Boy In Da Corner

by • 19/06/2009 • RecensioniComments (0)404

    Nel 2003 il diciannovenne Dylan Mills, già membro della Roll Deep Crew, salta fuori da east London con l’album “Boy In Da Corner”, preceduto dalla hit underground “I Love You”. L’esordio non poteva essere migliore per Rascal, il suo album si guadagna infatti il Mercury Music Prize, battendo artisti come Coldplay e Radiohead. Insomma qui non si parla di un ragazzino delinquentello che cavalca l’onda dell’ultimo genere uscito fuori dai sotterranei londinesi, ma di un vero talento che si confermerà tale anche in seguito muovendosi sempre in maniera trasversale rispetto ai vari generi a cui la sua musica è riconducibile. Fondamentalmente Grime influenzato dall’hip hop newyorkese, electro, old school e quant’altro.
    Tra bassi tridimensionali e graffianti suoni elettronici Dizzee Rascal prende a calci la nostra materia grigia con il suo flow inconfondibile, ostinato, martellante, un uso ricorrente di anafore e voce squillante; non è un ascolto facile. Ma è facile farsi catturare dalla sua carica, dalla sua passione, e dai suoi testi che probabilmente gli sono valsi il Mercury. Si passa dall’autocelebrazione affatto ironica di “Jus A Rascal” o “Fix Up Look Sharp”; a momenti più profondi come la storia di “Jezebel”; alla poesia della giapponese “Brand New Day”, capolavoro dell’album. 
   Boy In Da Corner segna il dirompente arrivo sulla scena di uno dei migliori artisti inglesi del duemila, quest’album va recuperato come i due successivi con cui Dizzee Rascal si è riconfermato ad altissimi livelli, ma senza riuscire a tirar fuori la stessa cattiveria accumulata stando seduto nell’angolo e la stessa attitudine da punk-rapper.

 

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