Dieci anni di Unlimited Struggle: 60 Hz

by • 04/09/2014 • Copertina, RecensioniComments (0)1054

60 Hz
Il 2014 segna il decennale della nascita di Unlimited Struggle, probabilmente una delle crew dal successo più solido e duraturo dell’hip hop italiano. Questa sera, al Circolo Magnolia di Segrate, l’intero roster di artisti Unlimited Struggle si esibirà in un mega-concerto per celebrare l’evento. Noi abbiamo pensato di ripercorrere questi dieci anni andando a riascoltare i dischi più significativi, per vedere come sono invecchiati e ricordare cosa hanno significato.

Se si vuole raccontare il cammino di Unlimited Struggle, non si può non cominciare da 60 Hz, esordio solista di DJ Shocca risalente al 2004 (dieci anni fa, appunto). Shocca arriva a 60 Hz dopo varie collaborazioni coi soci di sempre: diversi demo all’attivo con Mistaman e Frank Siciliano, ABC assieme a Uno, le produzioni di Acciaio dei Centro13 e di Colpi in aria, in coppia sempre con Mista. Un curriculum di tutto rispetto, che ha conferito a Shocca la credibilità necessaria per imbarcarsi in una notevole impresa: mettere assieme un disco che raccolga tutti (o quasi) i migliori rapper della penisola.

Le produzioni rimangono tra le irraggiungibili vette dell’hip hop italiano, tanto che molti accostano l’album al classico dei classici, Novecinquanta di Fritz Da Cat: due modi non identici di produrre, ma due compilation che hanno segnato la loro epoca, riunendo praticamente il meglio che la scena potesse offrire. Se il livello medio delle prestazioni al microfono in 60 Hz è leggermente inferiore a Novecinquanta, è anche vero che il disco di Shocca non ha nulla da invidiargli in termini di varietà.

Si passa infatti dalla memory lane di Primo Brown in Sempre grezzo a pezzi tutto sommato classici come Rendez vouz col delirio dei Dogo (all’epoca ancora all’apice della loro vena creativa, per chi scrive). C’è una fantastica prova di Tormento nei panni del suo alterego Yoshi Torenaga (Fotografie), come anche una delle più grandi manifestazioni della sinergia tra Mistaman e DJ Shocca in Adesso lo so, una delle maggiori perle della loro robusta discografia (“Chi mi spinge deve darmi corda/O mi sbaglio quando dico che la hip hop non è morta”).

E poi ci sono i classici, quelli entrati nel loro piccolo nella storia del rap italiano: Bolo By Night di Inoki e Royal Mehdi, che vede un pregevolissimo campione di Herbie Hancock (curiosamente, Bolo By Night è più famosa per un successivo remix, nonché per una delle più esilaranti parodie della storia del rap italiano); Notte blu, il viaggio di Frank Siciliano attraverso Bologna, un morbido abbandonarsi alla musica e al cazzeggio che tuttavia non ci impediscono di notare ciò che accade attorno a noi (“Seguo con lo sguardo/La linea della vita del mio palmo”); e ovviamente Ghettoblaster, il pezzo che ha elevato Stokka & Madbuddy ad autentico totem hip hop del nostro paese, un vero e proprio inno per rappusi. Le frasi citabili da questo pezzo sono infinite: “Stringi le tue scarpe allo specchio e storci il muso/Più ti guardano male più tu ti senti rappuso”, oppure “E la domenica mattina quando la casa è ferma/Faccio vibrare i bassi col vicino che bestemmia” e l’elenco potrebbe farlo ogni persona che sta leggendo.

Un aneddoto curioso è quello che riguarda Coltelli, dove a passarsi il microfono sono Danno e Masito del Colle der Fomento: in un’intervista recente (che potete vedere qui) Shocca ha raccontato di come i due romani non si fidassero troppo nel concedere la “collaborazione”, ma a lavoro ultimato (con i soliti tempi giurassici, pare) si dichiararono molto soddisfatti. Tranne Missione impossibile di Skizo (che contiene Notte cattiva), 60 Hz è l’unica “compila” a vantare un inedito del Colle der Fomento.

Scorrendo la tracklist, fa effetto notare nomi che all’epoca erano tra i più considerati della scena, come Rido o gli ATPC, la cui popolarità è oggi (con tutto il rispetto) calata di molto; nomi che dall’hip hop hanno preferito allontanarsi, nonostante abbiano per tanto tempo preteso di far credere il contrario, come Nesli (che pure in 60 Hz offrì una prova più che dignitosa); e nomi quasi totalmente scomparsi, che fanno solo ogni tanto una capatina con qualche featuring in un disco di altri (Shezan il Ragio).

In fondo 60 Hz è, anche in questi aspetti, una fotografia fedele dell’hip hop italiano dell’epoca: un movimento che si stava ancora rialzando dal tonfo di inizio millennio, che rivendicava l’orgoglio del proprio percorso e della propria esistenza, che non si accontentava di celebrare la tradizione anni Novanta ma voleva necessariamente scrivere la propria. Considerata l’importanza di questo album, che esso sia stato anche il primo vagito della creatura Unlimited Struggle (maturata davvero solo tre anni dopo, con Struggle Music, composto a quattro mani da Shocca e Frank Siciliano) ritengo sia un certificato della rilevanza di questa crew/collettivo all’interno del panorama italiano.

Related Posts

Powered by Calculate Your BMI