Cosa succede quando Dante incontra il rap: nasce Infernvm di Claver Gold & Murubutu

by • 02/04/2020 • Copertina, RecensioniCommenti disabilitati su Cosa succede quando Dante incontra il rap: nasce Infernvm di Claver Gold & Murubutu589

Rivisitare in chiave diversa un’opera non è mai semplice: cambiare il contesto e mantenere intatti gli stessi sentimenti che la compongono può essere un’arma a doppio taglio; quando poi si parla della più importante di tutta la nostra letteratura e parte del patrimonio artistico mondiale, l’impresa diventa ancora più ardua. La Divina Commedia ha affascinato sfilze di registi, cantautori, drammaturghi, pittori e artisti di ogni sorta: l’incontro di Dante con il registro rap era quindi solo questione di tempo. Che questo incontro sia avvenuto proprio in questo periodo surreale, per molte persone un vero e proprio inferno, è ancora più strano, ma perdendoci nelle rime di questo disco possiamo per un po’ mettere da parte anche questo.

La coppia Claver Gold/Murubutu porta con sé tutto lo spessore letterario necessario, ma anche per le loro capacità liriche, la realizzazione di questo Infernvm non deve essere stato semplice. Se non fosse chiaro dal titolo, il tutto ruota attorno alle vicende della prima cantica dantesca, la più celebre se vogliamo, che nei secoli ha sempre affascinato studenti, studiosi e artisti. Va subito detto che il contesto dell’Inferno dantesco viene riscoperto in strofe che non sono puro insegnamento; nel citare i canti e i personaggi si cerca di raccoglierne i particolari emotivi prima che quelli storici, per ricreare tutto lo sconforto di questo luogo desolante. Il caos regna sovrano, con la paura che si stringe in un tormento sempre maggiore e con sempre maggiori sofferenze: nella sofferenza l’intricato racconto dei protagonisti cresce nel ricordo del passato in vita, muore nel presente di una dannazione eterna, in un ambivalente ruolo di compatimento e perdizione. Quello che quindi abbiamo sempre imparato da quest’opera, i suoi famosi valori universali che valicano i secoli, si riscoprono con luci e -soprattutto- ombre sempre nuove. La visione del tutto è descritta nella dimensione psicologica prima che in quella fisica, capace di captare il buio ispirato dall’oltremondo. 

Da questo nasce la doppia chiave di lettura che si porta avanti in tutto l’album. Come già accennato i sentimenti dell’opera sono universali: ciò diventa il pretesto per dare spazio ai più svariati temi, già nascosti nei versi danteschi pregni di sottotesti politici e sociali dell’epoca, riportati nella nostra realtà sempre più complessa. I luoghi e le figure esplorate si fanno porta voce di storie che potrebbero appartenere a tutti noi: è questo forse uno degli obiettivi a cui puntano. Le gesta eroiche di Ulisse non ripagate, come il tema suicidio toccato con grande tatto in Pier fino alla delicatissima Taide – un excursus del tutto moderno tra sigarette e serie tv – sono gli esempi più lampanti di una rilettura moderna dell’opera, che però ascoltati nel contesto potrebbero passare inosservati. L’infinita ricerca lirica si fa quindi servizio a questioni che possono riguardare tutti, come forse si proponeva lo stesso Dante con tempi e modi ben diversi.

Ma in tutto questo, il rap che ruolo ha? La complessa rete di rime non serve a parafrasare le terzine dell’Inferno quanto più ad evocare nuove sensazioni, a rifinire particolari ed in primis a dare la loro personale interpretazione; potremmo arrivare a dire che spiritualmente il disco è scritto a quattro mani. Non vanno comunque tralasciate le differenze di scrittura tra i due -certamente affini per alcuni versi- che rispecchino a anche lo stile dei loro lavori precedenti. Non è un caso che i featuring siano riservati a voci che impreziosiscono i ritornelli con le melodie: Davide Shorty e Giuliano Palma, pur essendo parte integrante del panorama black italiano, portano soprattutto nuova musicalità. Le strofe, e il rap quindi, sono “monopolio” del duo, quasi per ribadire ancora di più la completa la riservatezza di un progetto del genere. Da citare nell’intro Selva Oscura anche Vincenzo Di Bonaventura, che si impegna in rappresentazioni teatrali sul mondo dantesco, con una voce grottesca ed enfatica.

Volenti o nolenti, il lato musicale non può che passare in secondo piano: nonostante questo il gran numero di produttori coinvolti -tra gli altri Dj Fastcut, Squarta & Gabbo, West, Kuma– porta la varietà stilistica che ne consegue, che per di più serve ad avvallare gli stati d’animo delle varie tracce. A basi di stampo più classico si alternano altre che strizzano l’occhio a sonorità più moderne; tra i tanti campioni si seguono comunque gli stilemi dell’underground nonostante il tutto vada talvolta oltre i confini dell’hip hop. Tra vari effetti sonori ricreati per stilizzare ancora di più l’ambientazione, il sound è cucito addosso al disco da mani competenti.

Come Infernvm è destinato principalmente ad ascoltatori fidelizzati, così rimarrà un caso isolato nel rap italiano, un progetto ambizioso quanto unico. Anche se, come sappiamo, la Commedia non si limita all’Inferno…

 

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