Dargen D’Amico: l’intervista

by • 18/06/2012 • IntervisteComments (1)2145

Nella lunga storia di Hotmc abbiamo fatto interviste dal vivo, al telefono, in video, via mail e via Skype, ma mai ci era capitato di farne una via chat. D’altra parte Dargen è intrascrivibile, inimitabile e difficilmente quotabile, perciò questo è il metodo più calzante. La sua predilezione per inaugurare nuove prassi e nuovi sistemi è nota, ma ultimamente rompere gli schemi per lui sembra un destino: basti pensare che il suo ultimo lavoro, Nostalgia istantanea, è un esperimento inedito formato da due tracce-fiume (una per ogni lato di un vinile) che superano di parecchio la dozzina di minuti. Chi mai avrebbe avuto il coraggio di provarci, e chi mai avrebbe avuto il talento per riuscirci? La risposta si nasconde dietro ad un paio di imperscrutabili occhiali da sole. Eccoci qui, quindi, a presentarvi questa chiacchierata sospesa tra il serio e il faceto, in cui cerchiamo di carpire i segreti che si nascondono dietro a questo progetto visionario.

Blumi: Partendo dall’inizio: come ti è venuto in mente un progetto come quello di Nostalgia Istantanea?

Dargen: Molto schiettamente: cerco sempre di trovare nuovi stimoli lavorando ad album eterogenei. In questo caso volevo provare a scrivere solo nei momenti molto vicini al sonno, subito prima e subito dopo. L’idea mi pareva stimolate e ricreativa e così ci ho fatto un disco. Un’idea vale l’altra ma questa, almeno sulla carta, mi convinse subito.

B: Quindi l’hai veramente scritto solo nei momenti vicini al sonno? Quanto ci hai messo?

D: Sì, solo in quei momenti. Ci ho messo un mese a brano, più o meno. Scrivevo proprio poco per volta, solo quando sentivo la mente intorpidita.

B: E poi modificavi quello che scrivevi, o quello che ascoltiamo sul disco è proprio quello che ti usciva di getto?

D: Ho modificato leggermente, soprattutto aggiustamenti metrici per mantenere la cantilena a blocchi. Ho tagliato via soprattutto eccedenze quando sentivo che perdevo l’ispirazione, il flusso di incoscienza.

B: A proposito, tutti si chiedono i significati nascosti dietro alle due tracce e cercano di interpretare, parafrasare, svelare misteri dietro ai versi… Ma un significato vero e proprio ce l’hanno o sono solo un flusso di (in)coscienza, appunto?

D: Questa risposta non spetta a me, io la mia parte l’ho fatta. Logicamente devi aver voglia e tempo di capire, di seguire il processo, i passaggi… È solo una questione di attitudine all’ascolto,  e di tempo libero. Se ascolti Nostalgia Istantanea per passare il tuo tempo libero sei comunque una persona bisognosa di affetto.

B: Infatti: stai cercando di testare la fedeltà delle truppe, o meglio, dei tuoi fan, con questo progetto? È un po’ difficile stargli dietro, per il comune mortale ascoltatore…

D: Ma è molto semplice, credo. Narrativamente, soprattutto. Poi, chiaramente, è pieno di sensi nascosti: è naturale che accada quando ti metti in mano alla tua testa.

B: E’ semplice, però è anche un ascolto molto impegnativo.

D: Ti ripeto, credo sia una questione di attitudine. Per un tranviere pilotare il tram è la cosa più semplice, ci sono i binari e vai. Resta il fatto che non è obbligatorio seguire tutto quello che faccio, ma non posso certo decidere cosa fare in base alle orecchie e al cuore di chi mi ascolta.

B: Tra l’altro, molti dicono che i testi di Nostalgia istantanea sono ottimi anche da leggere come un racconto, oltre che da ascoltare. Hai mai pensato di scrivere un libro?

D: Sì, certo. Preferirei scrivere libri: penso di essere poco portato per il mondo della musica, non essendo io un musicista.

B: Quindi in futuro ti cimenterai anche con la scrittura?

D: Spero bene di sì, non posso mica gesticolare su un palco a 50 anni.

B: Beh, i precedenti illustri ci sono.

D: Illustrameli.

B: J Ax ha la sua bella età e gesticola ancora. Kaos anche. Gruff pure. Per non parlare degli innumerevoli esempi in America…

D: Loro hanno tutta un’altra storia alle spalle e, almeno in alcuni periodi, hanno creduto fortemente in quello che facevano. Hai preso tre artisti che hanno, possiamo dire, combattuto per il rap italiano, a volte scontrandosi, in realtà collaborando involontariamente.

B: Sì, però tu sei altrettanto parte di quella storia: tu sei il personaggio che arriva e all’improvviso apre tutta un’altra linea di narrazione che nessuno credeva possibile. Forse sei un capitolo più sui generis, ma sei comunque fondamentale in moltissimi sensi.

D: Nell’olfatto.

B: È difficilissimo immaginare il rap italiano senza di te.

D: Anche con. Però ti ringrazio per l’analisi epica. In realtà non credo ci sarebbero molte differenze.

B: Cambiando argomento, su Internet si trova anche il testo trascritto dell’intero disco. Lo hai diffuso tu, o è qualche fan che si è preso la briga di trascriverlo tutto?

D: No, non l’ho diffuso io. In realtà mi è dispiaciuto per il trascrittore, perché bastava attendere l’uscita del vinile e l’avrebbe trovato nella busta interna.

B: Dovresti dargli un premio fedeltà, a questo punto!

D: Non esageriamo, io stesso l’ho trascritto dalla mente e non ho avuto nessun premio, siam pari.

B: Curiosità: come funziona Nostalgia istantanea live? Fai venti minuti di session ininterrotta?

D: Ho fatto solo un live vero e proprio per ora, e sì, l’ho fatto tutto.

B: Ci vuole un allenamento particolare tipo Karate Kid, oppure è come fare un live qualunque?

D: 5 giorni di meditazione in Turingia e 10 h di cardio.

B: Lo sospettavo. Cambiando argomento, che musica ascolta Dargen D’Amico quando toglie gli occhiali da sole ed è solo nella sua cameretta? E cosa legge?

D: Non ascolto musica e non leggo, mi piace molto guardare dalla finestra.

B: E dalla tua finestra cosa vedi?

D: Sempre le stesse cose. Ogni anno cambia qualcosa nell’abbigliamento, ma poi le mode tornano, quindi sempre le stesse cose.

B: I tuoi fan ti amano in maniera quasi religiosa. Non è un po’ faticoso fare il messia a tempo pieno?

D: “I miei fan” devo ancora capire cosa significhi. C’è a tratti il gioco di vedere dei parallelismi tra me ed alcune divinità, ma è appunto un gioco, spero nessuno abbia preso sul serio questa cosa, precisiamolo, perché non vorrei qualcuno pensasse ci crediamo seriamente.

B: Già il fatto che parli al plurale come il Mago Otelma è un po’ preoccupante, però…

D: Con la prima plurale intendevo me e chi mi dà del santo subito.

B: Peccato, ti ci vedevo bene con una delle sue tuniche cangianti.

D: Sì, ha un grande stile, me lo sento un po’ competitor.

B: Parlando di progetti: racconta qualcosa su Andrea Nardinocchi, di cui si sa ancora poco, a parte che è il tuo fidanzato…

D: Ma che idiozia è questa. Mi metto a produrre un cantante e il motivo alla base deve essere che siamo fidanzati? Non basta il suo talento? Smentisco fermamente, non è il mio fidanzato. Andrea è felicemente fidanzato con una ragazza dai modi molto gentili, e io sono fidanzato con un ragazzo che non canta quasi mai.

B: Quindi qual è la natura (professionale) del vostro rapporto?

D: Non è complicato: l’ho scoperto guardando un video su YouTube e mi è piaciuto molto il suo stile, la sua interpretazione. Giada Mesi, l’etichetta più cool del 2015, ha prodotto il suo primo EP.

B: Che sarà fuori a settembre, confermi? Peccato che siano solo poche tracce, però…

D: Saranno solo 6 tracce, sì. Le cose si fanno per gradi. E poi cosa significa: lunghezza mezza bellezza?

B: Detto da uno che ha appena sfornato delle canzoni lunghe venti minuti…

D: Le ho accorciate a 20 minuti per farle entrare sui lati del vinile

B: Ora mi spiego molte cose. Tornando ai progetti, Balerasteppin avrà un seguito?

D: Sì, sicuramente. Probabilmente il titolo sarà Tecno gabber e useremo soprattutto testi di Tenco e di Gaber, su musiche che puoi facilmente immaginare.

 

 

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