Dj Fastcut dirige ancora i poeti estinti: arriva Dead Poets II

by • 15/02/2019 • Copertina, RecensioniCommenti disabilitati su Dj Fastcut dirige ancora i poeti estinti: arriva Dead Poets II248

“La setta dei poeti estinti è ritornata, fondo la poesia con il rap, tu? Tiette pronto che mo parte la cannonata”. Il primo verso del disco è forse quello che meglio riassume quasi un’ora e mezza di musica: non è un caso che a dircelo sia niente meno che Danno. Ma andiamo in ordine, dato che questo verso potrebbe non significare nulla per qualcuno che si avvicina a questo lavoro senza conoscere la sua “matrice” precedente.

Poco più di due anni fa, infatti, nell’underground veniva a crearsi un progetto particolare, che ho avuto la possibilità, e forse la fortuna, di seguire fin da subito. Dj Fastcut infatti, produttore romano di stampo classico, produceva Dead Poets che ha una forma semplice: sulle basi, tutte composte da lui in veste di produttore, “sfilano” al microfono moltissimi rapper ed mc. In sostanza questa soluzione si era già vista molte volte, sia qui in Italia che oltreoceano, ma si differenzia dalla maggior parte di questi in una cosa: a grandi linee è un concept album. Alla base questo disco si ispirava all’Attimo Fuggente, Dead Poets Society in inglese, in cui si racconta di questa “setta poetica” che, riunendosi di notte, faceva rivivere le poesie di artisti passati: da questo e dall’attitudine underground, i partecipanti si trasformano in “poeti estinti”, dimenticati e messi da parte dalla musica commerciale che ha poco spazio per la poesia. (Continua dopo la foto)

Fatta questa introduzione d’obbligo, possiamo iniziare con l’album di cui parlerò oggi: il secondo capitolo della saga Dead Poets. Essendo un doppio album lungo ed articolato ci sono tante cose di cui parlare. Ma partiamo delle generalità, giusto per inquadrare la situazione. Ci troviamo di fronte ad un doppio album diviso in “Ordine Montanari” e “Ordine Targhini”, con 13 tracce per entrambi: sparsi tra queste, troviamo più di 50 rapper, tra collettivi e solisti, in cui compaiano molti nomi illustri dell’underground. I titoli sono in memoria di Angelo Targhini e Leonida Montanari, due membri della carboneria, giustiziati nei primi dell’800 perché contro il sistema di allora: il mettersi dalla parte dell’offeso, del parassita sociale e ai margini della società sono concetti già intrinsechi nel titolo, ma saranno anche i testi a spiegarcelo.

Questi appunto sono molto vari, anche a seconda dello stile musicale dei singoli artisti: buona parte delle tracce però non hanno un tema troppo rigido e quello del disco è solo uno fra i tanti. Tra gli stili di scrittura prevale quella “d’impatto”, tutto concimato da una fotta d’altri tempi: il sapore classico arricchisce le rime di una certa spiritualità ed attaccamento a quest’arte. In queste canzoni “generali” ci sono comunque molti concetti significativi, come l’importanza della diversità, della fratellanza reciproca, del rispetto alla musica e della crescita personale. Ci sono ovviamente molte frecciatine politiche/sociali, così come il povero “nemico immaginario” preso di mira da tutte le generazioni Hip Hop, che deve subire le punchline e le rime più cattive: queste sono riservate a volte anche a veri personaggi sia musicali sia del mondo dello spettacolo oltre che politici, come già detto. Tra pezzi come questi vanno segnalati Fuori Dal Mondo (Turco, Lucci e Claver Gold), Come La fine (Ape, Medda e Jack The Smoker) e Trauma Cranico (KappaO, Fake Therapy e Jangee Leeon) ma anche le più tecniche Cuore Nero (Wild Ciraz, L’Elfo e Vanish) e Dead Poets Army (Drimer, Sgravo e Rak). Tra queste rientrano anche due tracce particolari: nella prima, Scritto Da Me, ci imbattiamo in un ottimo rap femminile, che per fortuna sta iniziando a prendere piede anche qui in Italia, grazie a Phedra, Leslie e V’Aniss ai ritornelli, la seconda viene direttamente dagli USA ovvero No Mistakes Allowed con Ras Kass, El Gant e Afu.

La parte introspettiva e malinconica è in minoranza, ma dove si trova è particolarmente toccante: tra le altre emergono Eredi Maledetti con TMHH e Wiser, oltre che Nuvole con Lord Madness ed Inoki, entrambe splendide. Ci sono poi diverse tracce outsider che è difficile classificare. Troviamo ad esempio Gente Di Provincia con i 16 Barre che, anche qui, utilizzano il loro particolare stile esoterico ed occulto, a differenza dello stile hardcore rabbioso dei DSA Commando in Alfa & Omega diametralmente opposta abbiamo invece L’Effetto Farfalla che, grazie a Murubutu, Hyst e Wiser, gode di uno story telling molto intimo. (Continua dopo la foto)

Senza indugiare ancora sui testi, andiamo verso la colonna portante del disco, tutto ciò da cui sono unite queste tracce: la musica di Fastcut. Come già detto, la componente hip hop classica è molto pressante: questa si porta con sé tutta l’influenza soul, funky e jazz. Proprio da questi generi provengono molti sample e campionamenti, fino ad arrivare a vocalizzi R&B e linee vocali che prendono dal soul appunto. Ci sono varie influenze anche dai produttori storici americani: mi viene in mente ad esempio Dr. Dre, richiamato talvolta con il piano. Il boom bap è presente in praticamente tutte le tracce, dato che sta bene su qualsiasi cosa: per questo ci sono anche richiami minori, che vanno dall’ambient, al rock, allo swing fino al reggae ed alla classica. Gli scratch si sprecano: ce ne sono carrellate su carrellate, tant’è che per ritrovare un così alto numero di questi nell’hip hop più recente occorre ritornare al primo capitolo, essendo un arte che si sta un po’ perdendo ultimamente ma che ha i suoi degni baluardi.

Concludendo, è un lavoro molto vario che proprio per questo riesce ad accontentare i gusti di tutti i rappusi ed inoltre può farci scoprire alcuni talenti che non hanno molto visibilità. Probabilmente può essere apprezzato anche da chi si sta avvicinando al genere, oltre a chi l’hip hop ce l’ha nel sangue da tempo. Sia per gli uni che per gli altri il disco riserva l’ultima traccia che va riportata necessariamente: I Love Hip Hop è un inno struggente e sincero a questa cultura, dove Zampa e Kiave danno voce a tutti gli amanti delle quattro arti che sanno di dover molto a questo suono, a questo stile di vita. L’apice della passione arriva quindi alla fine di tutto, alla fine di un instant classic che spero faccia parlare di sé per molto tempo.

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