Busy Signal: l’intervista

by • 05/10/2019 • Copertina, IntervisteCommenti disabilitati su Busy Signal: l’intervista64

Busy Signal è ormai uno dei più attivi e riconosciuti campioni della dancehall attualmente in circolazione. Un artista dallo stile inconfondibile molto apprezzato anche dai colleghi rapper più blasonati. All’uscita del suo nuovo disco dal titolo Parts of the Puzzle per Vp Records, abbiamo avuto modo di raggiungerlo telefonicamente per un’intervista. Ecco quello che ci ha raccontato sulla sua musica.

Haile Anbessa: cominciamo parlando del tuo nuovo disco Parts of the Puzzle…
Busy Signal: è un album che arriva dopo quasi sette anni dall’ultimo Reggae Music Again che risale ormai al 2012. È un album di diciassette tracce in cui troviamo grandi collaborazioni come Josey Wales e il mio grande amico Bounty Killer. È un album ricco di contaminazioni in cui c’è spazio per il reggae, per la dancehall e anche per l’afrobeat, con così tante canzoni. È un po’ la summa delle mie esperienze raccolte finora, per questo il titolo Parts of the Puzzle. Tanti pezzi per dare vita a un tutto assolutamente volto alla positività. A volte la gente si sorprende che io sia lo stesso cantante di pezzi così diversi e quindi ho voluto facilitarli con questo album, regalando loro un ventaglio di differenti vibes per mostrare tutto quello che ho a disposizione musicalmente parlando.

H.A.: il tuo messaggio nel corso degli anni sta diventando sempre più positivo. Inoltre il pubblico internazionale forse non è a conoscenza di quanto bene tu faccia quotidianamente alle persone più sfortunate della tua isola. Puoi parlarci un po’ dei tuoi progetti collaterali alla musica e che cosa ti spinge a farlo?
B.S.: sai quando si diventa più maturi si vuole lasciare una sorta di eredità positiva. Si vuole avere un impatto positivo, soprattutto per le generazioni future. Ho deciso quindi di muovermi progressivamente sul lato della positività, delle cose che contano realmente nella vita. Anche in passato comunque non sono mai stato l’artista più esplicito in circolazione, non mi è mai piaciuto troppo quello stile. Anche quando ho fatto hardcore dancehall, l’ho sempre fatto con un certo senso della morale per trasmettere qualcosa. Oggi però lo faccio ancora di più dato che non è mia intenzione scandalizzare ma trasmettere qualcosa di positivo ai più giovani. Certo, magari posso usare anche io un linguaggio forte ma sempre per esprimere qualcosa di vero e con una morale forte.

H.A.: personalmente ho sempre apprezzato la tua musica perché, pur parlando di argomenti forti come la vita in galera o in strada, non te ne sei mai vantato ma al contrario hai sempre invitato i giovani a stare lontani da questo tipo di esperienze. Quindi parli di cose reali ma senza glorificarle inutilmente…
B.S.: grazie mille, questi sono i feedback che apprezzo e che mi servono per andare avanti su questa strada. Io glorifico la vita, la libertà e la possibilità di alzare la propria voce per qualcosa di giusto. Io canto ciò che la gente vede ogni giorno ma non lo esalto mentre cerco piuttosto di dare un altro tipo di speranza con le mie parole.

H.A.: che cosa suggerisci quindi alle nuove leve in Giamaica, dove oramai sembra che più si è “raw” più si ha successo?
B.S.: verissimo. È un discorso di evoluzione in ogni genere musicale. Noi non dovremmo mai scordare le nostre radici e quindi mantenere sempre nello stile un certo grado di consciousness e di positività. Va bene essere ribelli ma sempre per una causa giusta. Puoi shockare la gente con una canzone o due ma poi sparisci sulla scena, non duri tanto e dopo l’hype iniziale finisci nel dimenticatoio. Se vuoi durare le tue radici devono essere profonde. Se non c’è sostanza nella tua musica sei destinato a sparire.

H.A.: parlando di questa positività anche al di fuori della musica, cosa è importante per te nella vita di tutti giorni?
B.S.: su tutto la famiglia, sono un vero family man come si dice dalle mie parti. Sono cresciuto in un’ottima famiglia, in un vicinato pieno di ottime famiglie molto numerose. Le esperienze negative non sono mancate comunque e mi sono ritrovato anche io in condizioni di fare una scelta. Quando si è giovani succede. Ma ho sempre optato per quella giusta, per il bene. L’importante è sempre tenere in mente la differenza tra giusto e sbagliato. E anche quando si sbaglia bisogna essere uomini abbastanza per rimediare il prima possibile e chiedere perdono per il male fatto. Nessuno diventa più giovane ma tutti si invecchia. Quindi bisogna guadagnarsi rispetto e autorevolezza in questo modo. Non è una scusa provenire da una condizione disagiata perché si può sempre essere il fiore che cresce dal cemento, l’importante è volerlo e perseguire tale obiettivo.

H.A.: nell’album è presente un featuring con l’ormai leggendario nonché tuo vecchio amico Bounty Killer. L’Alliance è quindi viva e vegeta?
B.S.: io e Bounty non ci siamo mai separati! Per me è come un fratello maggiore. Parliamo sempre, mi ha chiamato anche ieri sera per darmi consigli giusti sulla promozione del disco. Quando ci vediamo parliamo in maniera seria, affrontando anche argomenti importanti. Gli devo molto perché mi aiuta sempre e mi incoraggia sempre e io lo rendo orgoglioso.

H.A.: come ultima domanda ti vorrei chiedere con chi ti piacerebbe collaborare?
B.S.: la lista è talmente lunga! Mi piacerebbe fare qualcosa con Kendrick Lamar, Rihanna fino a Celine Dion o Lionel Ritchie. Amo anche Phil Collins e i Coldplay. Non mi pongo limiti perché siamo tutti umani e nessuno è irraggiungibile quindi userò tutte le mie forze per realizzare i miei sogni ancora una volta.

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