Dj 2p: l’intervista

by • 19/07/2011 • IntervisteComments (1)841

Incontrare dj 2p (già campione italiano e vicecampione mondiale di turntablism) è stata una delle esperienze più piacevoli degli ultimi mesi. Non solo per il suo indiscutibile talento, ma soprattutto per l'attitudine e la positività che trasmette in ogni suo gesto e risposta. Gli hip hopper tendono a sorridere poco, i dj di solito ancora meno: 2p, invece, ride di gusto, perché fare musica lo rende felice e non ha paura di dirlo ad alta voce. Schietto e diretto, si prende sul serio il giusto, sa chi è e sa quello che vuole, ma questo non gli impedisce di essere una persona deliziosamente normale, umile e di buon senso. E in un mondo in cui perfino chi non sa distinguere un giradischi da un pollo arrosto è convinto di essere meglio e più degli altri, una persona così valida, eppure così vera, è come una boccata d'aria fresca. Del suo album, Delivery vibes, abbiamo già parlato, e anche dei suoi innumerevoli traguardi: ne parleremo ancora durante questa intervista. Per quanto ci riguarda, vista l'attitudine del soggetto, sono doppiamente meritati.

Blumi: Partiamo dall'inizio: come e quando hai cominciato a scratchare, ma soprattutto, perché?

Dj 2p: Anche se ho sempre ascoltato rap, in realtà arrivo da un altro background: suonavo la batteria, avevo un gruppo punk… Mi sono innamorato del turntablism quando è uscito 3 mc's and 1 dj dei Beastie Boys con Mix Master Mike. È stata la prima volta in cui ho visto qualcuno scratchare davvero. Nel 2005, poi, ho iniziato a farlo in prima persona; all'inizio a casa di un amico, suonavamo i dischi di suo nonno su un vecchio giradischi e provavamo a scratchare senza neppure il mixer. Mi allenavo sempre a casa di altri, con attrezzature per niente professionali: alla fine mi sono comprato i piatti più economici che c'erano, quelli della Numark da 300 euro, e non ho più smesso.

B: Il fatto di avere una formazione musicale “tradizionale”, soprattutto in uno strumento della sezione ritmica come la batteria, ti dà qualcosa in più rispetto agli altri dj?

Dj 2p: Io sono figlio di un musicista: mio padre è diplomato in chitarra al conservatorio. Sono sempre stato bombardato da stimoli musicali, suonicchiavo di tutto fin da piccolissimo. Secondo me la batteria e lo scratch sono molto affini: per entrambi è necessario saper andare a tempo ed essere coordinato nei movimenti. Sicuramente, parto avvantaggiato.

B: Hai anche studiato da fonico, una professione molto gettonata tra dj, producer e mc hip hop…

Dj 2p: Sì, ho un diploma di sound design. Non so se fare una scuola sia indispensabile o meno: tutti i miei insegnanti sono autodidatti, ad esempio. Spesso sono molto costose, non so se le consiglierei: a volte si tratta di spendere dei soldi inutilmente, a volte invece è utile. Sicuramente, però, è una bella opportunità di costruirsi un lavoro che abbia a che fare con la musica, ma che non sia fare il musicista, visto che tutti sappiamo che a fare il musicista è difficile campare. Ora lavoro in uno studio di registrazione che si occupa soprattutto di elettronica: faccio house tutto il giorno, tutti i giorni! (ride)

B: Dopo appena due anni che scratchavi, nel 2007 hai stravinto tutti i maggiori contest italiani e internazionali. Quando hai partecipato, ti aspettavi questi risultati?

Dj 2p: Al primo contest non avevo neppure deciso io di presentarmi io: è stato Skizo a iscrivermi senza dirmi niente. Sarei un ipocrita, però, se ti dicessi che non mi interessava arrivare tra i primi e che non ero lì per quello: sapevo chi erano gli altri partecipanti, perché li avevo già visti all'ITF del 2006 e mi ero allenato con loro a casa di Drugo, (che nel 2007 è arrivato secondo dietro di lui, ndr). Per un anno ho continuato ad allenarmi per conto mio e sapevo di avere raggiunto un livello tale per cui potevo essere competitivo. Le finali sono state durissime, perché Drugo era davvero forte e la situazione era paradossale: abbiamo fatto moltissimi spareggi, al Magnolia faceva un caldo pazzesco, c'erano i bacarozzi che cadevano a frotte sui piatti… Estenuante!

B: Al mondiale IDA, invece, ti aspettavi di arrivare secondo?

Dj 2p: Assolutamente no, è stata una grande sorpresa, abbiamo festeggiato per giorni. Una cosa che mi dispiace, però, è che un tempo un podio ai mondiali rappresentava un traguardo enorme anche per il pubblico: diventavi una specie di eroe, c'è gente che ancora oggi è in tour mondiale grazie ai risultati conseguiti in passato. Oggi, invece, è molto più difficile ottenere visibilità internazionale grazie a un titolo IDA. E a volte anche visibilità nazionale. In Italia non c'è grande attenzione per queste cose.

B: A conti fatti, quindi, secondo te questi contest servono?

Dj 2p: La situazione dei contest è cambiata molto nel tempo. Al primo a cui ho partecipato, al Magnolia, c'erano 4000 paganti; l'ultimo è stato all'Atm Bar (storico locale di Milano, ha una capienza molto ridotta, ndr) e il pubblico era formato da un centinaio di persone. Non so se l'interesse sia calato o se il problema sia un altro: adesso come adesso, però, non so se consiglierei a qualcun altro di partecipare a un contest per farsi conoscere in giro. Le gare servono a tante altre cose: ti temprano, ti aiutano a confrontarti con gli altri dj, impari ad affrontare il palco… È sicuramente un'esperienza formativa che va fatta, ma non bisogna aspettarsi troppo ritorno in fatto di pubblico e visibilità.

B: Prima parlavi dell'allenamento necessario ad arrivare a un buon livello. È più determinante l'allenamento o il talento?

Dj 2P: Dipende dal tipo di persona che sei. Per come sono fatto io, se avessi provato a scratchare ma non avessi avuto talento, avrei rinunciato subito. Altri, invece, magari sono talmente determinati e intrippati che riescono a raggiungere un buon livello anche senza essere troppo dotati, ma semplicemente applicandosi molto. In generale, comunque, anche quando hai talento finisci per allenarti moltissimo. Non tanto per ragioni di disciplina o di pratica, come dicono alcuni dj: è solo che se qualcosa ti appassiona, ti viene naturale farla continuamente. Fino a qualche anno fa la mia giornata tipo era la mattina a scuola e tutto il resto scratch, intervallato da qualche pausa-canna ogni tanto, ovvio… (ride)

B: A proposito di altri dj, Skizo è stato un grande punto di riferimento nella tua crescita artistica. Come mai tra i dj è così frequente avere un mentore o un pupillo? È una cosa che negli altri ambiti dell'hip hop succede più raramente…

Dj 2p: Ho conosciuto Skizo dopo l'ITF del 2006: nel pomeriggio, durante una pausa del soundcheck, sono salito sul palco e ho cominciato a scratchare un po'. Lui mi ha notato, ci siamo scambiati i numeri e da lì è cominciato tutto. Devo specificare però che Skizo più che il mio mentore è il mio scopritore. Non voglio togliergli nulla, sia ben chiaro: è grazie a lui che ho iniziato a suonare in giro, a partecipare ai primi contest, a guadagnare qualcosa dalla musica… Ri
guardo ai mentori in generale, secondo me nel turntablism ce n’è così tanto bisogno perché è una disciplina molto tecnica e hai bisogno di rapportarti a qualcuno che la sappia padroneggiare bene. Anche quando non hanno un mentore comunque i giovani dj si ispirano sempre a qualcuno: prima di conoscere chiunque altro io mi rifacevo molto a Qbert, il suo approccio allo scratch mi sembrava molto simile al mio. 


B: C'è uno strano caso di omonimia che ti riguarda: esiste un altro dj 2p, anche lui italiano, anche lui in ambito hip hop…

Dj 2p: Mi ha lasciato davvero sbigottito, anche perché l'ho scoperto totalmente per caso. Un bel giorno mi ha chiamato Jack the Smoker, dicendomi che aveva letto su un flyer che la settimana successiva avremmo suonato insieme a Brescia. Io, che non avevo in programma nessuna data a Brescia, sono andato a controllare e ho scoperto l'esistenza di un altro dj 2p. Ci sono rimasto male, anche perché avevo scelto il mio nome proprio perché mi sembrava improbabile che qualcun altro potesse sceglierlo… (ride) Visto che ci occupiamo entrambi di hip hop, ma in contesti molto diversi (l'altro Dj 2p lavora con Fish e suona soprattutto in eventi e situazioni da club: inoltre non fa scratch e non produce, ma si limita a mixare, ndr), ho provato a contattarlo e a chiedergli se era disposto a cambiare nome. Lui, però, mi ha detto che non voleva, perché si faceva chiamare così da quando aveva 15 anni. Il problema è che la situazione è abbastanza confusa: i miei fan scrivono sulla sua pagina chiedendogli chi è lui e perché ha preso il mio nome, i suoi si iscrivono alla mia pensando che sia la sua… Un bel casino, e una situazione senza uscita. Lui è una persona molto carina ed educata, comunque, perciò stiamo arginando il danno; ad esempio, sul suo Facebook l'altro 2p ha scritto a caratteri cubitali che lui non è me, e ha dato il link corretto alla mia pagina. Insomma, non è il tipo di collega con cui si rischia di litigare. È un peccato, però, che ci sia questo stallo. Spero solo che la gente sappia distinguere chi è l'uno e chi è l'altro.

B: Se qualcuno volesse cercarti su Internet, quindi, come ti riconosce?

Dj 2p: Sul mio Facebook c'è la mia faccia con un bel giradischi. Sul suo, la foto di una corona. Più semplice di così! (ride)

B: Entrando nel merito dell'album, musicalmente è molto vario e diverso da tutto ciò che ultimamente si sente in giro in ambito hip hop italiano…

Dj 2p: Sì, io tendo a non precludermi mai niente, musicalmente parlando: ascolto molti generi diversi a seconda del periodo. Ora come ora, ad esempio, sono molto preso dall'elettronica – non tanto quella da club, ma quella un po' più fresca e innovativa. Prima di registrare il disco, invece, ero in un momento molto funk. Il rap italiano, invece, non lo ascolto molto spesso: era una mia passione da ragazzino, ma ora non mi capita più così di frequente. Insomma, credo che chiudersi all'interno di un confine, per un produttore hip hop, sia la cosa più sbagliata in assoluto. I puristi (e non solo loro) per esempio venerano Night Skinny senza forse sapere che molti dei suoi beat arrivano da dischi sconosciutissimi che compra a pacchi ai mercatini per pochi euro. Insomma, un metodo non proprio hip hop che dà ottimi risultati! (ride)

B: Concretamente, cosa c'è dentro Delivery vibes?

Dj 2p: Molte cose diverse. Innanzitutto varie routine che usavo in gara o nei live, tra cui quella con cui sono arrivato secondo al mondiale IDA , riarrangiata e corretta. In alcune, come Watch me, ho aggiunto parti strumentali, in questo caso una chitarra acustica suonata da un ragazzo chiamato Giovanni Boero. In generale è stato un processo molto lento, per niente schematico: ho ripreso ogni singolo pezzo decine di volte, facendo moltissimi cambiamenti, aggiungendo e togliendo scratch, cambiando campioni e sostituendo strumenti, perciò quello che c'è dentro rischio di non ricordarmelo neppure più! (ride)

B: Sei più affezionato ai brani strumentali o a quelli rappati?

Dj 2p: Non ho una preferenza vera e propria: sono necessari entrambi gli aspetti. Ho deciso di fare un album che contenesse entrambe le tipologie di brani perché, personalmente, quando ascolto un disco esclusivamente strumentale mi stufo. Con ovvie eccezioni, naturalmente: se l'autore è Flying Lotus o Hudson Mohawke, sicuramente è un'altra storia, ma visto che non mi reputo ancora a quei livelli… Avendo militato tanti anni nell'hip hop italiano, la cosa più naturale era coinvolgere dei rapper.

B: A proposito dei rapper che hai scelto, come mai hai convolto praticamente solo nomi storici e non personaggi più vicini alla tua età (dj 2p ha 23 anni, ndr)?

Dj 2p: Perché li conosco bene, nella mia carriera ho lavorato soprattutto con loro e quindi ho voluto coinvolgerli. Preferisco rivolgermi a persone che già mi conoscono e sanno chi sono e cosa faccio, piuttosto che a gente che magari non ha mai neppure sentito parlare di me. Preferisco che ci sia un rapporto vero, o perlomeno una condivisione di qualche palco, con le persone con cui suono. Il fatto che siano anche nomi storici, ovviamente, non può che farmi piacere; ma, se a qualcuno fosse venuto il dubbio, posso garantire che non avevo intenzione di fare un back in the days negli anni '90.

B: Chi è lo sconosciuto mc Pino, tra l'altro?

Dj 2p: È un mio amico d'infanzia, a 16 anni avevamo fondato insieme un piccolo gruppo rap. A lui non interessa fare l'mc di professione, ma ho sempre pensato che avesse un grande talento e mi sembrava naturale che anche lui fosse nel disco.

B: Il tuo approccio allo scratch è molto musicale. Cosa pensi di progetti come quello di dj Myke e Svedonio, che uniscono il turtablism e la chitarra acustica?

Dj 2p: Mi piacciono molto e sperimentare con altri musicisti è una cosa che faccio volentieri. Ho già suonato sia con un progettino jazz delle mie parti, i Jazz Leg, sia con un side-project di Elio e le Storie Tese, il Trio Bobo. Naturalmente dipende dall'approccio che ciascuno ha: il classico dj “da serata” non si sentirebbe a suo agio in quel tipo di contesto. La cosa che mi piace di più, comunque, è che sono i musicisti che finalmente si aprono a noi dj, e non tanto i dj che si aprono ai musicisti, che è un fatto molto più scontato. Quelli di formazione classica, diplomati in conservatorio, di solito non considerano il dj un vero musicista. Quando Christian Mayer di Elio e Le Storie Tese mi ha chiamato per chiedermi di collaborare con loro, non riuscivo a crederci! (ride)


B: Infatti: raccontaci qualcosa in più su questa collaborazione…

dj 2p: Nel 2007 Skizo era stato premiato al trofeo Insound, e così abbiamo fatto un mini-live per l'occasione allo spazio Oberdan in cui io facevo una batteria col giradischi (drumming). Quella sera c'erano moltissimi musicisti importanti, e tra questi anche Elio, Faso e Christian.  Christian è venuto da me per
farmi i complimenti, mi ha detto che avevo un ottimo senso del tempo e un gran tiro, e più avanti mi ha ricontattato per chiedermi se volevo suonare con il Trio Bobo, ovvero il side-project della sezione ritmica di Elio e le Storie Tese. Abbiamo fatto poche date, senza mai provare, era tutto una specie di jam session: Christian è un feticista della scomposizione ritmica, per cui suona di tutto, dal tavolo al giradischi. Ci sfidavamo, ci scambiavamo… Il mio era un apporto abbastanza marginale, nell'economia del live, ma mi sono divertito moltissimo. Non avrei potuto farlo per sempre, però: dopo tutti questi anni, comincio a non amare troppo il virtuosismo fine a se stesso.


B: Sei stato in tour anche con Marracash, una situazione molto lontana dal circuito del turntabilsm…

dj 2p: Esatto. Sono subentrato a Tayone, che non poteva essere presente a tutte le date a causa del tour di Videomind. È stata una bella esperienza. Sono rimasto molto colpito soprattutto dalla sua voglia di lavorare seriamente con il djing, selezionando persone come me o Tayone che si occupano di turntablism vero: c’è chi al posto suo si sarebbe accontentato di un tizio con un Cdj e una sirena da suonare ogni tanto (dico così per capirci) quando invece un turntablist può rendere più musicale il live di un rapper! Trovarmi coinvolto in una realtà così professionale e organizzata era una cosa nuova, per me, ed è molto gratificante: ti stimola ad alzare il livello, perché in cambio ottieni grandi soddisfazioni ed enorme rispetto per il tuo lavoro. Sia dagli organizzatori che dagli artisti sul palco: Marra mi ha sempre garantito uno spazio, durante la serata, in cui presentarmi al pubblico e fare la mia cosa. Ed essendo il suo un pubblico molto vario – adulti, ragazzi molto giovani, molte donne – era interessante confrontarsi con una platea del genere.


B: Progetti futuri?

Dj 2p: Tutto dipende dal mio lavoro “diurno”, quello che faccio per vivere! (ride) Se per caso dovessi essere più libero prossimamente, mi metterò al lavoro al più presto su un nuovo album, di cui sto già producendo qualcosina. Ho già in mente qualche featuring: vorrei fare un disco da produttore, più che da dj, e vorrei sperimentare qualche nuova sonorità, magari per brani con un po' di tiro in più.

B: Mica migrerai verso l'elettronica anche tu, vero?

Dj 2p: Capisco i dj che lo fanno, perché l'elettronica è un mondo talmente ampio che ti puoi sbizzarrire facendo qualsiasi cosa. Io, però, mi occupo di elettronica per lavoro, per cui mi impegna già tutta la giornata… (ride) Sarei più interessato a trovare un buon compromesso tra sampling ed elettronica. Vorrei fare un disco che suoni fresco, lungimirante, ma che abbia in sé il calore dei campioni e dell'hip hop.
 

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