Comic Strips Never Die #4: l’origine del viaggio

by • 29/07/2016 • Comic Strips Never Die, Copertina, RubricheCommenti disabilitati su Comic Strips Never Die #4: l’origine del viaggio455

[La prima volta che ho proposto alla redazione di collaborare alla creazione di una rubrica in cui si parlasse di fumetti attribuibili al pianeta Hip Hop non avrei mai immaginato di vestire i panni di Michael J. Fox per intraprendere un continuo viaggio indietro nel tempo, dal quale non sarei mai più tornato. Questa è la prima colonna, scritta e pubblicata per un magazine cartaceo inglese (Wordplay Magazine) e oggi pubblicato anche in Italia grazie a HOTMC].

La nostra macchina del tempo è impostata in data 1983. Non ci saranno fermate, sarà un viaggio veloce, che ci permetterà di ammirare dal finestrino della memoria incontri e collaborazioni che hanno avuto un ruolo importante nella storia. Perciò in questo viaggio consigliamo di portare con voi foglio e matita.

Già, il foglio e la matita… L’odore della grafite che accompagna il fumettista oppure il writer quando schizza su carta il suo pezzo o l’MC quando annota una strofa su post-it appiccicati in giro per la cameretta (almeno fino a una dozzina di anni fa).

È vero, abbiamo detto nessuna tappa! Soltanto un viaggio veloce!

Partiti.

Il primo passaggio consiste nel far scendere dalla nostra macchina del tempo il concetto di “vecchio”, perciò non parleremo mai di vecchia scuola ma di Vera Scuola: è questo il gancio che ci permetterà di far salire a bordo un ospite come Ed Piskor, e con lui i suoi due inseparabili compagni di viaggio, Talento e Ispirazione.

Ed Piskor è indubbiamente un talento. E allora è d’obbligo porsi una domanda: chi ha ispirato il talento di Ed ? Sappiamo che Ed ha collaborato con i pionieri dell’underground del fumetto come Harvey Pekar (di American Splendor) o l’illustratore Jay Lynch, uno dei disegnatori che ha più contribuito alla rivista Mad ma soprattutto uno dei creatori, insieme a Art Spiegelman, delle trading card Sgorbions. Ma il tributo di Ed al mondo Hip Hop è stato, senza ombra di dubbio, ispirato dalle copertine del fumettista Bob Camp. Per chi non conoscesse il nostro caro amico Bob, compagno anch’esso di mille viaggi, è tra le altre cose il creatore di The Real Ghostbuster per DiC e storyboard artist di Tiny Toon Adventures per Warner Bros Television. Animatore della serie The Ren & Stimpy Show, che (ahimè) non ha avuto seguito in Italia a causa dei suoi contenuti e che ha ispirato ad esempio South Park.

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Bob Camp è anche il primo fumettista di professione prestato al mondo del cover design nell’Hip Hop embrionale degli anni ’80. Sono tre le copertine firmate da Bob. La prima è forse la più importante e si tratta della copertina di Renegades of Funk di Afrika Bambaataa & Soul Sonic Force, album uscito per la label Tommy Boy Rec nel 1983. L’album (epico!) si presenta come una vera copertina di super eroi Marvel, con un legendario lettering disegnato da Pete Friedrich, ed è la prima importante interazione tra Hip Hop e fumetti. Bob ha disegnato altre due copertine epiche per la crew Newcleus; Jam on Revenge (’84) e Space is the Place (’85) a cui ha collaborato Pat (Redding) Scalon, che ha creato il logo dei Newcleus. Due copertine storiche!!

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È forse questo il collegamento che ha ispirato i talenti che hanno alimentato un sottosuolo poco conosciuto – non solo in Italia ma anche negli States – ma ricchissimo. Popolato da disegnatori, fumettisti illustri, creatori di copertine, comic strips e video animati che hanno fatto la storia di questa cultura e che le ha permesso di diffondersi in giro per il mondo. È con questa riflessione che concludiamo il viaggio in vostra compagnia ringraziando Ed Piskor e tutti i pionieri che ci hanno accompagnato: lo dedichiamo a voi, con l’augurio che possa essere spunto di riflessione per intraprendere un nuovo viaggio, questa volta alla scoperta del vostro futuro, in nostra compagnia.

Stay Comics!

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