Dinasty Warriors Gundam

by • 02/08/2014 • Rubriche, The Game VaultComments (0)509

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Abbandonata la folle idea dell’universo alternativo vista nel terzo capitolo, Gundam Reborn torna su binari più sensati presentando poco meno di una decina di linee temporali distaccate, durante le quali il giocatore si troverà invischiato nelle battaglie decisive della trama. Potremo così calarci nei panni di Amuro e combattere contro Char, entrare nell’abitacolo del Gundam Unicorn, affrontare le vicende di Gundam Seed o ancora rivivere gli episodi di Gundam Destiny. Ovviamente in questa modalità sarà il gioco a imporci quali piloti utilizzare, quali Mobile Suit, e contro chi scontrarci, ma nell’Ultimate Mode nulla ci vieterà di mischiare piloti di una serie con suit di origine completamente diversa, tentando tra le altre cose di soddisfare determinati requisiti per conquistare speciali medaglie. La scelta in questo caso è ampissima e i fan impazziranno quando si troveranno per le mani più di centoventi mech differenti tra i quali scegliere, compresi anche alcuni estranei alle storyline principali come i modelli della serie New Mobile Report Gundam W. Ad aggiungere carne al fuoco ci si mettono anche le Mobile Armor e le Battleship, disponibili solo in alcune missioni speciali ma che, quantomeno, riescono a variare leggermente la solita routine ripetitiva. Il combat system si basa come sempre sulla combinazione di colpi leggeri e colpi potenti con mosse e combo da concatenare in serie nel più tipico button mashing. A differenza del terzo capitolo però, viene introdotta la possibilità di eseguire un attacco speciale in collaborazione con un compagno, una sorta di doppio musou in rapida sequenza (e non contemporaneo come nella serie principale), e la capacità di entrare in una modalità boost che ci fornirà mosse aggiuntive per un periodo limitato, attivando al contempo abilità speciali del mobile suit che stiamo pilotando. Purtroppo manca tutta la varietà della ricerca delle armi o la possibilità di saltare, inchiodando i mech a terra e rendendo il tutto ancora più lento e macchinoso. Una sorta di salto in realtà esiste, ma si tratta della semplice attivazione dei postbruciatori grazie ai quali fluttuare a mezz’aria, funzione prettamente inutile vista l’immobilità cronica degli avversari. Nemmeno nello spazio, dove l’assenza di gravità poteva offrire uno spunto aggiuntivo, la situazione cambia, visto che i robot nemici combatteranno tutti sullo stesso piano, non solo quindi rendendo le sezioni identiche a quelle terrestri ma anche regalando un impatto visivo davvero pessimo. Se il lato estetico può essere messo nelle note dei “gusti personali” il verdetto, una volta in missione, non lascia adito a dubbi. L’appesantimento dei modelli poligonali e il ritorno alla grafica classica porta a una netta riduzione dei robot a schermo, non solo abbattendo uno dei pilastri portanti del gioco ma mettendo in mostra la pochezza delle ambientazioni, spoglie, mal realizzate e davvero poco ispirate: insomma in puro stile Dynasty Warriors. Come dicevamo non esiste la possibilità di trovare sul campo di battaglia armi o equipaggiamenti specifici, ma è possibile tuttavia recuperare alcuni piani speciali per potenziare i propri mobile suit. Durante le missioni verranno lasciati cadere dai nemici in maniera casuale i suddetti schemi, che potranno essere fusi per aumentare le nostre statistiche, ma anche potenziare le abilità e modificarle con un semplicistico sistema di crafting, immediato e funzionale. Sono passati sette anni dal primo Dynasty Warriors Gundam, ma sembra essere in realtà trascorsa solo una manciata di mesi. Ci sono tutti i difetti classici della serie, siamo tornati a uno stile grafico classico abbandonando il cel shading e dal punto di vista del gameplay non ci sono grosse o significative innovazioni.

Voto: 7

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