Chronixx: l’intervista

by • 05/05/2014 • Copertina, IntervisteComments (0)899

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Durante la tappa bresciana del suo fortunatissimo Dread & Terrible abbiamo avuto modo di incontrare Chronixx, subito dopo la sua mistica esibizione. La giovane promessa del cosiddetto Reggae Revival ha avuto modo di presentare i brani del suo nuovissimo EP Dread & Terrible.

Haile Anbessa: hai appena fatto un’esibizione incredibile. Puoi parlarmi delle tue sensazioni a caldo di questa tua tappa italiana?

Chronixx: ringrazio tutti. Il pubblico italiano sa come supportare al meglio gli artisti. Ho provato belle vibrazioni! 

H.A.: parliamo ora del tuo ultimo ottimo lavoro da studio Dread & Terrible. Cosa puoi dirmi a riguardo?

C.: è finalmente fuori e ringraziamo il Signore per questo. Sono molto soddisfatto del risultato finale e anche per come il pubblico lo stia apprezzando sempre di più. Ho provato a inserire in questa produzione numerosi insegnamenti utili per i giovani così come parecchi elementi della cultura giamaicana magari dimenticati ma che ho in questo modo voluto portare alla luce. È un album che è nato dalla gioia. Ci siamo molto divertiti a produrlo e a suonarlo io e la mia band. Siamo come una famiglia e ci stiamo divertendo molto ancora a suonarlo per tutta Europa. L’importante è comunque sempre comunicare un messaggio forte a chi ci viene ad ascoltare. 

H.A.: il tuo e il vostro messaggio sta diventando sempre più forte nelle canzoni reggae. Artisti come te o Protoje ad esempio siete gli esponenti del cosiddetto Reggae Revival. Perchè questo termine? Prima di voi il reggae era considerato praticamente morto?

C.: no il reggae non è mai morto. Questa musica da sempre vive fasi, con gusti e tendenze diverse ma l’essenza non muore mai. È indubbio che oggi il messaggio sia in ogni caso molto più forte che negli ultimi anni, un po’ come accadeva nel roots degli anni Settanta. A mio modo di vedere comunque il vero revival di cui si parla è riferito soprattutto alla gente. In Giamaica la gente sta rinascendo sollevandosi dalla polvere e sta supportando la scena sempre di più in virtù di questi messaggi positivi che trasmettiamo. Noi artisti dobbiamo essere sempre vicini alla gente. 

H.A.: secondo te possiamo paragonare questo fenomeno con quello sbocciato negli anni Novanta con un artista come Garnett Silk?

C.: non lo so se si può fare un paragone. Sono certamente due musiche diverse in due ere diverse ma il messaggio è sempre lo stesso. Reggae Revival è solo un’etichetta che si sono inventati i media. Per me si parla sempre e solo di reggae.

H.A.: chi sono gli artisti più influenti per la tua carriera?

C.: sono troppi quelli da nominare. Mi influenzano in moltissimi. Anche perchè al giorno d’oggi abbiamo a disposizione il potentissimo strumento di internet che ci può fare ascoltare in un attimo una miriade di artisti di cui ignoriamo perfino l’esistenza. Noi giovani artisti siamo molto più esposti alle varie influenze che quelli del passato e questo per me è un bene sicuramente.

H.A.: è indubbio che tu sia già un degno rappresentante del reggae con la R maiuscola nonostante la giovane età ma come vedi la tua musica tra diciamo dieci anni quando sarai un autentico veterano?

C.: la mia musica sarà sempre un tutt’uno con la cultura. Molte culture possono esprimere una musica ma anche molte musiche devono sempre identificarsi con una cultura di riferimento. Quindi anche se gli stili possono cambiare da roots a dancehall l’importante è che ci sia una base comune. Noi giamaicani abbiamo il compito di tenere alta la nostra cultura e essere da esempio per altri generi come ad esempio il dubstep o il rap  negli ultimi anni.

H.A.: grazie mille per il tempo concessomi…

C.: give thanks!

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