Crazeology: il Rap Mayhem Festival raccontato a chi non c’era

by • 19/12/2012 • ArticoliComments (1)800

Del Rap Mayhem Festival abbiamo già parlato lungamente, ma una cosa ci teniamo a ribadirla: a detta di tutti, è uno degli eventi rap più ambiziosi e riusciti mai realizzati su suolo italico. Per raccontarvelo ancora meglio, abbiamo spedito sul campo due inviati d’eccezione: producer noti sia in patria che all’estero, il cui amore per il suono classico che ha caratterizzato il festival si respira in ogni beat. Stiamo parlando del team Crazeology, ovvero Res Nullius e Weirdo: è proprio quest’ultimo a scrivere il report che segue, per raccontarci con parole sue l’atmosfera che regnava a Bologna. Per la gallery fotografica, invece, il doveroso ringraziamento va a Mauro Puccini (www.labrena.it) che le ha scattate e a BoomDraw Intl per avercene concesso l’utilizzo. Enjoy!

Foto di Mauro Puccini, tutti i diritti riservati

Appena arrivati alla stazione di Bologna io e Res ci incamminiamo di gran carriera verso il TPO. Principalmente perché non vediamo l’ora di arrivare ma anche per cercare di contrastare il freddo, direi quasi polare, che ci avvolge. La città è molto silenziosa e praticamente deserta, lungo la strada incontriamo solo qualche altro reppuso che come noi non vuole perdersi quello che si preannuncia come l’evento rap dell’anno. Una volta giunti a destinazione, nonostante il largo anticipo, come previsto troviamo un bel capannello di gente. Tante persone venute da diverse regioni (addirittura alcuni da Campobasso!) riunite per vedere i propri idoli, gente che ha fatto la storia di questa musica. Incontriamo anche alcuni amici, nonché addetti ai lavori della scena rap italiana: Delli (Kmaiuscola), E-Green e Kenzie. Quest’ultimo ci presenterà poi Brain e Kiodo che, tra l’altro, son il gruppo di apertura della serata.

Verso le 22 i cancelli del TPO si aprono e tutti si riversano dentro. L’attesa sarà però ancora lunga, in quanto l’apertura del live è prevista per circa le 23:30, ma tra un Vin Brulé della casa e quattro chiacchiere il tempo scorre in maniera piacevole. Finalmente intorno a mezzanotte Brain e Kiodo aprono i giochi, con la consueta grinta, e il pubblico risponde subito bene. Dopo circa una mezz’ora i due lasciano il palco a DJ Boogie Blind, che subito infiamma la folla gridando “Are you ready for O.C.!?”. Eccome se siamo pronti. Appena il nostro sale sul palco è il delirio e lui ripaga tutto l’affetto sparando uno via l’altro tutti i suoi classici, tra cui Time’s up, War Games, My World. Circa mezz’ora dopo lo raggiunge sul palco l’amico A.G., che ci regala il meglio del suo repertorio, come le indimenticabili Spit e Next Level. In mezzo a tutto ciò non poteva mancare un momento di commemorazione per l’amico Big L, purtroppo scomparso ormai molti anni fa. O.C. chiede a tutti i presenti di puntare una mano verso il cielo facendo il segno della “L”. Il pubblico non si fa pregare e risponde con trasporto. “We got you, homie”, dice a quel punto O.C. La parte di show dedicata ai due membri della D.I.T.C termina poco dopo con il pezzo di O.C. Born 2 Live.
Nonostante gli anni e qualche ruga in più i nostri hanno dimostrato di saperci ancora fare e di tenere bene per tutta la durata del live, decisamente thumbs up.

A questo punto è imminente il turno di un altro mostro sacro e nell’attesa DJ Boogie Blind spara un paio di tracce, tra cui la strumentale di Snow di Rock Marciano, che fa sempre piacere risentire. All’1:20 spunta Pharoahe Monch, che ci regala il meglio dei suoi 3 album da solista. Pezzi come The Light, No Mercy (tratti da Internal Affairs), Desire e Let’s Go (Desire), Clap (One Day) (W.A.R.), più un paio di singoli che non potevano mancare, come Fuck You e My Life.
Leggendo questi titoli vi sarete sicuramente accorti di una mancanza non da poco; ebbene, alle 2 finalmente nel TPO rimbombano le note dell’ormai famosissimo campione di Akira Ifukube (tratto dalla colonna sonora di Godzilla) e praticamente tutti in coro iniziano ad urlare “Get da fuck up!” Come previsto Simon Says ha scatenato una bolgia infernale, a tal punto che lo stesso Faraone a fine concerto twitterà: “What in the fuck was that Bologna. woo hoo i quit best show ever!”

Ma chi pensava che quello fosse il culmine della serata si sbagliava. Alle 2:15 salgono sul palco DJ Eclipse e Ill Bill, accompagnati da Vinnie Paz che, con orgoglio e in segno di rispetto verso le sue origini italiane, mostra al pubblico la bandiera dell’Italia che si è portato per l’occasione. La gente lo ricambia acclamando il suo nome, in italiano: VIN-CEN-ZO! VIN-CEN-ZO! VIN-CEN-ZO! Gesto apprezzatissimo dal nostro, che si commuove anche un po’. Finiti i convenevoli i due iniziano a sputare fiamme nel microfono con una grinta degna della loro fama ed eseguono una sfilza di pezzi apocalittici, manco fosse il 21 dicembre: End of days, Street Wars, Monster’s Ball, Battle Cry, Heavenly Divine, My Uncle, The Anatomy Of A School Shooting, per citarne alcuni. Alle 3 del mattino, subito dopo averci regalato la bellissima Black Helicopters, i nostri salutano il pubblico: “We love you, we are out” e spariscono dietro le quinte. Alcune persone tra il pubblico, forse anche prese dalla stanchezza, ci cascano e lasciano la sala. Ma i più sgamati, tra cui gli irriducibili in prima fila, sanno che si tratta della classica “finta” ormai consueta nei concerti rap e mantengono la posizione così faticosamente conquistata. Qualche istante dopo, come previsto da copione, i nostri eroi ricompaiono fra l’entusiasmo generale e Vinnie incita la folla dicendo “Yo, make some noise for my man DJ Eclipse, lui è il CAPO DEI CAPO”. Al che Eclipse risponde lanciando la base di Heavy Metal Kings e subito dalla folla si alza il coro “We got the gangsta gangsta shit, we live the murder murder shit”. Insomma tutti i presenti, pubblico e artisti, dimostrano di avere ancora birra in corpo ma alla fine del pezzo si è fatto davvero tardi: questa volta i due salutano tutti per davvero e il TPO si svuota quasi completamente.

Rimane solo qualcuno che ha ancora voglia di farsi l’ultima birra con gli amici e altri che invece, dopo un live di questa portata, vogliono provare a mettere la classica ciliegina sulla torta, ovvero riuscire a strappare un autografo o una foto con i propri beniamini. Tra questi fanatici ci siamo ovviamente noi e andiamo dunque a piazzarci di fronte alla porta che conduce al backstage. Tra la security e le altre persone che vogliono entrare l’impresa sembra ardua, ma inaspettatamente qualche minuto più tardi escono DJ Eclipse, O.C. e A.G. che si “consegnano” letteralmente ai fan. In realtà, tranne noi, in pochi altri si accorgeranno di loro in quanto tutti sembrano avere occhi solo per Vinnie e Bill. Questi, consci del pericolo che potrebbe comportare affrontare un’orda di sostenitori un po’ troppo affettuosi, decidono di non farsi proprio vedere. Spunteranno solo alla chiusura del locale scappando in fretta e furia sul furgoncino a loro riservato. Dal canto loro Eclipse, O.C. e A.G. si mostrano molto disponibili scambiando due chiacchiere, scattando foto e firmando autografi a chiunque li avvicini. Del resto dalle loro parti così tanto amore non sono abituati a riceverlo, e se lo godono fino in fondo.

E’ ormai l’alba quando ci dirigiamo verso la stazione e poco importa se siamo distrutti (arriverò a casa con 38 di febbre), perché quando si riparlerà di tutto questo potremo dire che noi c’eravamo.

Weirdo (Crazeology)

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