Carroll Thompson: l’intervista

by • 15/10/2021 • Copertina, IntervisteCommenti disabilitati su Carroll Thompson: l’intervista3577

“The Queen of Lovers Rock” Carroll Thompson annuncia la ristampa del suo album indimenticabile Hopelessly In Love in occasione del 40° anniversario della sua uscita. Il classico del 1981 appena rimasterizzato è disponibile dal 16 luglio in formato digitale e uscirà su vinile e CD a colori speciali il 29 ottobre tramite Trojan Records, con cui ha recentemente firmato un contratto. Carroll ha inoltre rivelato di avere in programma il Hopelessly In Love Anniversary Tour di 11 date nel Regno Unito per questo autunno. Noi l’abbiamo intervistata su Zoom per parlare di questo progetto e di molto altro.

Haile Anbessa: cominciamo subito parlando di questa nuova ristampa del tuo classico Hopelessly in  Love…
Carroll Thompson: sono molto emozionata, anche perché ho il completo supporto di BMG e Trojan nel continuare questa eredità di quaranta anni fa. L’album non è stato solo rimasterizzato ma ci sono delle bonus tracks. Uscirà anche su vinile come ai bei vecchi tempi.

H.A.: personalmente amo molto la scena reggae UK, con band come Aswad, Steel Pulse o Misty in  Roots. Secondo te che cosa differisce il reggae britannico da quello giamaicano 100%?
C.T.: quello inglese ha sicuramente un suo stile molto particolare. Facciamo per così dire parte tutti del grande albero del reggae made in Jamaica ma nascendo e vivendo in Inghilterra ti porta in dono alcune specificità anche se magari non ce ne si rende conto facendo musica. Esperienze diverse portano a un sound diverso e io sono molto orgogliosa del sound britannico. È una ricchezza comunque avere stili tutti così diversi.

H.A.: tu sei la regina del Lovers Rock. Come è nato questo titolo?
C.T.: non ci sono solo io ci sono tante regine. Ci sono ad esempio anche Janet Kay e Louisa Mark, che possa riposare in pace, su quel trono. Un titolo è solo un titolo ma sono comunque contenta che il mio lavoro nel corso degli anni sia ancora rispettato e possa donare gioia a chi lo ascolta.

H.A.: hai mai sperimentato o sperimenteresti altri generi nel reggae come il roots?
C.T.: io amo il roots. Ho cominciato proprio con band leggendarie come The Abyssinians o Culture, passando per i Black Uhuru o Dennis Brown. Ho composto canzoni roots per molti artisti dato che ho grande affinità con questo genere. Vorrei poter esplorare ancora di più questo genere dato che ne apprezzo molto l’aspetto sociale e spirituale soprattutto e perché certamente è uno delle fondamenta del reggae.

H.A.: essendo tu una leggenda del genere e avendo calcato i palchi per così tanti anni che cosa ne pensi delle nuove leve e del nuovo sound del reggae?
C.T.: a me personalmente questa new wave piace molto e sono contenta di tutto quello che stanno ottenendo questi artisti perché se lo meritano. Le radio lo suonano e anche la gente nelle strade apprezza molto e questo dimostra quanto il reggae sia ancora vitale. Di questo quindi sono molto contenta.

H.A.: e con chi ti piacerebbe collaborare fra questi nuovi artisti?
C.T.: apprezzo molto Chronixx. Mi piace quello che sta facendo in molti aspetti e il messaggio che tenta di portare avanti.

H.A.: perché però le radio mainstream non spingono il reggae come fanno invece con tanti altri generi secondo te?
C.T.: sul serio non l’ho mai capito questo fatto. Alla radio puoi sentire Jazz, Blues, perfino Garage, Country o House ma sembra che si ignori completamente la bellezza del reggae. Ci sarebbe così tanto da ascoltare da Millie Smalls a Johnny Nash ma sembra che le radio passino solo Bob Marley. Ma c’è molto di più. Bob ha fatto tanto per questo genere ed ha anche avuto un grande aiuto in termini di marketing da Chris Blackwell e la sua Island ma il reggae ha così tanto da offrire in più. Il reggae è vivo e vitale e la gente lo ama molto quindi le radio dovrebbero fare la loro parte. Dobbiamo sicuramente trovare una soluzione. È un genere che abbraccia così tante culture in giro per il mondo.

H.A.: ho letto che hai cominciato nel mondo della musica prendendo lezioni di piano classico. Che cosa ti ha portato al cambiamento per passare al reggae?
C.T.: sai, si è sempre trattato di reggae. Sono nata e cresciuta in una famiglia giamaicana quindi il reggae è sempre stata la nostra musica di riferimento. Le lezioni di piano erano solo propedeutiche per imparare la musica in maniera seria e quindi approcciarmi a questa carriera. Era l’unico modo per imparare la musica studiare i classici ma l’ho comunque trovato piacevole. Il reggae è sempre comunque rimasto là, è la mia musica dell’anima.

H.A.: durante la tua carriera ha collaborato con tanti artisti sia della scena reggae che non. Di quali esperienze conservi i ricordi più intensi?
C.T.: una delle esperienze più belle è stata certamente con Dennis Brown. Anche perché prima di tutto sono sempre stata una sua grandissima fan. Eravamo io. lui e gli Aswad. Le prove con loro erano così divertenti ed elettrizzanti che lo show quasi passava in  secondo piano per me. Dennis era uno straordinario cantante ma anche un uomo straordinario. Sempre pieno di energia e con il sorriso. Era una hit dopo l’altra alle prove e ci divertivamo moltissimo. Quel tour è stato indimenticabile. Certo poi ho collaborato anche con mostri sacri come Michael Jackson e Stevie Wonder ed è stata dura mantenere la concentrazione in  quei momenti data l’emozione.

H.A: ho letto che, pandemia permettendo naturalmente, sarai presto in tour per promuovere questa tua remaster…
C.T.: corretto e non vedo l’ora di farlo. Ho tre date programmate al momento qui in Inghilterra ossia Londra, Leeds e Birmingham. È la prima volta che canterò tutte le canzoni dell’album su un palco e questa per me è una vera gioia dopo tutti questi anni.

H.A.: e hai in cantiere anche nuova musica?
C.T.: oh sì, ho avuto due anni per scrivere tantissimo! (ride). Ho fatto tutto quello per cui mi è sempre mancato il tempo. Ho anche in cantiere un Lovers Jazz album con le cover Lovers dei miei pezzi Jazz preferiti. Ho anche un album pronto di Lovers contemporaneo. Vorrei anche rilanciare un album che ho fatto uscire nel 2018 ma a cui non ho dedicato gli sforzi necessari e vorrei quindi farlo ora, magari rieditandolo e raffinandolo un po’. Si tratta di un tribute album a Phyllis Dillon. Phyllis è un’artista incredibile che non ha ricevuto mai il successo che meritava.

H.A.: a proposito di questo, come è stato essere una donna in questa scena? Quali difficoltà hai incontrato?
C.T.: negli anni Settanta e Ottanta è stato difficile. Le difficoltà erano tante ma personalmente sono stata fortunata nell’essere circondata da persone del business e artisti molto generosi che mi hanno sempre aiutata e arricchita. Ma ho certo sentito storie difficili di altre artiste che hanno avuto tantissime difficoltà in una scena dominata da uomini e quindi non hanno potuto esprimere totalmente il loro potenziale artistico.

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