Capleton: l'intervista

by • 24/05/2007 • IntervisteComments (0)481

Lo scorso 9 maggio abbiamo avuto modo di incontrare, prima del suo fantastico concerto a Milano, uno dei più celebri esponenti del New Roots: Capleton. Un’intervista doverosa per un artista come King Shango, spesso coperto da ingiustificate ed ipocrite calunnie. Ma questa è solo una perfettibile opinione del sottoscritto. Ma lasciamo la parola al grande Capleton ed alle sue motivazioni.

Haile Anbessa: La prima domanda è la seguente. Perché tutti ti chiamano King Shango?

Capleton: Shango è una parola yoruba, una lingua che proviene dalla Nigeria. Shango in yoruba significa fulmine di fuoco. Re Shango fu anche un grande guerriero. Un re che difese sempre la sua gente, la libertà e la giustizia. Liberò la sua gente dalla povertà e dalla schiavitù.

H. A.: So che lo scorso aprile hai tenuto un concerto in Israele. Come è stato suonare in un posto così mistico per la tua fede?

C.: Beh, è stato grande. Ho sempre letto molto di quei luoghi, nella Bibbia naturalmente. È stato un bello spettacolo, ben supportato. La gente è realmente amorevole laggiù. Buone vibrazioni positive! Purtroppo non ho avuto abbastanza tempo per visitare Gerusalemme, il Giordano o Gerico e mi è dispiaciuto molto.

H. A.
: Quando non ti trovi in Giamaica, quale è il posto dove ti senti più a tuo agio?

C.: Si sa, nessun luogo al mondo è come casa! Forse però un posto ci sarebbe. L’Etiopia, dove Sua Maestà Haile Selassie è nato, ha vissuto ed ha regnato!

H. A.: Domanda di rito. Cosa pensi del pubblico italiano?

C.: Il pubblico italiano è realmente grande. Brucia molto fuoco. Ha vibrazioni diverse rispetto a tutti. Il pubblico italiano dà l’anima ed il cuore ai miei concerti ed io lo apprezzo molto questo.

H. A.: Quali sono i tuoi cantanti preferiti del passato?

C.: Per quanto riguarda la dancehall sicuramente Papa San. Per il roots ho molti nomi da fare: Bob Marley, Burning Spear, Jacob Miller, Peter Tosh, Culture e così via.

H. A.: A parte il reggae, talvolta ti capita di ascoltare altri generi musicali?

C.: Tutto ciò che colpisce le mie orecchie, se è positivo ed ha un buon ritmo, lo ascolto volentieri. Può essere Soul, Calypso, Hip Hop o R&B. Non importa. Se il messaggio è buono lo ascolto.

H. A.
: Puoi spiegarci il fuoco metaforico che brucia perennemente nelle tue canzoni?

C.
: Il fuoco riguarda ognuno. È la lotta eterna del bene contro il male. Del giusto contro l’errato. È per la purificazione dell’umanità. Riguarda l’amore, la pace, l’uguaglianza. Il fuoco è per la libertà. Per la redenzione. Potrei andare avanti ore. Il fuoco è l’ultima forza. La vita stessa ha il fuoco al suo interno. Se una donna non ha un certo calore interno non potrà mai procreare, capisci cosa intendo? Il fuoco è il più potente degli elementi!

H. A.
: Ora vorrei che tu descrivessi in tre parole che cosa rappresenta per te Rastafari.

C.: Rastafari…Tre parole…Mmm… Rastafari…Beh…RASTAFARI! (ridiamo). È amore, è forza, è unità.

H. A.: Ho letto su alcune fonti giamaicane che qualcuno ha attentato alla tua vita. Puoi raccontarci qualcosa a proposito?

C.: La vita è ciò che io promuovo. Io canto per la vita. Sono cose che capitano. Nella vita esistono molti ostacoli. C’è chi prova sempre a tirarti giù, prova anche ad ucciderti ma si diventa inesorabilmente più forti. È una lezione. Con l’amore e la forza di Sua Maestà, con il cuore puro, la meditazione, la disciplina, la pazienza e l’umiltà si supera tutto. Lo scudo di Jah protegge i giusti! Non ho paura.

H. A.: Due parole sul tuo prossimo album.

C.: Parlerà di vita, di giustizia e di fuoco.

H. A.: Grazie mille King Shango!

C.: Grazie a te!

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