Brusco: l’intervista

by • 09/06/2011 • IntervisteComments (0)607

Abbiamo intervistato il grande Brusco alla vigilia dell'uscita del suo nuovo album Fino all'Alba.

Haile Anbessa:  arlaci dei nuovi progetti.

Brusco: come sai il 14 esce , a 2 anni di distanza da “Quattroemezzo”, il mio nuovo cd in italiano “Fino all’Alba”, prodotto da NiteLite Music. L’album contiene 10 canzoni e in ognuna di esse posso dire veramente di aver messo l’anima. E’ in assoluto il cd che preferisco tra quelli che ho pubblicato fino ad oggi ed è in linea con la mia personalità artistica ma contemporaneamente si tratta di un lavoro decisamente al passo con i tempi, OSSIA con le tendenze che caratterizzano attualmente la dancehall giamaicana . Zero fronzoli, dico esattamente quello che penso senza alcun compromesso! E questo è il bello di poter puntare su un pubblico che condivide il mio modo di vedere la vita, OSSIA simile a me, che mi conosce e mi segue da anni e che in sostanza mi permette di infischiarmene delle case discografiche , dei manager, dei media, delle radio “commerciali”, OSSIA un pubblico che mi da l’opportunità di comporre musica per dare sfogo ad una vera esigenza artistica e non per rincorrere il successo come fanno tanti altri cantanti, intrappolati nel music business. Sono sicuro che “Fino all’alba”, darà uno tsunami di emozioni e vibrazioni positive a chi avrà modo di ascoltarlo!

H.A.: sei conosciutissimo anche in Jamaica. Come è nata questa cosa?

B.: conosciutissimo è un’esagerazione. Diciamo che alcune mie canzoni sono state suonate dalle principali radio e sound system dell’isola e inserite in diversi mixtapes nel 2010 e in questa prima metà del 2011…Quando, a dicembre, sono stato in Giamaica per il megaconcerto (Xmas Extravaganza) al quale mi hanno chiamato a suonare, ho vissuto alcune delle emozioni artistiche più intense della mia vita. Condividere il palco e ricevere i complimenti da artisti come beenieman, bounty killa, baby cham, i-octane, gyptian, lady saw e decine di altri “mostri sacri” è stato fantastico. Ma soprattutto porterò sempre con me i forward che mi hanno dato i circa 30.000 giamaicani presenti al concerto. Fino a quel giorno non avrei saputo dirti quale fosse stato il più bel live della mia carriera…dal 25 dicembre 2010 non ho dubbi in materia! L’idea di cantare in inglese è nata per gioco. Non avrei creduto fino a 2-3 anni fa di essere in grado né di averne la voglia. Poi alcuni produttori stranieri , Supersonic in primis, mi hanno proposto di collaborare e ho capito che era una nuova scommessa stimolante che potevo giocare e persino vincere. Così è stato. Take off vol 1 e vol 2 mi hanno fatto conoscere oltre i confini nazionali regalandomi tante soddisfazioni.

H.A.: pensi di internazionalizzarti sempre più o preferisci maggiormente un profilo più italiano? Quali sono i progetti in questo senso?

B.: certo! Ho registrato e continuo a registrare nuove canzoni per importanti produttori internazionali e giamaicani in particolare, con l’ambizione di raggiungere il maggior numero di persone al mondo attraverso la mia musica. Però l’Italia è l’Italia! OSSIA: è qui che vivo e mi piace parlare alle persone che condividono con me questa realtà. E mi sembra logico farlo in italiano. Quindi continuerò a fare ambedue le cose. Anzi al momento con l’uscita di “Fino all’alba” sono maggiormente concentrato sull’Italia e sul pubblico che mi segue e che in definitiva mi da la forza per andare avanti da circa 20 anni. Ci tengo a spiegarti che la “carriera internazionale” e “quella italiana” in realtà viaggiano su 2 binari paralleli. OSSIA se al mio zoccolo duro, per così dire, piace capire bene quello che dico (e ne sono ben felice) e quindi predilige in gran parte le canzoni in italiano, ovviamente all’estero preferiscono l’inglese, o meglio il patwa , OSSIA la lingua propria del reggae. Quando compongo non ci penso, ma in definitiva sono canzoni e messaggi destinati ad ambiti differenti.

H.A.: chi sono gli artisti sia internazionali che italiani che apprezzi di più attualmente?

B.: a differenza degli altri generi musicali, nel reggae, qui in Italia emerge chi se lo merita. Perché è bravo a scrivere, a cantare dal vivo e ad intrattenere le persone. Preferisco non farti nomi: sarebbero tantissimi e rischierei sicuramente di scordare qualcuno. Ma basta vedere chi fa più serate in giro, chi sforna hit, chi è più amato dalla gente per capire quali e quanti siano i migliori…alla fine è sempre il pubblico a decretare queste cose, e in Italia la “massive” di musica ne capisce. Chiedete agli artisti internazionali della loro esperienza in Italia e vi diranno che difficilmente altrove hanno riscontrato un simile calore. Tra i giamaicani, partendo dalla premessa che oggi è difficile trovare artisti bravi dal vivo come quelli delle precedenti generazioni, apprezzo: Assassin, Aidonia, Vybz Kartel, Movado, I-Octane, Busy Signal, Konshens, Gappy Ranks etc etc…fermo restando che a parer mio nessuno di loro, per ora, può essere ritenuto all’altezza dei campioni della precedente generazione OSSIA: Buju Banton, Sizzla, Capleton, Beenieman, Bounty Killa, Shabba Ranks e altri che hanno dominato la scena Reggae / Dancehall degli ultimi 20 anni.

H.A.: passato con Villa Ada Posse. Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

B.: mi ha lasciato dei bellissimi ricordi, un bagaglio incredibile di esperienze ma soprattutto una grandissima amicizia che dura negli anni.

H.A.: per quale motivo la collaborazione tra voi è finita?

B.: io ho iniziato nel 1991 insieme a Chef Ragoo (all’epoca un mio compagno di classe). Nel ’92 è nata Villa Ada Posse, ci conoscevamo già personalmente, e dato che Chef Ragoo ha scelto di fare rap perché il reggae non lo entusiasmava, io mi sono aggregato a Villa Ada Posse. Più che una crew era una band: 2 chitarre, 2 tastiere, un sax, basso, batteria e 5 cantanti. Verso la fine degli anni ’90 la band si è sciolta perché gran parte dei componenti non riusciva a conciliare la musica con la vita privata e professionale, nel frattempo il sound system capitanato dal dj Pekoz continuava a suonare in giro per l’italia. La molla che mi ha spinto ad intraprendere la carriera solista è stata esclusivamente di natura artistica. Avevo scritto decine di canzoni in quegli anni registrandone alla fine solo 5 o 6. Per gran parte di Villa Ada Posse la musica era principalmente un hobby. Io, essendo il più piccolo, ero quello meno gravato dagli impegni quotidiani e forse quello che poteva dedicare maggiori energie al sogno di fare il cantante nella vita. Fatto sta che per registrare e per far ascoltare la mia musica ho deciso di andare avanti per conto mio come cantante, e contemporaneamente di entrare a far parte del neonato sound system Gramigna con il quale tante soddisfazioni mi sono tolto negli anni, insieme all’insuperabile Macro Marco.

H.A.: come sono ora i rapporti tra te, Ginko, Raina e Flavia?

B.: Ottimi, OSSIA proprio ora sto per partire con loro per una serata a Bergamo. Chi ci segue sa che negli anni abbiamo continuato a collaborare e nel privato ci frequentiamo spesso e volentieri. Sono delle persone fantastiche.8)    Avete qualche tipo di collaborazione in cantiere?No…ma mai dire mai nella vita come nella musica.

H.A.: nell’album Amore Vero hai trattato in più di una canzone le tematiche rasta. Come ti poni oggi di fronte a questa r
ealtà spirituale?

B.: a parer mio attraversiamo un momento caratterizzato da una grande povertà e carenza di ideali, valori e spiritualità. Anche perché siamo ancorati a ideali, valori e spiritualità inadeguat, OSSIA, vecchi di decenni se non addirittura di secoli, mentre il mondo in cui viviamo è in continua evoluzione…come non mai lo è stato nella storia dell’umanità. Nutro speranza nel fatto che le future generazioni inventino un nuovo modo di stare al mondo. Più equo, rispettoso e sano per tutti. E per farlo serviranno nuove ideologie, nuovi modi di pensare la realtà e anche una nuova spiritualità. Quest’ultima probabilmente , come sempre avviene, sarà frutto di un un sincretismo, OSSIA una fusione delle varie spinte spirituali già esistenti ma con qualcosa di nuovo e innovativo. In tal senso anche il rastafarianesimo potrà dare tanto, in una società sempre più multiculturale.

H.A.: quando ti vedremo in tour?

B.: sempre , OSSIA tutto l’anno, basta cercare sulla mia pagina facebook per vedere le date di settimana in settimana.

H.A.: progetti per il futuro?

B.: Continuare così!

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