mio nuovo album che uscirà in vinile e in cd ad inizio 2022. Sto finendo anche un album con Dafa sotto lo pseudonimo Young Veterans che dovrebbe vedere la luce verso l’estate 2022. A breve uscirà un mio 45 giri in edizione limitata, 500 copie, con Ghali e per concludere ho già pronti tutti i beatz per un mio futuro album, li sto cominciando a distribuire ai vari mc e ci sono già degli ottimi provini.

P. G.: Io ho in lavorazione altri 3 ep che spero vedano la luce entro la fine dell’anno ed ho, inoltre, anche qualche collaborazione sopra i dischi di diversi amici.

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