Dalla fotografia al cinema… e ritorno

by • 06/02/2012 • I shoot ya, RubricheComments (1)3119

All’inizio era la fotografia. Immagini singole, impresse con tempi di esposizione lunghissimi. Poi vennero le immagini in sequenza, gli studi anatomici sul movimento umano e animale. Poi, un giorno, si riuscirono a catturare immagini sequenziali ad una velocità ritenuta impossibile in precedenza. Non solo: si riuscì, sfruttando le moderne tecnologie, a proiettarle, a renderle fruibili a un pubblico. Nacque così il cinema, che da allora (era il 1895) ha preso una strada propria, trasformandosi da fotografia in movimento ad arte vera e indipendente.

Nonostante cinema e fotografia siano due mondi oggi completamente separati (anche solo dal punto di vista della quantità di denaro che queste due forme di espressione muovono ogni anno), sono molti gli esempi di grandi uomini di cinema appassionati di fotografia (uno su tutti lo Stanley Kubrick ragazzo che gira per le strade di New York armato di macchina fotografica e un colpo d’occhio che già allora rivelava il suo talento), e gli omaggi della nuova arte a quella delle immagini statiche (non so se il collegamento sia voluto, ma ogni volta che vedo le gemelle di The Shining non posso far altro che pensare alle due bimbe ritratte da Diane Arbus una trentina d’anni prima).

Ma quelle che mi colpiscono di più, in quest’ambito, sono le centinaia di immagini cinematografiche che sono diventate, probabilmente senza alcuna intenzione dei registi, delle icone della fotografia moderna. Dal protagonista di Blow Up (Michelangelo Antonioni, 1966) impegnato a scattare l’ennesima foto; al sorriso di Jack Nicholson in The Shining (Stanley Kubrick, 1980); al Robert De Niro coinvolto in una tragica partita a roulette russa (The deer hunter, Michael Cimino, 1978). I due esempi più recenti che mi vengono in mente: la splendida Venere di Bernardo Bertolucci in The dreamers (2003), e la scena di The Artist nella quale il protagonista George Valentin rovescia il suo drink sul tavolo.

Di riferimenti, di sicuro, ce ne sono altri mille. Avete voglia di aiutarmi a riconoscerli?

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