Dieci anni di Unlimited Struggle: Block notes

by • 10/09/2014 • Articoli, Copertina, RecensioniComments (0)875

BlockNotes
Continuiamo il nostro viaggio all’interno dei dieci anni di Unlimited Struggle, parlando di uno dei suoi gruppi cardine: Stokka & Madbuddy. Il duo siciliano è, all’epoca, in rampa di lancio dopo un demo molto promettente (Palermo Centrale) e un EP che viene ben recensito ovunque (La cura del microfono). Il 2005 è l’anno dell’album d’esordio, Block notes, da molti ritenuto uno dei maggiori classici del rap italiano dei cosiddetti anni Zero. Confesso di preferire la levigatezza di #Bypass, dove Stokka e Buddy hanno dimostrato di aver raggiunto una maturità artistica davvero notevole.

Tuttavia non si possono negare la potenza e anche l’influenza di un disco come Block notes. È un debutto che, seppur ammorbidito rispetto ai due prodotti che lo hanno preceduto, si distingue per l’irruenza e il modo schietto di dire le cose. Stokka e Madbuddy erano rapper molto più grezzi di quanto siano ora, ma la loro chimica e il loro modo di intersecarsi erano già in uno stadio avanzato nel 2005, con la voce nasale e il rap più solido di Ciccio a dare il cambio al tono più squillante e alle rime più immaginifiche di Buddy. Oltretutto Stokka è dietro a quasi tutte le produzioni del disco e questo è un merito troppo spesso dimenticato: se oggi guardiamo a Block notes in un certo modo è anche per la sua capacità di prendere la Sicilia e darle un suono, un’identità. A coadiuvare Stokka alle produzioni ci sono Shocca, Frank Siciliano e Squarta, che fanno tutti un eccellente lavoro.

La prima parte dell’Intro è un’imposizione di se stessi, una dichiarazione della propria esistenza: Lasciami introdurre me stesso. La volontà di imporsi e l’amore per la musica sono tra le poche cose che aiutano a salvarsi da quello che, in fondo, è il filo conduttore di tutto Block notes: l’alienazione cittadina, a volte presentata in maniera più malinconica (Cosa succede, Fuori di qui, Salvati), altre volte in modo più leggero e scanzonato (E se domani). Ma l’alienazione è onnipresente e non solamente imputabile al fatto di vivere in una realtà un po’ isolata dal resto d’Italia come la Sicilia (Se prima imputavo il malessere a star qua/Adesso so per certo che sclero in ogni città); si tratta di una sensazione universale, comune a tanti giovani di tutta la penisola, e la capacità di esorcizzarla in modo così sentito è probabilmente uno dei motivi principali per cui Block notes è un disco così amato.

Poi ci sono i pezzi più introspettivi in senso autobiografico: Dimentica, che racconta del bisogno di dimenticare le cose brutte che ci succedono, salvo poi renderci conto che sforzarsi di dimenticarle è inutile, perchè anche queste cose fanno parte di noi; Quando un giorno tornerai, un classico che parla di distanza, degli ostacoli che si frappongono tra due persone e della forza con cui queste persone continuano a credere nel loro legame (E quando un giorno tornerai/Vorrei rassicurarti e dirti che va tutto bene ma/Ho la certezza che non servono parole/Che è il tempo che lo vuole). La perla di Block notes rimane però Nero Inferno, con tutta probabilità il più grande anthem (assieme a Il codice di Kaos) mai dedicato al writing dal rap italiano (È nero inferno dietro un passamontagna e le schegge/Il nostro amore non è la vostra legge).

I featuring sono molto misurati, ma occorre citare le prove di Johnny Killa (nient’altro che un giovanissimo Johnny Marsiglia) in Giù con noi e di Primo Brown in [email protected]*2. Mi piacerebbe ricordare che nel 2005 Primo era all’incirca il miglior rapper d’Italia, con all’attivo solo ottimi dischi (tutti quelli dei Cor Veleno e Bomboclat con Squarta) e featuring di qualità elevatissima (se facessimo il giochino della cintura delle rock band di Grantland con i rapper italiani, per me Primo ne sarebbe quasi sicuramente il detentore in quegli anni).

Con i suoi piccoli difetti imputabili al fatto di essere un disco d’esordio, Block notes sta comunque sopravvivendo ottimamente alla prova del tempo, visto come nove anni dopo conservi ancora ogni grammo dell’aggressività, della schiettezza e della genuinità del giorno in cui uscì. Sicuramente il disco fondamentale nella definizione dell’identità di Stokka & Madbuddy e, conseguentemente, un passo importante verso la costruzione di Unlimited Struggle.

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