Butter

by • 23/11/2009 • RecensioniComments (0)1193

La Warp ci ha visto lungo anche ‘sta volta. Il ventiduenne Ross Birchard è uno dei produttori più hot del momento. Hud Mo si sta imponendo grazie a tanto coraggio, buon gusto e gusto per il cattivo gusto, tecnica (è stato finalista DMC nel Regno Unito) e una provenienza lontana dalle grosse capitali della musica che gli ha permesso di giungere a una sintesi personalissima di electro, hip hop, dubstep ed elettronica sperimentale; proviene dalla florida scena di Glasgow così come l’altro giovane talento Rustie. Per tentare di catalogare la sua musica di solito si ricorre a una cacofonica lista di termini di dubbio gusto quali wonky, geek, skwee, aquacrunk, glitch, chiptune ecc.
Dopo aver infuocato l’inizio del 2009 col voluttuoso “Polyfolk Dance ep” è arrivato il momento del suo primo lp. Replicare la stessa intensità e la stessa carica rivoluzionaria di quell’ep benedetto dal cielo si è rivelato impossibile, ma questo era prevedibile e non vuol dire che il disco in questione non sia un ottimo lavoro. Quello che ci attende è anche qui una valanga di videogames andati in tilt; miriadi di synth; vocine stridule; suoni ripescati dall’era degli 8 bit e architetture ritmiche avanguardistiche; batterie che spezzettano melodie giocose come puzzle, montati male. Se in pezzi come “Gluetooth”, “3.30”,”No One Could Ever” ritroviamo lo stesso fuoco di Polyfolk, in altri momenti dell’album Hud sembra volersi fermare a raccogliere gli applausi. Tracce quali “Trykk”, “Rising 5”, “FUSE”, “Star Crackout” si caricano di un tono epico che permette loro di catturare, ma non di travolgere. Le collaborazioni con l’ambasciatore del boogie funk Dam Funk, la cantante Nadsroic e il soulsinger Olivier Daysoul dimostrano che il giovane Hudson Mohawke è già abbastanza maturo per poter ricoprire diversi ruoli, “Joy Fantastic” sembra un pezzo degli Outkast 2.0.
Gli episodi migliori della sua musica contengono il calore di J Dilla, la ricercatezza di Prefuse 73, la pazzia degli ultimi Autechre, l’eclettismo di Mark Pritchard, ma ciò che ci piace maggiormente è la sua attitudine da nerd che gli permette di fare tutto e il contrario di tutto.

 

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