Ci entro dentro: il disco d’esordio di Junior Cally e il paradosso di una maschera per mettersi a nudo

by • 06/11/2018 • Copertina, Interviste, RecensioniCommenti disabilitati su Ci entro dentro: il disco d’esordio di Junior Cally e il paradosso di una maschera per mettersi a nudo186

Se nel 2018 fare musica con addosso una maschera non fa più particolarmente notizia, ciò non implica che non si possa tentare di costruire una forte identità individuale e personale tramite la musica, rendendo di fatto quest’ultima il vero e proprio biglietto da visita dell’artista, più del suo stesso volto. Se i segni sul viso possono raccontare molto del trascorso di una persona, del suo passato e del suo presente, altrettanto possono fare i versi. Scrivere di ciò che si è vissuto in prima persona rende un artista riconoscibile, gli dona un volto agli occhi degli ascoltatori, anche se quello vero è fisicamente nascosto dalla maschera. Questo è il caso di Junior Cally: il rapper romano, dopo il successo di singoli quali Magicabula e Wannabe (in collaborazione con Highsnob), torna sulle scene con il suo album d’esordio ufficiale intitolato Ci entro dentro, fuori per Sugar. (continua dopo la foto / foto di Sebastiano Fernandez)

12 tracce fortemente personali, tanto dal punto di vista autobiografico quanto da quello emotivo: sembrerebbe un paradosso, eppure la direzione artistica scelta da un rapper che ha fatto dell’anonimato uno dei propri punti di forza, è proprio quella di mettersi completamente a nudo nella propria musica. “In copertina ho messo la mia maschera addosso a tutti per far passare il concetto che nella vita spesso tutti indossiamo una o più maschere, anche se non fisicamente parlando”: così Cally spiega il perché della scelta dell’artwkork, curato da Corrado Grilli, “mentre la scelta di essere l’unico a non indossarla, proprio nella cover stessa, sta a indicare che questo disco per me è molto personale, parla della persona dietro la maschera”. Sin dalle prime rime è infatti evidente come il disco sia fortemente autobiografico, i riferimenti non mancano mai – su tutti Dedica, brano emotivamente impegnato che l’artista ha scritto per raccontare tanto di sé ai propri genitori. Non ci sono eccessi di melodramma o storie di vita criminale dai toni mirabolanti, piuttosto c’è il racconto di errori, sconfitte, rivincite, rivalse e la speranza di aver finalmente realizzato qualcosa di concreto, proprio grazie alla musica. A 27 anni sente di aver raggiunto una maturità diversa da quella dei tanti giovani, giovanissimi colleghi che popolano la scena, ribadendo che “A me non interessano collane, gioielli, orologi di lusso o acconciature appariscenti – non parlo neanche di droghe, stipendi vaporizzati in una sera o altro. Non punto a lasciare questo messaggio, non voglio essere uno status symbol”. Riconosce onestamente di non essere l’unico ad avere questo approccio, ma ci tiene a rimarcare quanto la ricerca di un messaggio positivo di fondo per lui è importante, mentre è assolutamente contrario all’esaltazione di determinati atteggiamenti.

Nonostante gli ottimi risultati, in termini numerici, che il disco sta ottenendo – a soli quattro giorni dall’uscita ha già superato i due milioni di stream su Spotify -, il rapper rimane convinto che la musica non vada misurata solo in termini numerici, poiché “Quanto vale un disco d’oro oggi, se riesce a farlo anche gente che fa musica di plastica, musica pacco? Se è così, sticazzi del disco d’oro”. Non mancano ovviamente momenti autocelebrativi nell’album in cui anche i traguardi raggiunti – tra cui il bistrattato disco d’oro – diventano motivo di vanto, ma Cally sostiene che “Io ho fatto una battaglia per il mio disco d’oro, mi prende bene dirlo, ma se quando vai nei locali la gente non canta, allora il disco d’oro non serve a niente”. (continua dopo la foto / foto di Sebastiano Fernandez)

A livello sonoro le influenze sono tante, dall’elettronica alle sonorità etichettate oggi come trap, passando per brani che ammiccano pesantemente alla dance di matrice italiana firmata da nomi come Gabry Ponte (con il quale il rapper ha già collaborato): “Ho iniziato ad ascoltare la musica agli albori di internet, grazie a mio fratello, e se ascoltavo tanto Eminem, ascoltavo altrettanto i Gabber Mafia, Gabry Ponte o Gigi D’Agostino”. L’influenza di ascolti simili fa capolino pesantemente e a più riprese, nel tentativo di coniugare i ritmi ballabili di questo genere con una scrittura più sofisticata nelle strofe, strizzando l’occhio anche al pop – l’onestà intellettuale di Cally lo spinge ad ammetterlo piuttosto candidamente -, con risultati apprezzabili, soprattutto dal punto di vista delle melodie. Cerca un equilibrio tra pezzi più radiofonici, pezzi più incisivi, pezzi più intimisti ed esercizi di stile prettamente tecnici: “Ho cercato di fare un disco vario, nel quale tutti i miei ascoltatori potessero rivedersi, affezionandosi al lato di Junior Cally che preferiscono”. I tantissimi riferimenti all’immaginario fiabesco invece – Tappeto Volante, Magicabula, Il Pifferaio Magico – arrivano dalla passione del rapper romano per tutte le teorie del complotto legate ai cartoni animati, che li vedono in realtà carichi di messaggi subliminali e macabri, che per lui si sposano alla perfezione con il rap.

 

Non so di preciso cosa aspettarmi, si tratta del primo disco, capirò dove ho sbagliato, cosa invece ho fatto bene, dove devo migliorarmi e tanto altro anche dai feedback che mi daranno, che in queste prime ore sono straordinariamente positivi”: è visibilmente emozionato quando parla dell’ondata di calore che lo ha travolte a poche ore dall’uscita del disco, consapevole dell’importanza di questo traguardo. Non ha fatto il disco della vita, probabilmente non è il disco dell’anno, eppure Ci entro dentro si prospetta il biglietto da visita perfetto per Junior Cally; un nome – e non un viso – piombato sulla scena come un fulmine a ciel sereno, che con la stessa rapidità si sta costruendo un seguito solido e numeroso. Il tutto rimanendo legato solo e soltanto agli sforzi suoi e a quelli del suo team: “Non ho inserito featuring nel disco perché era giusto farlo da solo, per capire a che punto sono e dove posso arrivare; inserendo subito delle collaborazioni, magari importanti, non avrei mai capito quale fosse la mia reale portata”. Marketing vs. solidità artistica, insomma; rinunciare a qualche pezzo immediatamente nella top 3 di Spotify, per essere invece sicuro della reale forza della propria musica e della presa che ha sul pubblico. I numeri sono indubbiamente dalla sua, il tempo anche: tra quanto potrà realizzare il sogno di “collaborare con Fabri Fibra, Guè Pequeno o Marracash, i rapper che mi hanno formato”?

Related Posts

Powered by Calculate Your BMI