D’Angelo live: cronaca di una serata perfetta

by • 08/07/2015 • Articoli, CopertinaComments (1)547

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Capisci in che misura l’hip hop e l’R’n’B sono di moda ultimamente quando tra gli spettatori del concerto di D’Angelo avvisti un tuo ex compagno del liceo che cerca di mimetizzarsi tra la folla (lo stesso che ti prendeva per il culo perché ascoltavi hip hop e R’n’B nel periodo in cui per essere cool dovevi ascoltare gli Offspring). Piccole rivincite morali a parte, però, purtroppo l’affluenza alla data di Milano è stata ben al di sotto delle speranze. I più sono stati probabilmente scoraggiati dal prezzo del biglietto, e qui è il caso di aprire una parentesi: cari italiani, una band di musicisti pirotecnici come quella di D’Angelo non viene via a due lire. Il live di un rapper accompagnato da un dj e il live di un cantante soul accompagnato da 9 elementi non possono e non devono costare uguale, e ogni tanto vale la pena sacrificare una cena fuori e/o qualche birra con gli amici per investire in una serata epica che ricorderete per tutto il resto della vostra vita.

Perché di questo si tratta: D’Angelo non si limita a intrattenerti per un’ora o poco più, ti regala sensazioni che ti accompagneranno fino alla vecchiaia. Le sue canzoni sono dei classici intramontabili, specie per chi è cresciuto alla fine degli anni ’90, ma sono lontanissime dall’essere delle vere e proprie hit. Ai suoi concerti è raro vedere gente che canta a squarciagola insieme a lui, i suoi pezzi non si prestano al sing-along – e anche volendo non sarebbe possibile stargli dietro, dato il numero di variazioni melodiche e armoniche che inserisce durante ogni singola performance. In compenso è impossibile restare in silenzio: il pubblico urla, invoca il suo nome in coro, più che ballare si contorce in preda a spasmi incontrollabili, alza le mani al cielo in preghiera. È una via di mezzo tra un orgasmo collettivo e una funzione religiosa in una chiesa del Mississipi, ma con più sudore e più estasi.

La verità, o meglio, il segreto inconfessabile di D’Angelo, è che lui si diverte molto di più sul palco che in studio. Non è un caso se il suo tanto sospirato terzo album Black Messiah si è fatto attendere per quindici anni, mentre i suoi concerti sono proseguiti regolarmente anche in assenza di materiale nuovo da suonare. Con lui ogni sera la scaletta è diversa, pur essendo sempre la stessa: i suoi pezzi li stravolge, li allunga, li restringe, ci gioca come il gatto col topo, conquista gli spettatori musicalmente più sgamati con virtuosismi da paura ma riesce contemporaneamente ad incantare anche le fan che sono lì solo per i suoi addominali. Impossibile uscire scontenti o insoddisfatti da uno spettacolo del genere, qualunque sia il motivo che ti ha portato fin lì. Di più: la versione finale di Untitled (how does it feel) – che già su disco sembra la colonna sonora perfetta per una notte di fuoco e in questa sua veste live, trascinata per più di quindici minuti, dura abbastanza da darvi il tempo sia per i preliminari che per la sigaretta post-coito – valeva da sola il prezzo del biglietto. Se ieri sera non c’eravate, e non avevate una motivazione più che valida per non esserci, sappiate che siete pazzi.

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