Chantelle Ernandez: l’intervista

by • 19/05/2013 • IntervisteComments (0)744

Abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con Chantelle Ernandez, un’ottima cantante reggae giamaicana di origine cubana che si è fatta le ossa per molti anni come back vocalist per leggende del reggae e oggi ha spiccato il grande salto come voce solista grazie all’etichetta catalana Reggae Land

 

Haile Anbessa: Chantelle come hai iniziato a cantare?

 

Chantelle Ernandez: canto fin da quando ho memoria di questo. Sono nata e cresciuta in una casa molto musicale. Mio padre ad esempio strimpellava sempre la chitarra ogniqualvolta ne avesse avuto possibilità. Cantavo sia nel coro della scuola che in chiesa. Tutte le mie attività extracurriculari ad esempio erano sempre di tipo artistico e quindi includevano canto e ballo. Quando avevo sedici anni ero anche parte di un gruppo musicale tutto al femminile e siamo perfino arrivate a incidere alcuni pezzi per il leggendario producer Mikey Bennet.

 

H.A.: quale è quindi il segreto per emergere in un paese così musicale come la Giamaica dove tutti cantano?

 

C.E.: la Giamaica è luogo dove è parecchio difficile emergere musicalmente soprattutto se si è donna. In aggiunta a tutto questo sull’isola è ancora molto forte il sistema del payola che quindi fa passare alla radio solo gente che paga profumatamente. Bisogna essere sempre forti e mai perdere la fede nelle proprie capacità. Non bisogna neppure mai scendere a compromessi né permettere alle persone di dirti cosa è giusto fare o dire.

 

H.A.: e quali sono gli ostacoli maggiori che una donna può incontrare in Giamaica sulla propria strada artistica?

 

C.E.: è indubbio che la Giamaica sia un paese fortemente maschilista e quindi questo risulta essere il primo evidente ostacolo. In secondo luogo quasi tutti i producer preferiscono lavorare con uomini per maggior feeling e spirito di cameratismo. Il terzo problema sta nel fatto che parecchi manager e molti artisti accettano di collaborare con delle donne solo a cambio di favori sessuali o se si accetta di apparire in pubblico come loro fidanzate. Solo in questo modo si occuperanno della carriera di un’artista donna. In aggiunta a tutto questo se non hai alle spalle dei grossi investitori per oliare le ruote del sistema del payola non si va troppo lontano. Non solo le radio ma perfino i disc jockey vanno pagati per trasmettere la tua musica. Certo non tutte le persone fanno parte di questo sistema ma moltissimi sì.

 

H.A.: alla luce di tutto questo, quale è la tua opinione sulla musica oggi in Giamaica? Cosa c’è ancora di buono e cosa invece andrebbe radicalmente cambiato?

 

C.E.: il talento dei giamaicani è indubbio. In termini quindi di stili diversi nulla deve cambiare perché tutto è perfetto così com’è. I cambiamenti vanno fatti a livello di sistema che è sì marcio ma noi tutti abbiamo le nostre responsabilità.

 

H.A.: se non ascolti reggae cosa ti piace ascoltare?

 

C.E.: vado molto a umore. Varia di giorno in giorno. Mi piace l’RnB, il Jazz, l’Hip Hop ma anche il Pop. Quando sono giù ascolto molto blues.

 

H.A.: che nomi mi faresti se ti chiedessi quali artisti della foundation e quali artisti della new wave sceglieresti per un featuring?

 

C.E.: domanda molto difficile perché ne amo così tanti! Mi piacerebbe collaborare con così tante persone, alcune vive e altre purtroppo già passate a miglior vita. Ho fatto parecchi tour con Max Romeo e adoro collaborare con lui, adoro U Roy, in passato ho collaborato con Toots e delle persone che non ci sono più il primo nome che ti faccio è sicuramente Peter Tosh. Delle nuove leve ti direi invece Gramps Morgan dei Morgan Heritage, Tarrus Riley e come potrei dimenticarmi di Laza Morgan. I nomi comunque sono molissimi!

 

H.A.: il reggae sta vivendo un periodo di vera e propria rinascita conscious con artisti come Protoje o Chronixx. Pensi che questa ondata resisterà?

 

C.E.: penso che resisterà a lungo perché gli ascoltatori richiedevano da tempo tutto questo. Avevamo bisogno tutti di qualcuno che si erigesse in difesa del giusto e soprattutto che avesse qualcosa da dire. Il reggae non è drum machines o computer ma di artisti che fanno live e comunicano messaggi positivi.

 

H.A. parliamo adesso del tuo ultimo album…

 

C.E.: uno dei lavori più importanti della mia vita uscito lo scorso giugno. Ho iniziato a registrare nel 2009 e l’ho terminato nel2012. Misono divertita molto nello scrivere i testi e nel riarrangiare le canzoni. Alcuni pezzi hanno davvero risvegliato qualcosa di diverso in me. Genious ha prodotto le tracce e svolto altri compiti molto importanti. Il producer per l’etichetta Reggae Land è stato Marcus Sanchez che è una personalità molto dinamica e mi ha aiutato parecchio. Un grazie particolare anche a Laura Forcucci, la pr più dolce che abbia mai incontrato che mi ha aiutato moltissimo sul piano umano.

 

H.A.: sei stata in tour con moltissimi artisti. Che differenza hai riscontrato tra il pubblico in Giamaica e fuori dall’isola?

 

C.E: paradossalmente siamo molto più accettati all’estero che in patria. In Giamaica sei conosciuto solo se passi in maniera massiccia alla radio. Non è tanto un discorso quindi di essere accettati o no quanto più di essere conosciuti o sentiti almeno una volta. Io comunque continuo a lavorare su molto materiale e nuovi singoli e sicuramente in estate mi vedrete in tour in Europa!

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