Crossroads: la storia di Robert Johnson

by • 13/01/2012 • Knowledge is Power, RubricheComments (1)1364

Il blues, questo sconosciuto. Tutti sanno più o meno in cosa consiste, in pochi ne colgono il vero spirito, in pochissimi conoscono i suoi protagonisti. Qual è il massimo esponente della musica blues? Se facessimo un sondaggio c’è chi citerebbe BB King, chi Etta James, chi Bessie Smith, chi sconfinerebbe fino a Janis Joplin. Ma ben pochi si ricorderebbero di Robert Johnson, detto il Re di Picche. Il che è un vero crimine, perché si tratta forse del capostipite dell’intero genere nella sua accezione moderna, e soprattutto perché la sua vicenda è una delle più affascinanti della storia della musica. Ne ha già parlato Ezio Guaitamacchi in Delitti Rock (non il programma televisivo, ma l’omonimo libro da cui è tratto, edito da Arcana), ma per chi volesse approfondire ulteriormente il discorso c’è Robert Johnson: Crossroads, agile volumetto di 122 pagine comprensivo di foto, pubblicato per la prima volta in italiano, che ne narra le gesta. Ideale sia per chi già lo conosce che per chi non ne ha mai sentito parlare.

Nato nel 1911, morto ad appena 27 anni (probabilmente il primo membro del famigerato Forever 27 Club), Robert Johnson ha trascorso tutta la sua vita nel delta del Mississipi. Chitarrista, cantante e compositore estremamente precoce, aveva un talento incredibile, del tutto fuori dal comune. Tanto che, secondo la leggenda, avrebbe stretto un patto col diavolo, incontrato una notte a un bivio (crossroads, appunto) mentre tornava a casa dopo un concerto; gli avrebbe venduto l’anima in cambio di una tecnica nel suonare che non ha mai avuto eguali. In effetti il suo primo e unico maestro, il misterioso Ike Zinneman, sembra essere evanescente come fumo: di lui non si conosce praticamente nulla a parte il nome, la  passione per i vestiti neri e la bizzarra abitudine di suonare nei cimiteri. Non ci sono riscontri tangibili che lo riguardano, da nessuna parte.

Se davvero Johnson ha venduto l’anima al Maligno, lui si è presentato per riscuoterla il 16 agosto 1938. Non si sa con certezza il motivo della sua morte: pare, però, che sia stato ucciso dal gestore di un locale, che gli avrebbe avvelenato il whisky perché si faceva sua moglie. Talentuoso quanto stupido: un suo amico gli aveva già strappato di mano la prima boccia, ricordandogli quanto sia rischioso bere da una bottiglia che ti regala il marito della tua amante, ma lui insistette per averne una seconda. Il resto è storia. Robert Johnson ha lasciato in eredità appena 29 blues incisi su vinile, una sola fotografia e ben tre lapidi: non si sa quale sia quella reale. Recentemente la Sony ha deciso di finanziare il restauro di almeno una delle tre, ma chissà se è davvero quella giusta.

Tornando al libro, l’autore, Tom Graves, è giornalista, scrittore e professore in un college di Memphis. E ha (o almeno, sostiene di avere: in questo campo, le possibilità sono infinite) una marcia in più rispetto agli altri biografi di Robert Johnson, soprattutto grazie alle testimonianze di Carrie, sua sorella. Che crediate o no alla leggenda del Re di Picche, Crossroads è un ottimo e rapido modo per avvicinarsi alla sua figura. Non migliore dell’ascolto dei suoi dischi, ma senz’altro piuttosto completo.

Robert Johnson: Crossroads
di Tom Grave
2011 Shake Edizioni
euro 14,00

 

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